La Costituzione e i giovani: una sfida da affrontare

Come insegnare la Costituzione nelle scuole? In che modo rendere i giovani attivamente consapevoli e partecipi del valore del testo costituzionale? Se ne è parlato a Perugia, nel corso dell’iniziativa “Cittadinanza e Costituzione”, svoltasi Venerdi 21 Gennaio nella splendida cornice di Palazzo dei Priori. L’incontro – organizzato dal circolo perugino di LeG con il patrocinio del Comune – ha visto la partecipazione di Valerio Onida – Presidente emerito della Corte Costituzionale, docente universitario nonché esponente di spicco di Libertà e Giustizia. Ad introdurre e moderare il dibattito – dopo i saluti del Sindaco Wladimiro Boccali – il coordinatore di circolo Alessandro Tancredi e Mauro Volpi, docente di Diritto Costituzionale presso l’Ateneo perugino. L’iniziativa è stata concepita come occasione di approfondimento nell’ambito dell’attività che vede il circolo LeG di Perugia impegnato a portare la Costituzione tra i banchi delle scuole cittadine. Dal 2008, infatti, la legge 169 ha sostituito il tradizionale insegnamento di Educazione civica con il nuovo “Cittadinanza e Costituzione”, teso non solo a diffondere tra gli studenti la conoscenza del testo fondamentale del nostro ordinamento, ma anche a fornire loro gli strumenti necessari all’esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole, all’insegna dei valori della libertà, della tolleranza e dell’uguaglianza. Negli istituti scolastici che hanno aderito all’iniziativa – quindi – grazie a LeG, professionisti che operano quotidianamente e concretamente nell’ambito dell’applicazione dei dettami costituzionali o che ne studiano gli aspetti giuridici, storici e filosofici possono confrontarsi con i giovani sui temi e sui valori fondamentali della nostra democrazia.

In una sala gremita, Onida ha potuto riaffermare – con la chiarezza e la lucidità che gli sono proprie – il senso profondo del testo costituzionale: non solo legge fondamentale ma patrimonio comune da assimilare ed interiorizzare, non semplicemente enunciato giuridico ma insieme di valori etico-politici fondanti la società. Norma sulle norme, la Costituzione è “materia viva” che esiste solo in quanto riconosciuta. L’effettività del testo costituzionale, ha sottolineato Onida, sta – infatti – nella sua capacità di divenire coscienza diffusa, accettata, rispettata e condivisa, facendo dell’insieme di individui una “comunità”. «La politica di oggi – osserva Onida – sta pericolosamente trascinando la Costituzione nell’arena dello scontro politico», tradendone la natura di patrimonio comune e negando brutalmente il suo essere fattore unificante.

Ben sedici gli interventi dal pubblico: studenti, docenti e cittadini sono intervenuti ed hanno espresso preoccupazione e allarme per lo stato attuale della democrazia. Numerosi i giovani presenti, studenti di liceo e universitari che, prendendo la parola, hanno evidenziato una forte “domanda di Costituzione” e, con essa, uno spiccato desiderio di partecipazione civica. In molti hanno dimostrato la volontà di conoscere nel dettaglio un testo che mantiene inalterato nel tempo il proprio fascino, capace ancora oggi di attrarre e coinvolgere, anche sentimentalmente, le giovani generazioni. Altrettanto numerosi e appassionati gli interventi dei professori degli istituiti superiori partner di Libertà e Giustizia: il progetto, hanno sottolineato, si è dimostrato particolarmente efficace nello stimolare l’interesse delle classi verso la Costituzione – finora troppo spesso trascurata – ottenendo un riscontro particolarmente positivo tra i ragazzi. La scuola, è stato ribadito, rappresenta la principale agenzia educativa in grado di veicolare efficacemente i valori della democrazia e della cittadinanza.

Preziosa e riuscita occasione di incontro, l’iniziativa si è rivelata estremamente di successo nel permettere ai cittadini – in piena aderenza con le finalità di Libertà e Giustizia – di confrontarsi, valorizzando quello spazio civico nel quale è ancora possibile un dialogo sereno. Dialogo di cui – evidentemente – c’è estremo bisogno e che lo spazio ufficiale della politica non riesce più a garantire. Ma l’incontro è servito soprattutto a ricordare – ancora una volta – come i valori costituzionali rappresentino il necessario terreno comune e costituiscano un imprescindibile elemento di condivisione. In altre parole, si tratta di quella “cultura dei valori comuni” da salvaguardare e difendere, pena la dissoluzione della stessa comunità sociale. Testo fondamentale «vivente oltre che vigente», la Costituzione rappresenta quel minimum etico e civile senza il quale della politica non rimarrà altro che l’arrogante e violento prevalere di una parte sull’altra.

* Diletta Paoletti, LeG Perugia

5 commenti

  • Non mancherebbero in vero in seno alla televisione pubblica,la televisione di tutti che ci ricorda quant’è e quando scade il pagamento del canone annuale di ascolto della medesima, i conduttori capaci di coordinare, nè,dentro o fuori di essa, i lettori,dicitori e commentatori idonei intellettualmente ad intrattenere l’ignaro vasto pubblico,giovanile anzitutto,disattento,magari perchè disperato quest’ultimo oggi di fronte all’assenza di futuro, disponibili ad illustrarci e ad indurci ad una doverosa “rialfabetizzazione” costituzionale dei cittadini di mezza età e alla necessaria memorizzazione delle giovani generazioni sulla complessa materia dei doveri e dei diritti che i nostri nonni pensarono bene di codificare a fondamento dello Stato moderno in atto, della cui tutela e sviluppo civile ognuno di noi è o dovrebbe essere,in quanto persona titolare di diritti e di doveri, attore partecipe,preventivamente consapevole. Magari traendo ispirazione da quel pregevole servizio reso a suotempo all’Italia dal Maestro Manzi.
    Ciò,nulla togliendo al valore dell’iniziativa perugina di LeG.

  • Grazie per questo bel resoconto del pomeriggio con Onida; ha consentito anche a chi non ha potuto essere presente, come me, di “vivere” l’iniziativa.
    Diffondere lo spirito di “Cittadinanza e Costituzione” é di vitale importanza affinché le nuove generazioni possano (ri)scoprire e (ri)conoscere quel minimo di valori civili ed etici che sono alla base della convivenza in una democrazia moderna, e a cui troppi anni di diffusione di disvalori hanno fatto perdere importanza.
    Mi viene in mente un quesito, di cui potremmo discutere nelle prossime riunioni di circolo: dato che queste iniziative dipendono dalla volontà e disponibilità delle scuole, come é possibile stimolare quelle (se ce ne sono) meno “attente”?

  • Forse, per quello che possiamo, stimolando la formazione degli insegnanti.

    Come giustamente è stato sottolineato (proprio da una professoressa di Liceo) durante il dibattito, spesso nel corpo docente è carente la sensibilità e la competenza in tema di Costituzione e cittadinanza.
    Andrebbe rinnovato l’approccio educativo, offrendo agli educatori nuovi strumenti per veicolare e sollecitare nei ragazzi il desiderio ad un esercizio attivo della cittadinanza.

    Così si avrebbe un effetto moltiplicatore da non trascurare.

  • “Pago del mio modesto contributo all’educazione civile dei giovani,mi auguro che questa nuova edizione raccolga quel largo consenso che non è mancato alle edizioni precedenti”.
    Così chiudeva Pasquale D’Abbiero la quarta edizione del suo Corso di Educazione Civica ad uso dell’ultimo triennio dei licei,istituti magistrali,tecnici e professionali, secondo i programmi approvati con D.P.R 13/06/1958,n.585. Un’Educazione fondamentalmente diretta a far conoscere ai giovani liceali la Costituzione della Repubblica con le sue regole democratiche di vita sociale e civile
    Ma erano intanto trascorsi 10 anni dalla sua promulgazione prima che i partiti e la classe politica che era stata in gran parte artefice della sua formulazione si decidessero ad affrontare la questione della sua diffusione, intanto tra gli adolescenti che si avviavano alla maturità (o all’abilitazione).

    Dieci anni preziosi trascorsi tra polemiche ed erezione di muri ideologici con governi democristiani che non disdegnavano il contributo politico ed elettorale del rinascente fascismo (Andreotti ne sa qualcosa).
    Nè la buona volontà dei D’Abbiero riuscì nel lodevole intento,come è dimostrato dalle contraddizioni denunciate ad alta voce,sia pure confusamente e con abbondante uso di slogan,dai i giovani che scesero in piazza qualche decennio dopo e dagli esiti morali e sociali che ne conseguirono nei due successivi decenni

    Forse uno studio organico e approfondito degli eventi politici di quegli anni ci aiuterebbe a conoscere ed a capire meglio le cause della grave crisi in cui si dibattono oggi le istituzioni volute da chi aveva vissuto l’immane tragedia prodotta in Europa dal governo di due folli dittatori. E ci consentirebbe nel contempo l’individuazione del o dei metodi più efficaci per facilitare il radicamento vero e definitivo in Italia della bella,moderna e invidiata Costituzione repubblicana di cui essa è stata dotata.

  • Chiedo scusa se mi accorgo adesso di avere tralasciato di precisare che le frasi del D’Abbiero da me virgolettate nel post di ieri fanno parte della sua breve prefazione al volume citato.
    Sul quale ritorno, per evidenziare,a proposito dell’ignoranza oggi diffusa della Legge fondamentale regolatrice della vita democratica della nostra Repubblica e delle conseguenze sociali e politiche che stanno oggi minando alla base l’integrità delle nostre istituzioni statuali ,che l’utilità di approfondire lo studio organico e compiuto degli eventi morali,sociali e politici del cinquantennio successivo alla codificazione della Legge fondamentale anzidetta,da me evidenziato,nasce dalla consapevolezza che il passato pesa sul presente spesso quanto un macigno e perciò dall’interrogativo che ogni cittadino dotato di grano salis dovrebbe porsi sul peso eventuale negativo esercitato contro la Legge suddetta da quanti (e in Italia,con il suo ingombrante passato non erano e non sono,pochi),per le ideologie,laiche o confessionali professate,già prima che fosse promulgata si dichiaravano indifferenti,critici o addirittura avversari delle libertà democratiche.

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