Ora il Pd esca allo scoperto

13 Ott 2010

In Sudamerica, negli Anni Settanta, i colpi di stato erano così frequenti che i giornali addirittura li preannunciavano: “Mañana Golpe” titolavano con spirito di servizio per avvertire la popolazione. In fondo, una situazione non dissimile dalla nostra: “Tra sei mesi voto anticipato” hanno preannunciato i giornali, confermando così l’anomalia italiana visto che in paesi “normali” le elezioni anticipate sono sempre e solo l’effetto di una crisi improvvisa, tanto che in quelli di diritto anglosassone non a caso si chiamano snap elections.
Al di là delle similitudini con il Sudamerica, le forze politiche presenti in Parlamento, stante i tempi – “congrui”, come dicono gli esperti – per caso potrebbero farci il regalo di mettersi attorno ad un tavolo e tentare di modificare l’attuale legge elettorale? Quelle del centrosinistra, certo, ma anche la Lega che non solo farebbe ammenda dell’orribile porcellum di cui Calderoli è stato fautore (in buona compagnia, ad onor del vero: D’Onofrio, Tremonti e Nania), ma che da un sistema maggioritario uninominale avrebbe da guadagnare (a danno del Pdl, però: qui sta l’inghippo).
Gli argomenti di chi vuole lo status quo sono chiare. Un pò meno quelli di chi vuole un cambiamento, il principale essendo tra l’altro eccessivamente monotematico. Recita: occorre sottrarre alle segreterie dei partiti il potere di nomina dei parlamentari e restituire ai cittadini il diritto di eleggere il proprio rappresentante in Parlamento. Argomento sacrosanto a quale però dovrebbero aggiungerne due, per completezza.
Il primo, integrativo, è che il Parlamento a sua volta elegge o nomina, a cascata, membri di organi di garanzia costituzionale, di autorità di settore, di consigli di amministrazione di enti pubblici, Rai in testa. Vale la pena enfatizzarlo ogni volta a beneficio del pubblico.
Il secondo è che il sistema elettorale prescelto dà vita al tipo di organizzazione politica di cui si dota un paese: il ruolo dei partiti, delle associazioni non partitiche, dei cittadini organizzati, della stampa indipendente, insomma della cosiddetta società civile in senso lato.  Con il porcellum un colpo di ramazza è stato dato a qualsiasi ruolo attivo della società, riducendo i cittadini a plebe, e la rappresentatività è stata sacrificata sull’altare della governabilità, una governabilità tutta da dimostrare viste le altissime probabilità, dovute ai cattivi marchingegni di questa legge, di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Il risultato è comunque sotto gli occhi di tutti per giudicare. Anche quelli di Berlusconi che potrebbe ora essere tentato di fare il colpaccio ottenendo un premio di maggioranza nazionale anche al Senato ripartito su base regionale.
Per questo l’opposizione, il Pd in primis, avrebbe tutto l’interesse a delineare il perimetro del campo di gioco dicendo chiaramente agli elettori: “Noi vogliamo restituire al cittadino la possibilità di decidere sulle due cose che distinguono la democrazia da una dittatura oligarchica: primo, scegliere il governo del proprio Paese sulla base di un programma elettorale e, secondo, chi va a rappresentarlo in Parlamento”. Se è possibile deve provare a scrivere una nuova legge con chi ci sta e la recente creazione della “Lega per l’Uninominale” appare uno sforzo trasversale in questa direzione; se non lo è, il suo compito è comunque quello di costruire un’alternativa credibile.
Ma urge chiarire altrettanto che volere un ritorno al proporzionale, seppure sul modello tedesco con adattamenti “all’italiana”, e volere invece un sistema uninominale maggioritario, rappresentano due visioni diverse della democrazia. Il primo finisce per valorizzare i partiti, il secondo il rapporto diretto con gli elettori. Per chi intende tenere viva un’idea di democrazia (maggioritaria, tendenzialmente bipartitica) che forse non fa parte della tradizione italica ma delle democrazie più avanzate sì, è venuto il momento di uscire allo scoperto. Non occorre essere indomiti sostenitori del sistema uninominale all’anglosassone per riconoscere che il risultato del referendum del 1993, chiaro e univoco, è stato poi tradito dal legislatore che, con il Mattarellum, ha inserito quel 25% di quota proporzionale che nei fatti ha ridimensionato la grande riforma che i promotori della consultazione popolare avevano in mente per il paese.  In questo senso, c’è stata una buona dose di sottrazione di democrazia e di legalità a danno degli italiani da parte del sistema partitocratico. C’è qualcuno che pagherà il conto? Ovviamente no.
Infine: dire “scusate, non siamo britannici”, come tendono a ribadire spesso alcuni capi partito ed opinionisti, è stucchevole e superficiale. Così, di alibi in alibi, e di banalità in banalità, si finirà per perpetuare quello che è stato uno dei grandi freni alla modernizzazione, anche della politica, di questo paese: quello dello scetticismo blu sparso a piene mani,  in base al quale questo paese è quello che è, e quindi è inutile cercare di cambiarlo.

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