Per risalire dal pozzo

Adesso abbiamo toccato il fondo. Nel momento di maggior difficoltà del cavaliere l’opposizione è riuscita a tendergli una ciambella di salvataggio. Purtroppo non è la prima volta che questo accade nella storia del ventennio berlusconiano e dunque un giorno faremo bene i conti e cercheremo i perché.

Ora non è il tempo. Chiunque abbia a cuore il nostro Paese deve fare altro, sperando che sia possibile sopravvivere un’altra volta ai veleni che ci circondano e disperatamente cercando antidoti efficaci.

In questi giorni i circoli di Libertà e Giustizia hanno ricevuto pressanti richieste di aiuto da parte di esponenti locali del Pd: diteci che fare, come indurre i nostri leader a ragionare, sono completamente fuori dalla realtà…Il territorio è in rivolta, esige spiegazioni, semplici, dirette. Arriviamo tutti alla sera sulla scia di un fastidio e insofferenza crescenti. Chi giorni orsono ha soffiato sul fuoco, ora assiste allo spettacolo mettendo puntini sulle “i” e riportando la discussione al punto di partenza. Così la cenere continua a bruciare.

Cominciamo da Veltroni e i 75. L’ex segretario rivendica alcuni momenti della storia del Pd: l’inizio al Lingotto, il 34% raggiunto alle elezioni.  Rivendica anche il programma: “democrazia decidente” , grandi riforme e riformismo. Ma i tempi non sono quelli, molto è cambiato nel panorama italiano e nei sentimenti dei cittadini che correvano alle primarie. Oggi siamo in una emergenza dalle due facce. Da una parte la drammatica situazione di un paese che ieri era più ricco, aveva più lavoro e più sicurezza. Dall’altra un assetto istituzionale sconvolto dalle incursioni di un potere assoluto. Oggi è sempre più difficile parlare di futuro a chi pensa che ieri era meglio, persino la legge elettorale, persino il senso civile, persino la dignità della politica. Difficile dire a chi è in fondo al pozzo: ti daremo un pozzo nuovo. Bisogna prima dirgli che vogliamo tutti uscire da quel pozzo, risalire a riveder le stelle.

Per questo non serve guardare indietro, al Lingotto, alla campagna elettorale durante al quale non fu pronunciato il sacro nome di Berlusconi   (ma perché, continuo a chiedermi). Oggi serve altro. Non basta dire che dal 34 si è scesi al 24: questo è soprattutto colpa della disaffezione galoppante e siamo solo agli inizi. La responsabilità è di tutto il Pd, non di uno soltanto. Siamo infatti passati dalla speranza alla disperazione.

L’unica possibilità di uscire dal pozzo è quella di uno sforzo immane e collettivo, senza fughe in avanti, senza personalismi inspiegabili. Bisogna sostituire la ricerca del potere ereditato e tramandato in decenni, con la ricerca delle nuove energie e la loro utilizzazione. Serve l’esempio di passi indietro, di generosità autentiche.

Serve che tutta l’opposizione si unisca alla società civile per una grande battaglia comune: cambiare la legge elettorale. I guasti dell’attuale ormai li conosciamo benissimo: non solo una qualunque possibilità di incidere sulla scelta del candidato che rappresenti il territorio, ma quel premio di maggioranza vero scippo della volontà popolare e che “mette a portata di mano” come hanno scritto in un appello congiunto Rino Formica e Emanuele Macaluso “la quota di voti parlamentari per l’approvazione in seconda deliberazione di riforme costituzionali secondo le convenienze dei vincitori nell’ultima competizione elettorale”.

Serve essere uniti, non inseguire la riforma più utile alla propria parte. Provateci. E se volete davvero presentare mozioni di sfiducia a  Berlusconi, prima cercate gli alleati e poi fatelo sapere: partire da soli, per essere primi, non porta al traguardo ma ti lascia per strada.

Per risalire dal pozzo serve la voglia irresistibile di rivedere il cielo. Voglia di vivere noi e di far vivere gli altri. Che bella, importante sfida sarebbe questa se davvero volessimo aiutarci a ritrovare la libertà e la giustizia che ci hanno scippato.

6 commenti

  • Pingback: Per risalire dal pozzo « Libertà e Giustizia Circolo di Ravenna

  • Un’analisi saggia, realistica ed equilibrata, come anche quella di Patrizia Rettori. E’ incredibile come la classe dirigente del Pd non riesca mai a fare tesoro degli errori del passato. Non è tempo di discutere sui massimi sistemi; bisogna fare le cose chiare e semplici che possano portare il Paese fuori da questo incubo che è durato fin troppo.

  • innanzitutto non capisco che senso abbia vantare un risultato al 33% alla camera (non al 34) quando gli avversari hanno raggiunto il 46: in un sistema bipolare, quale quello che desidera veltroni, non è importante la percentuale di voti che si ottiene, quanto prendere un voto in più dell’avversario.
    nella circostanza veltroni ha voluto correre da solo, e ha perso e di parecchio: direi che nessuno possa onestamente rimpiangere quel tempo e quell’età.
    e quei candidati, si potrebbe anche aggiungere, vista la loro qualità e la loro propensione a cercare nuove e diverse aggregazioni.
    credo anche che pensare ad un ritorno alla ragione dei dirigenti del pastrocchio sia un’utopia e una perdita di tempo. questi si sono ormai avvitati nella loro autoreferenzialità, non si rendono conto di non rappresentare più altro che sé stessi ed una ristretta cerchia di famigliari e di congiunti.
    ma veltroni non doveva andarsene in africa?

  • Diamo subito finalmente spazio decisionale alle donne, meno compromesse, meno malate di narcisismo, allenate da sempre a lavorare gratuitamente per salvare le situazioni più disparate e disperate, più coraggiose e resistenti, capaci di guardare in faccia la realtà, consapevoli delle difficoltà da superare, instancabili nel difendere la possibilità di futuro.

  • Pueri
    Dicevano i latini: pueri puerilia tractant, cioè i bambini fanno cose da bambini; oppure: chi fa cose da bambino è bambino. Nel nostra caso Veltroni, con le sue scemenze e gli altri che non hanno avuto neulla da dire (D’Alma) e Bersani che gli ha detto cose banali, tipo il pacco dono a Berlusconi.
    Non solo nei giorni di crisi esistenziale del Pdl il Pd ha formato “il soccorso rosso” a Berlusconi, ma non ha saputo nemmeno utilizzare pro domo propria le gravi notizie date da Confindustria: 480 mila posti persi, 20% di lavoro nero, evasione sbalorditiva.
    Gli alti piddini non solo non pensano con la propria testa, ma nemmeno con quella degli altri: avvilente per i loro elettori.
    Forse è tempo che LeG ripristini l’antico ostracismo: la cacciata di Veltroni e D’Alema sarebbe coronata da un plebiscito.

  • Ecco come ha ridotto il paese questa specie di saltimbanco della politica, questo bucaniere che se ne infischia delle regole e che antepone i propri interessi ad ogni altra considerazione politica, morale, etica e sociale.
    D’accordo, l’opposizione deve fare autocritica perchè non riesce a convincere gli italiani della bontà della sua politica; ma ci siamo dimenticati che gli italiani hanno dato per venti anni il loro consenso al fascismo e per altri quarant’anni il consenso alla DC ed ai suoi alleati a volte di centro-destra (anni cinquanta) a volte di centro sinistra (anni sessanta e settanta) a volte di mera occupazione del potere (pentapartito); se togliamo il periodo di mani pulite e di questa ventata di aria fresca e la breve esperienza del galantuomo prodi, che la stampa berlusconiana è riuscito a dipingere come politico nefasto (e di questo fatto grande responsabilità ne ha la sinstra stessa)possiamo ragionevolmente affermare che l’Italia è un paese fondamentalmente conservatore e che per governare, la sinistra avrà sempre bisogno di allearsi con i moderati; fatta questa premessa non si possono disconoscere gli erroti commessi della sinistra, almeno da quando B. come dice lui è entrato in campo; divisioni intestine, incapacità di avere un progetto riformista realmente innovativo, autorefenzialità dei propri dirigenti politici, inadeguatezza delle nuove leve a rappresentare il cambiamento; c’è n’è per essere sconfortati, l’unica soluzione potrebbe essere quella di invertire la modalità della rappresentazione politica, non una diversa narrazione come dice vendola, ma un modo diverso di fare politica, non limitarsi a conferire la delega, come principio di rappresentanza al politico o alla forza politica che più ci è vicina, ma assumersi direttamente la responsabilità di fare politica; lo so è un compito arduo ed uno sforzo immane, non tutti sono in grado di esercitare un ruolo simile, ma non vedo altra soluzione, perchè gli attuali dirigenti politici della sinistra non molleranno mai, perchè possono sempre dire di fare il mestiere di politico per passione e non per occupare uno spazio politico.
    Nonostante tutto, voglio ancora credere a questa sinistra, anche così disastrata perchè purtroppo in italia non ce n’è un’altra, ma cari dirigenti, volete, almeno alcuni di voi, farvi da parte e passare la mano, almeno state fermi un giro. Sarebbe un segnale molto gradito che potrebbe invertire l’attuale tendenza che vede la sinistra minoritaria nonostante il disfacimento del berlusconismo.

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