Ore decisive. Per tutto, come non era accaduto mai. Il nostro Paese, spaccato da divisioni consolidate, diventate una sorta di insopprimibile insofferenza nei confronti di persone e voci che hanno rappresentato la politica degli ultimi venti anni, cerca disperatamente chi possa placare la rabbia accumulata, e ci consenta di ripartire.

Ore decisive. Per tutto, come non era accaduto mai. Il nostro Paese, spaccato da divisioni consolidate, diventate una sorta di insopprimibile insofferenza nei confronti di persone e voci che hanno rappresentato la politica degli ultimi venti anni, cerca disperatamente chi possa placare la rabbia accumulata, e ci consenta di ripartire.

In queste ore Napolitano sta decidendo se è troppo tardi anche per un tentativo  impossibile. Se vi sia una persona, un nome, alla quale non si possa dire di no.

Noi vogliamo vincere la paura , ma non sappiamo come farlo.  Troppi gli errori passati, troppe le sottovalutazioni di quello che stava accadendo nel paese vero, lontano dai palazzi della politica.

I giovani del M5S ci sembrano strani, quando li osservi muoversi in gruppo dentro le istituzioni, con gli zaini e i giubbotti e le scarpe con cui andavano a scuola. Poi passa qualche donna della vecchia maggioranza, incerta sui tacchi e vestita come per una “cena elegante” e ti chiedi se gli alieni siano oggi i giovani grillini oppure loro, che hanno ferito Camera e Senato con una cultura estranea, lontana dalla vita normale.

Insomma, tutto è cominciato anni fa. E oggi le ore per ricucire gli strappi passati scorrono via, gli occhi della nazione puntati al Quirinale e la gente che chiede soltanto: facciano in fretta o non si facciano vedere mai più.

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