“Cosche nei lavori Expo” indagine segreta a Milano

“Cosche nei lavori Expo” indagine segreta a Milano

C’è un’altra inchiesta Expo che aleggia sulla Procura di Milano. Un’indagine segreta, sulla gestione dei cantieri e sulla loro vulnerabilità alle infiltrazioni della ’ndrangheta. Assegnata dunque alla Direzione distrettuale antimafia diretta da Ilda Boccassini. Inutile però fare domande al palazzo di Giustizia milanese: nessuno spiega a che punto sia l’inchiesta; nessuno neppure conferma che un’indagine sia stata avviata. Eppure un fascicolo deve essere stato aperto, perché a segnalare alla Procura le irregolarità nei cantieri Expo è stato nientemeno che il Comitato milanese antimafia, presieduto da Nando dalla Chiesa e formato da Luca Beltrami Gadola, Ombretta Ingrascì e due ex magistrati milanesi, Maurizio Grigo e Giuliano Turone.

 Il Comitato ha prodotto dal 2012 a oggi sei relazioni semestrali, rese pubbliche e messe online sul sito del Comune di Milano. Tutte tranne una: la terza, che è stata subito segretata e inviata in Procura. Che fine ha fatto? La domanda ritorna dopo che il Corriere della sera ha rivelato, martedì scorso, l’archiviazione di un’indagine a carico di Giuseppe Sala, commissario Expo e aspirante sindaco, sull’appalto della ristorazione Expo assegnato senza gara a Eataly di Oscar Farinetti.

In quel caso, il gip Claudio Castelli non ha ritenuto “dimostrabile che Sala abbia agito intenzionalmente per procurare un vantaggio ingiusto” all’imprenditore amico di Matteo Renzi. Resta però certo, scrive il gip, che Sala “ha assicurato” a Farinetti “condizioni economiche particolarmente vantaggiose” e “di maggior favore” se “paragonate a quelle più rigorose” per gli altri operatori della ristorazione. Insomma: non una bella prova per uno che si candida a fare il sindaco di Milano. Il giudice che ha firmato l’archiviazione è il magistrato che più si è dato da fare per la gestione dei finanziamenti milionari di Expo arrivati al palazzo di Giustizia milanese, anche questi per la maggior parte senza gara. Ma quei finanziamenti sono arrivati direttamente dal ministero della Giustizia, senza passare da Sala.

L’emersione dell’indagine su Farinetti ha riaperto anche le domande sulla “sensibilità istituzionale” di cui Renzi ha più volte ringraziato la Procura di Milano: in che cosa è consistita? Ora capiamo che la Procura ha avuto una cura particolare a non far trapelare che le indagini erano in corso e che Sala era iscritto nel registro degli indagati. Ha rinunciato a mandare un avviso di garanzia al commissario Expo, rinunciando così anche a interrogarlo. Con un’inedita scelta investigativa, sono stati interrogati alcuni suoi collaboratori, benché rup (responsabile unico del procedimento) dell’incarico a Farinetti fosse Sala. Ma ora: esistono altre indagini segrete su Expo?

Con quale “sensibilità istituzionale” sono trattate, adesso che l’esposizione è finita e Sala si candida a diventare sindaco di Milano? Che fine ha fatto l’inchiesta su ’ndrangheta e cantieri?

I membri del Comitato antimafia si ritengono vincolati al segreto. Ma le relazioni, quelle pubbliche che conosciamo, insistono molto sugli appalti Expo e mettono in rilievo le negligenze di chi guidava l’esposizione e avrebbe dovuto controllare i cantieri. Già la prima relazione (luglio 2012) segnalava “l’assoluta opacità della fase successiva all’aggiudicazione dei lavori, con la frequentissima approvazione delle varianti, l’ammissione delle “riserve”, le proroghe dei termini di esecuzione con la richiesta di maggiori oneri, il pagamento sollecito o meno degli stati di avanzamento, la liquidazione finale”, tutti “argomenti e materia di contrattazione e comunque sottratti alla visibilità degli interessati”. La relazione raccomandava il controllo dei cantieri, con visite a sorpresa, per individuare azioni a rischio mafia “come il trasporto abusivo di terra e di materiale da discarica”. Sala fa orecchie da mercante: gli accessi ai cantieri sono uno solo nel periodo agosto-dicembre 2012, tre in tutto quell’anno cruciale per i cantieri Expo.

La quinta relazione viene consegnata ad agosto 2014, dopo appena quattro mesi dalla precedente, perché “è originata da una ragione di urgenza”. I toni sono allarmati: “Se il Comitato ha ritenuto di investirne il sindaco e di lanciare in questo modo un meditato allarme alla opinione pubblica cittadina è perché è venuto a conoscenza per ragioni del suo ufficio di fatti che disegnano una situazione per molti aspetti inquietante. Una situazione abbastanza diversa da quella ripetutamente rappresentata in ritratti rassicuranti, secondo i quali l’unico problema di Milano Expo 2015 sarebbe quello di realizzare in tempo i padiglioni previsti sull’area espositiva. È accaduto che nel corso degli ultimi mesi si siano manifestati i segni concreti dell’incombenza di interessi di ambienti mafiosi, più particolarmente ’ndranghetisti, sui lavori che riguardano e accompagnano la preparazione dell’evento Expo 2015”.

 Reazioni di Expo? Niente. Ora aspettiamo di sapere che cosa contiene e che fine ha fatto la relazione segreta e l’indagine della Procura.

 Il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2016

 

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