Prescrizione breve, incognita Quirinale

ROMA – Non hanno mai pensato, quelli del Pdl, che il voto sulla prescrizione breve per gli incensurati potesse essere una passeggiata. Ma non s’immaginavano neppure tre settimane d’inferno. Adesso che ci sono dentro fino al collo i berlusconiani contano i minuti al voto finale che, secondo i loro calcoli più ottimisti, dovrebbe tenersi mercoledì sera, un po’ dopo le sette. Ma le incognite, che uno di loro è pronto a elencare, sono troppe e potrebbero anche far saltare tutto. A partire dai boatos sempre più insistenti che, indirettamente, arrivano dal Quirinale e che descrivono, secondo quanto viene riferito dagli uomini più vicini al Cavaliere, un Napolitano fortemente preoccupato per le conseguenze della legge, per l’impatto che essa potrebbe avere sui processi, per le vittime che si vedrebbero scippare all’improvviso, e del tutto inopinatamente, una giustizia cui hanno diritto e che avevano a portata di mano. Intendiamoci. Mai come in queste ore dal Colle non trapela un fiato. Ma i pidiellini avvertono lo stesso che qualcosa non va ed elencano le ragioni dei sospetti. A partire dal parere del Csm che, prima ancora del voto, ha stroncato la prescrizione breve. Parere che non si sarebbe discusso senza il via libera del Colle. E poi quel dato, sempre del Csm, i 15mila reati in fumo quasi a sostanziare l’espressione “amnistia sostanziale” usata nel parere. Per finire le voci di chi ha parlato col presidente e l’ha trovato preoccupato.

I berlusconiani potrebbero fermarsi a riflettere, ma non hanno alcuna
intenzione di farlo. Tutt’altro. Vogliono andare avanti a spron battuto. Incuranti delle avvisaglie. Decisi ad andare allo scontro con l’opposizione. Che a sua volta è più che decisa a vender cara la pelle. Come dice il capogruppo dell’Idv Massimo Donadi “useremo fino all’ultimo secondo utile per bloccare questa porcata. Loro vogliono il sì per mercoledì? Noi faremo di tutto per portarli nell’altra settimana”. Il vice capogruppo del Pd Roberto Giachetti, l’inventore del diabolico scontro sul verbale d’aula, ha in serbo qualcosa per tenere in scacco la maggioranza, ma ovviamente non rompe l’effetto sorpresa. Nel Pdl il suo omologo Simone Baldelli sa che cosa aspetta la maggioranza: “Non sarà un percorso né certo, né liscio, ma all’opposto incerto e impervio, per questo siamo allertati per ogni evenienza, pronti a stare in aula di notte, e fino a venerdì”.

I pidiellini sanno che sulla prescrizione breve Berlusconi non accetta sorprese. L’ordine è uno solo: “Andate avanti. Approvatela. L’abbiamo scritta in modo conforme alle indicazioni della Consulta e Napolitano non ha alcun appiglio per fermarla. Non c’è alcuna manifesta incostituzionalità”. Se anche il presidente dovesse mettersi per traverso, Berlusconi stavolta è deciso ad andare avanti, addirittura a riapprovare la legge qualora il capo dello Stato non la firmasse.

Ma è ancora presto per simili sfide. Per ora c’è quella sotto il naso, superare il voto alla Camera. Battaglia assai tosta. Dell’opposizione ancora 190 emendamenti da respingere, per altrettanti voti d’aula. Una marea. Complessivamente, il centrosinistra ha ancora una dozzina di ore. Ma a ogni voto maturano nuovi minuti e il tempo potrebbe raddoppiare. Si parte domani alle 15, si va avanti nella notte, fino alle 24 s’è detto, ma potrebbe essere necessario fare l’alba a Montecitorio, com’è avvenuto nella battaglia sugli enti lirici. Tutto per finire mercoledì, con un voto davanti alle telecamere, dopo le 18.

Ma chi, nel Pdl, ha grande esperienza dei lavori d’aula, è preoccupato: “C’è un brutto clima, ci sono troppi assenti, c’è gente che si alza e non vota, e c’è uno scarto di voti troppo basso, sei, quattro, tre voti, per cui si può cadere da un momento all’altro. La norma non è sentita, la Lega vota solo per dovere, ma dissente del tutto. Loro arrivano dai loro paesi dove la gente li ha rimproverati per una norma che favorisce ladri e scippatori. E poi queste vittime che manifestano in strada, queste sì che sono un problema”. Le vittime delle stragi di Viareggio, dell’Aquila. Sono giusto le facce che, a quanto dicono quelli del Pdl, allarmano il Quirinale. E possono far precipitare nel limbo la prescrizione breve.

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