L’Autonomia differenziata e i limiti della democrazia

L’Autonomia differenziata e i limiti della democrazia

La libertà è un sistema di limiti. La mia libertà termina dove inizia la tua. E, in qualche modo, devo imparare ad accettarlo, lo dobbiamo tutti. Sono questi alcuni dei confini della democrazia, certamente una delle sue principali debolezze strutturali. Per essere attuata la democrazia deve prevedere e organizzare questi limiti, altrimenti è disordine e caos.

Noi vogliamo più Stato, non meno Stato, nell’ambito di un’autonomia amministrativa che rispetti le singolarità, ma che permetta -nello stesso tempo- un intervento centrale e coordinato, tanto più nei casi di estrema necessità, come quello che si è verificato con la pandemia del Covid 19.

E’ stato sotto gli occhi di tutti: decisioni autonome e contraddittorie, contro decisioni fuorvianti, senza dare alcuna possibilità di un reale intervento dei cittadini nell’arco temporale di due anni. Subire o morire – diciamo, spingendoci al paradosso – questa è stata l’alternativa cogente a cui si sono ribellati alcuni intellettuali, nello stupore generale, e molti cittadini. Si è parlato perfino di gravi limitazioni della libertà personale e di provvedimenti incostituzionali.

Questo è avvenuto per contrastare una pandemia, senza avere tempo sufficiente per riflettere e tantomeno per discutere. E questo non deve accadere nel caso dell’Autonomia Differenziata, un progetto che autorizza consapevolmente -se realizzato- una frattura insanabile del Paese, già tanto frammentato e incapace di un’ampia coesione sociale non solo tra nord e sud, ma anche tra est e ovest.

Volere più Stato non significa che siamo dei nostalgici che guardano a modelli del passato in cui un governo pervasivo plasma la vita stessa dei singoli. Come Occidente siamo ormai in grado di lasciarci alle spalle i fantasmi inquietanti della biopolitica.

Più Stato vuol dire semplicemente maggiore unitarietà, servizi per tutti che funzionino e migliorino la qualità della vita delle persone, anziché ostacolarla. Un benessere via via più diffuso, che tenga conto della disuguaglianze sociali e si sforzi di appianarle il più possibile.

Ma più Stato vuol dire anche rispetto dei diritti e necessità di assolvere agli obblighi conseguenti, di assumersi responsabilità individuali come il rispetto della legalità e il pagamento delle imposte. Non solo, dunque, dire No alle sperequazioni, ma fare in modo che ciò realmente avvenga e renderlo possibile almeno per quanto ognuno di noi possa contribuire a farlo.

Vuol dire maggiori opportunità di lavoro, dignitoso e qualificato, rivolte soprattutto ai giovani e alle donne, ma anche a quella fascia di cittadini che non si “accontentano” del reddito di cittadinanza. Vuol dire una società migliore per tutti e per ognuno in cui la Costituzione venga rispettata e non derisa, attuata e non calpestata; aggiornata, dove occorre, senza che ciò diventi la via breve per stravolgerla e snaturarla.

Oggi in molti, a destra e a sinistra, tirano in ballo la nostra Carta, ma la usano piuttosto come uno slogan pubblicitario, una bandiera tricolore in cui avvolgere fino a celarle le proprie ambizioni di potere.

Mentre in effetti l’urgenza di un’educazione civile è evidente, ma nessuno la attua, neppure a scuola. Va bene l’informatica e le scienze, la matematica e la tecnologia, ma senza le regole -dimenticatissime- del vivere civile, senza un nuovo umanesimo e una effettiva solidarietà tra individui, a che tipo di progetto servono?

L’Autonomia differenziata rappresenta la punta di un iceberg che lascia appena immaginare il seguito della storia. Qualcosa che, se realizzato, ci porterebbe molto lontano e le cui conseguenze sono come minimo imprevedibili, probabilmente dannose, decisamente negative per buona parte di cittadini.

Abbiamo bisogno di unione, non di autarchia, non di separatismi. Abbiamo bisogno di rafforzarci come Paese, non solo come sistema-Paese, anche rispetto ad altre democrazie europee. Di essere in grado di contrastare con fermezza chi ci vuol tirare da una parte o da un’altra nella politica dei blocchi continentali.

Questi sono i nostri valori che, come Libertà e Giustizia, perseguiamo ormai da vent’anni. Nel 2022, infatti, cade l’anniversario dalla fondazione di LeG, che si muove nel rispetto del Costituzione, stella polare da seguire come garanzia di libertà, uguaglianza e democrazia.

*Il testo pubblicato è quello dell’intervento dell’autrice, giornalista e componente del Consiglio di Direzione di Libertà e Giustizia, in occasione del presidio nazionale dei Comitati No Ad, organizzato a Roma, il 21 dicembre 2021, in Piazza SS Apostoli.

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