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Ricucire l’Italia, il manifesto

di Gustavo Zagrebelsky

L’anno anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia rischia di concludersi così. Così, come? Con una frattura profonda.

Sempre più e rapidamente, una parte crescente del popolo italiano si allontana da coloro che, in questo momento, sono chiamati a rappresentarlo e governarlo.

I segni del distacco sono inequivocabili, per ora e per fortuna tutti entro i limiti della legalità: elezioni amministrative che premiano candidati subìti dai giri consolidati della politica; referendum vinti, stravinti e da vincere nell’ostilità, nell’indifferenza o nell’ambiguità dei maggiori partiti; movimenti, associazioni, mobilitazioni spontanee espressione di passioni politiche e di esigenze di rinnovamento che chiedono rappresentanza contro l’immobilismo della politica.

Il dilemma è se alla frattura debbano subentrare la frustrazione, l’indifferenza, lo sterile dileggio, o l’insofferenza e la reazione violenta, com’è facile che avvenga in assenza di sbocchi; oppure, com’è più difficile ma necessario, se il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica riesca a farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese, bloccato da poteri autoreferenziali la cui ragion d’essere è il potere per il potere, spesso conquistato, mantenuto e accresciuto al limite o oltre il limite della legalità.

Si dice: il Governo ha pur tuttavia la fiducia del Parlamento e questo, intanto, basta ad assicurare la legalità democratica. Ma oggi avvertiamo che c’è una fiducia più profonda che deve essere ripristinata, la fiducia dei cittadini in un Parlamento in cui possano riconoscersi. Un Parlamento che, di fronte a fatti sotto ogni punto di vista ingiustificabili, alla manifesta incapacità di condurre il Paese in spirito di concordia fuori della presente crisi economica e sociale, al discredito dell’Italia presso le altre nazioni, non revoca la fiducia a questo governo, mentre il Paese è in subbuglio e in sofferenza nelle sue parti più deboli, non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza si è spezzato? Chi ci governa e chi lo sostiene, così sostenendo anche se stesso, vive ormai in un mondo lontano, anzi in un mondo alla rovescia rispetto a quello che dovrebbe rappresentare.

Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia.

Sono, queste, parole che non avremmo voluto né pensare né dire. Ma non dobbiamo tacerle, consapevoli della gravità di ciò che diciamo. Il nodo da sciogliere per ricomporre la frattura tra il Paese e le sue istituzioni politiche non riguarda solo il Governo e il Presidente del Consiglio, ma anche il Parlamento, che deve essere ciò per cui esiste, il luogo prezioso e insostituibile della rappresentanza.

Dov’è la prudenza? In chi assiste passivamente, aspettando chissà quale deus ex machina e assistendo al degrado come se fossimo nella normalità democratica, oppure in chi, a tutti i livelli, nell’esercizio delle proprie funzioni e nell’adempimento delle proprie responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i partiti, opera nell’unico modo che la democrazia prevede per sciogliere il nodo che la stringe: ridare al più presto la parola ai cittadini, affinché si esprimano in una leale competizione politica. Non per realizzare rivincite, ma per guardare più lontano, cioè a un Parlamento della Nazione, capace di discutere e dividersi ma anche di concordare e unirsi al di sopra d’interessi di persone, fazioni, giri di potere. Dunque, prima di tutto, ci si dia un onesto sistema elettorale, diverso da quello attuale, fatto apposta per ingannare gli elettori, facendoli credere sovrani, mentre sono sudditi.

Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo, Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.

LE FIRME

Giancarla Codrignani, Giovanni Bachelet, Mauro Barberis, Michele Battini, Daria Bonfietti, Sandra Bonsanti,  Michelangelo Bovero, Lorenza Carlassare, Lella Costa, Nando Dalla Chiesa, Roberta De Monticelli, Claudio Fava, Alessandro Ferrara, Aldo Gandolfi, Paul Ginsborg, Olivia Guaraldo, Gad Lerner, Giunio Luzzatto, Gabriele Magrin, Valerio Onida, Fabrizio Onida, Moni Ovadia, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Barbara Pollastrini, Regina Pozzi, Marco Revelli, Onorio Rosati, Elisabetta Rubini, Franco Sbarberi, Michele Serra, Amalia Signorelli, Carlo Smuraglia, Corrado Stajano, Carla Stampa, Marco Travaglio, Giuliano Turone, Nadia Urbinati, Salvatore Veca, Vincenzo Vita, Ermanno Vitale

LE SIGLE

Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole, Articolo21, Arci Provincia Varese, Nuovo Partito D’Azione, Saveria Antiochia Omicron, Segreteria Regionale UilTuCS Milano e Lombardia, SEL Milano, Coordinamento circolo Pd Quarenghi 8 Milano e GIP (democratici contro le mafie), API Milano, Benvenuti in Italia

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111 interventi a “Ricucire l’Italia, il manifesto”

  1. Mario scrive:

    Sottoscrivo il programma di Elda ed aggiungo: è inutile fare pagare tasse assurde agli italiani se poi al governo non é in grado di gestire tali onerose risorse o se, ancora peggio, queste risorse rubate dalle tasche degli italiani servono solo ad alimentare il circuito infinito della corruzione.
    Non è che, in politica, semplicemente girano troppi soldi?!
    Non è che i politici hanno troppe certezze?!
    I politici pensano che qualunque cosa fanno nessuno li può lasciare senza lavoro… Questo non é morale, non c’é meritocrazia in un governo del genere. Un governo del genere non è credibile.

  2. Elda scrive:

    Libertà e Giustizia sono le parole che non hanno trovano realizzazione nelle organizzazioni statali e politiche di destra come di sinistra. L’uomo è sempre più lupo tra i lupi, sempre più ingordo e sempre meno onesto. Non ho fiducia nei moralisti di sinistra e nei liberali di destra.
    Sono contrario ai trenini per festeggiare che se ne va Berlusconi, li trovo puerili e ridicoli!
    Come se, finito l’anno vecchio, si brucia il pupazzo che rappresenta l’uomo nero e si crede di aver sconfitto il male. In realtà mancano da sconfiggere gli altri 630 inutili membri del parlamento, mancano da cacciare i senatori a vita (togliendoli pensioni non guadagnate). La classe politica non si è mai dimostrata onesta nei riguardi degli elettori (che di fatto non ha mai rispettato) e non ha più diritto di esistere.
    Ecco cosa il nuoivo animale politico deve sapere:
    -Sapere che non diventerà ricco facendo politica
    -Non deve essere ne indagato, ne sotto processo
    -Deve essere preparato in materia di cultura storia e politica (non é ammessa ignoranza in parlamento)
    -Mantenere l’umiltà di servire di fatto gli elettori
    -Sottoscrivere impegni che se non vengono mantenuti causano le sue immediate dimissioni
    -Non fare altre attività oltre la politica
    -Avere i conti sempre scrupolosamente controllati per evitare casi di corruzione
    -Non deve fare il politico per denaro ma per passione
    -Deve essere un Monaco al servizio dello stato con diritti equiparati ai doveri! mai deve avere diritti se non compie il suo dovere!
    Inoltre l’unità d’italia deve avvenire seguendo l’iter e l’organizzazione delle regioni più virtuose, se mai la provocazione secessionista della Lega Lombarda è servita a qualcosa, ha fatto capire questo!
    Per evitare che partiti secessionisti non debbano esistere occorre educare severamente le regioni canaglia al rispetto delle regole! Pena essere gestite interamente dalle regioni virtuose e perdere ogni autonomia.
    E questo è ancora poco ma sarebbe già qualcosa!

  3. [...] sostiene Libertà e Giustizia e si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY nato nel corso del seminario di studi a [...]

  4. simone scrive:

    sottoscrivo parola per parola il Manifesto di Ricucire L’italia nella speranza che quanto vi è scritto possa un giorno trasformarsi nella realtà delle cose

  5. Tiziana scrive:

    Non potrò partecipare perchè sono a scuola domani mattina ma nell’esercizio della mia funzione sosterrò questa “voce” che finalmente si leva dal popolo

  6. Patrizia scrive:

    ormai da tempo sono delusa per non dire altre parole da qs attuale situazione ma anche da una sinistra che manca….nascosta dietro anche lei per godere dei benefici

    mi auguro che la manifestazione possa essere un modo di aprire degli spiragli

    altrimenti drammaticamente puo’ capitare una situazione come quella che e’ capitata in egitto o libia quando manchera’ il cibo.

  7. Franco Puglia scrive:

    Parole condivisibili ; come si potrebbe non condividerle (anche se c’è chi non … ) ? Ma il punto è un altro : dov’è il nuovo vangelo ? Dov’è la bandiera ? Per che cosa scendo in piazza ? Per una generica protesta ? Deja vu !
    Serve una visione chiara della realtà e del futuro possibile e serve comunicare questa visione. Avete questa visione ? Dove posso leggerla ? Gli italiani tutti vogliono sapere dove approderanno se si imbarcano su una nuova nave e quale sia la rotta ; voi lo sapete ? Sapete dove si trovano le Indie occidentali ? Io forse si, e voi ?

  8. Giovanni Gasparin scrive:

    Condivido pienamente l’iniziativa che mi ridona speranza e voglia di continuare a credere che è possibile emergere da questa “melma” in cui l’Italia si è impantanata. Nel mio piccolo ho sempre cercato di agire per migliorare il mondo in cui vivo. Sono stato amministratore comunale in qualità di Assessore per quattro legislature più una legislatura (2004-2009) come sindaco del mio comune alla periferia di Padova. Ho sempre cercato di creare interesse fra i miei concittadini alla “cosa pubblica”. Ora ho passato la mano ad un giovane dotato di molto entusasmo, tirandomi in disparte pur patecipando all’attività di partito e alle iniziative comunali. Voglio sperare che sia ripristinato un clima in cui ciascun cittadino possa ritenere di essere ben rappresentato dalla cosiddetta “classe politica” ovvero da noi nostri “delegati”. Forse è la volta buona!

  9. stefania perito scrive:

    Sciogliamo il paradosso: nella nostra società vi è un eccesso di informazione, ma, non è facile cogliere la verità dei fatti. E’ arduo arrivare alla verità( esiste?) ma è doveroso provarci con onestà. Sto con voi, grazie

  10. orlando scrive:

    sabato 8 ottobre abbiamo l’opportunità di manifestare il gran desiderio di libertà che il governo berlusconi ci sta togliendo poco alla volta. Scendiamo in piazza ma dobbiamo essere davvvero in tanti per dimostrare che la maggioranza degli italiani è contro di lui e perchè il suo governo va avanti solo con dei voti comprati.