Se la guerra in Afghanistan diventa un videogioco

Finisce in un orrido, iperrealistico videogame, in vendita anche in Italia da una diecina di giorni, la drammatica guerra che si combatte in Afghanistan! In tutti i paesi (Usa per primo, silenzio da noi tranne un paio di interrogazioni, del Pd e  dell’Idv) l’annuncio della distribuzione di questo “gioco” – il suo nome è “Medal of Honor” – è stato accompagnato da vivaci polemiche. In America si è alzata la voce di un veterano del conflitto iracheno, Benjamin Busch: “Com’è possibile fare di una tragica guerra un videogioco?”. Di più, il gen. Bruce Casella, comandante dell’Army and Air Force Exchange Service, ha chiesto di vietare la vendita del “gioco” all’interno di tutte le basi militari Usa “nel rispetto di tutti coloro che prestano servizio per gli Usa”. In Gran Bretagna il ministro della Difesa, Liam Fox, ha chiesto pubblicamente il bando di un disgustoso video che rappresenta un insulto per quei militari inglesi che sono impegnati nel conflitto afghano. E in Italia? Si è mosso sinora il Codacons ma solo per denunciare che, nonostante i divieti, il video (formalmente vietato ai minori di 18 anni) finirà nelle mani dei bambini e degli adolescenti, “particolarmente influenzabili e suggestionabili”.

Ma il punto è altro. A parte il crudo realismo, mai realizzato prima in “giochi” di questa fatta, questo video “permetterà a tutti, bambini compresi, di scegliere di stare dalla parte delle forze occidentali o della “fazione opposta” (così derubricati i talebani rispetto alla versione originaria del videogame) e addentrarsi virtualmente nello scenario di guerra: cosa che – per Augusto Di Stanislao, deputato dell’Idv, che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio, e ai ministri dell’Economia, dello Sviluppo e della Gioventù – è di pessimo gusto e contro ogni senso di civiltà e di rispetto. Aggiunge Di Stanislao: “Non c’è censura o retorica che tenga: indignarsi per ‘giochi’ di questo tipo è l’unica risposta che si può e si deve dare per arginare la deriva morale e diseducativa che da più parti viene alimentata e riversata sulla nostra società”. Insomma, “è inaccettabile” trasformare in video una missione “che diventa sempre più critica a livello politico, istituzionale, morale e sociale”.

Di più e di peggio, sottolinea dal canto suo il democratico Antonio Rugghia: “In questo modo si finisce per offendere tutte le vittime della guerra in Afghanistan nella quale l’Italia ha versato il sangue di diecine e diecine di propri soldati, calpestando in modo vergognoso il rispetto e il dolore che queste vicende meritano e che non possono essere rimossi attraverso un gioco”

Teniamo d’altra parte presente che in passato altri videogiochi (come “Six Days in Falluja”) avevano tentato di rappresentare e “co-combattere” la guerra in Afhanistan ma erano stati frettolosamente ritirati dal mercato per le polemiche e per l’infimo livello della “rappresentazione”. Qui, con “Medal of Honor”, siamo decisamente ad un livello purtroppo meno basso, di impressionante realismo, di fortissima suggestione soprattutto nelle più fragili sensibilità.  

E allora, chiedono i due deputati,  che cosa aspetta il governo ad intervenire per bloccare l’importazione e la commercializzazione di “Medail of Honor”? Il prodotto va forte: c’è qualcuno che, per dritto o per rovescio, lo sostiene? Certo nessuno si oppone, a livello esecutivo. Bisogna aspettare l’intervento di un magistrato, salvo poi gridare al “giudice comunista antibellicista”?

1 commento

  • Mi sembra ipocrita indignarsi per un gioco, quando il vero scandalo è quello di una guerra vera, in cui è morta gente vera, solo per soldi.

    Tra l’altro vorrei rivendicare il diritto di Medal of Honor ad esistere ed essere venduto: se si possono fare libri, film, serie tv, perché non un gioco? Possibile che ancora oggi ai videogiochi, vere e proprie opere multimediali interattive, non sia riconosciuta la stessa dignità culturale riservata ad altri media?

    Infine vorrei sottolineare delle inesattezze contenute nell’articolo: nel gioco non è possibile impersonare i talebani, in modalità multiplayer la fazione avversaria alla Coalizione è definita con un generico OPFOR (Opposition Forces).

    Su una sola cosa sono d’accordo: andrebbero applicate delle restrizioni sulla vendita di questi giochi per i più piccoli. Per il resto, non sono certo i videogiochi la causa di tutti i mali, anzi.

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