Non tutte le democrazie sono uguali

gufiParliamo ancora di libertà e di democrazia. All’indomani del referendum greco, non solo di difficilissimi problemi di strategie sul debito e il futuro della Grecia si discute (e ci si divide), ma anche di qualità delle democrazie. Sono tutte uguali, come vorrebbe Juncker, presidente della commissione? Oppure in questi giorni è possibile misurare differenze fra una e l’altra e magari anche imparare qualcosa? Un importante oggetto di riflessione potrebbe venire da una lezione che Renzi ha tenuto alla crema del suo partito sulla comunicazione. Campeggiava un cartello sugli avversari. Chi sono? Il grande gufo incombe malaugurante. E le parole si adeguano: “I nostri avversari sono quelli che sperano nel fallimento dell’Italia, il loro nido è il talkshow non il Parlamento”. In basso a sinistra campeggia la sigla Pd. Riusciamo a pensare a un altro Paese in cui il governo e la sua maggioranza descrivano in questi termini chi è contrario alle loro politiche? Ecco il disastro culturale e democratico dell’era Renzi. Ecco la sua sfida sprezzante contro ogni istituzione pluralista e democratica sul serio che costituiva il nostro patrimonio. Non vedremmo mai una “pubblicità” come quella ad Atene. Non tutte le democrazie sono uguali.

4 commenti

  • Il nostro imperdibile Antonio Ferretti è un renziano d’acciaio inox, o categoria assimilabile…

    La Bonsanti invece ha ragione: non tutte le democrazie sono uguali. E così pure i reazionari: esistono i reazionari ordinari e i reazionari biliosi e specializzati.

    Scriveva Wittgenstein che esiste una differenza tra voler pensare ed avere capacità di pensiero.

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  • L’autrice spieghi perché considera democratico un paese in cui più del 50 per cento degli elettori non si reca alle urne, il Capo dello Stato promulga leggi che contengono norme manifestamente incostituzionali, non esiste di fatto la divisione di poteri (potere legislativo, esecutivo e giudiziario spesso difendono concordemente l’illegalità dei pubblici poteri), il privato viene sballottato da un giudice all’altro, con spese a suo carico, fino a che l’autorità giudiziaria non abbia stabilito in via definitiva il giudice cui spetta la definizione della controversia, ecc. ecc. ecc.

  • È’ proprio vero : non tutte le democrazie sono uguali. Da noi in Italia, per esempio il c. d. pensiero unico (quello del giovane Renzi, per intenderci) non tollera il confronto e la mediazione, decide in assoluta autonomia sotto l’ombrello delle istituzioni democratiche che tutelano il suo pensiero e l’operato del governo. Egli, tuttavia, risulta sprezzante nei confronti di tutte quelle forze che proprio l’ordinamento democratico ha posto a salvaguardia delle minoranze, per limitare gli abusi della maggioranza. Ma Renzi non solo li ignora ma li relega nell’alveo dei malefici, privandoli così di ogni dignità interlocutoria. Questo, come altri strumenti in uso al nostro giovane premier, realizzano ciò che Eugenio Scalfari definisce la “democratura”, ovvero l’imposizione del proprio pensiero all’interno di un sistema democratico. Avessimo almeno scelto i rappresentanti di questo Parlamento e, pertanto, legittimato Renzi e il suo governo. Ma le elezioni, come tutti i riti della democrazia, oggi più che mai sono invise in Italia e in misura ancora maggiore in Europa. Metti che dalle urne esca fuori un’assemblea sul modello Syriza con un capopopolo sullo stampo Tsipras ? Sarebbe una iattura per la Troia e per tutti quegli uomini e quelle donne che dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione italiana la hanno stravolta e tradita per servire gli interessi economici che oggi governano il continente e tentano di distruggere le democrazie nazionali.

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