Renzi servitore di due padroni

Renzi servitore di due padroni

La cronaca di questi giorni costituisce una sfida con pochi precedenti per il Parlamento. Il presidente del Consiglio, a mio avviso giustamente, lo ha indicato come la sede privilegiata in cui spiegare e rispondere del suo operato (“strict accountability“).

Proprio perché del governo presieduto da Mario Draghi il Paese non può fare a meno, senza gravi danni per la sua salute e la sua vocazione europeista, ormai maggioritaria, di cui egli ed esso costituiscono il suggello, diventa indispensabile chiamarli a rispondere, in quella sede, della mancanza di trasparenza, gravi incongruenze e potenziali conflitti d’interessi nella consulenza affidata alla statunitense McKinsey & Co.

Le spiegazioni finora fornite dal Mef semmai le aggravano, minimizzandone il contenuto, facilmente gestibile in Italia e in Europa, e vantando un costo così ridotto da richiedere un controllo di potenziali conflitti d’interesse a valle dei progetti trattati. Inoltre, il presidente del Consiglio, già direttore generale del Tesoro, governatore della Banca d’Italia e, successivamente, vice presidente di Goldman Sachs, dovrà tenere conto della delicatezza della sua posizione in merito all’opportuno dibattito in corso anche in Italia, sull’alternarsi di responsabilità e impegni privatistici (“revolving doors“).

Una corretta funzione di controllo da parte del Parlamento in quanto istituzione può costituire elemento di riscatto per la funzione politica indispensabile in democrazia. A questo proposito vi è anche da chiedersi se il Senato si appresti a sottrarre il senatore Renzi ad una condizione anche per lui indecorosa di servo di due padroni.

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