Non un programma di governo, ma una serie di informazioni utili per seguire con pazienza e giorno per giorno le evoluzioni di un condominio di 27 Paesi con storie e priorità diverse. A cui la società civile è bene che presti attenzione.

È a partire dal 2010 che ogni anno a settembre il/la Presidente della Commissione si rivolge solennemente al Parlamento europeo con un discorso sullo Stato dell’Unione per fare il punto della situazione e annunciare le possibili strategie future.

Il nome richiama l’analogo discorso che, dall’ottobre del 1790, il Presidente degli Stati Uniti rivolge ogni anno al Congresso sulla base dell’art. II Sez. 3 della Costituzione degli Stati Uniti () ma, a parte il nome e il periodo dell’anno, ben poco accomuna i due eventi. Non solo perché il/la Presidente della Commissione non può, dal punto di vista della posizione costituzionale, essere minimamente paragonato al Presidente degli USA, ma anche perché la base giuridica di questo evento non è il Trattato, ma un accordo inter-istituzionale del 2010, la cui revisione è tuttora pendente. 

Almeno all’origine, questo evento mirava a confermare la relazione speciale che dovrebbe sussistere tra Commissione e Parlamento europeo, quasi che la Commissione fosse, come i governi nazionali, espressione di una maggioranza parlamentare. Si tratta tuttavia di un trompe l’oeil. Dopo un primo tentativo in occasione del primo mandato di Ursula Von der Leyen, nel 2019, quando vi fu un accordo di programma fra alcuni gruppi politici, dal 2024 le maggioranze parlamentari sono a dir poco ballerine e l’unico legame sicuro è quello tra la Presidente della Commissione e il PPE, partito che personalmente considero di ex-democristiani, che si apparenta con la sinistra ma anche con l’estrema destra secondo le proprie priorità. 

La stessa relazione “speciale” Parlamento-Commissione è contestata formalmente dall’altro co-legislatore, il Consiglio, che non ha esitato – tanto nel 2019 che nel 2025 – a minacciare ricorsi in Corte su diversi aspetti della pretesa “relazione speciale” tra Parlamento e Commissione.

In questo quadro di presunta armonia famigliare, la Commissione si muove molto abilmente, cercando di aumentare il proprio potere anche a costo di scontentare ora l’uno ora l’altro dei due co-legislatori, il Parlamento e il Consiglio. Basti pensare da un lato ai numerosi colpi di mano con i quali, nel 2024 e nel 2025, ha ritirato alcune decine di proposte legislative sulle quali il Parlamento europeo stava lavorando (e questo ha finalmente spinto il Parlamento a ricorrere alla Corte di giustizia) e, dall’altro alle numerose iniziative prese per sovrapporsi a competenze del Consiglio o dell’Alto Rappresentante in materia di relazioni esterne e di difesa.

Diverse di queste iniziative della Commissione vanno comunque in porto, per via del fatto che ancora oggi il Parlamento europeo non si è reso conto che i veri accordi vanno presi con il Consiglio, con il quale, in base ai Trattati, condivide il potere e quindi anche la responsabilità legislativa e di bilancio.

In altre parole, il Discorso sullo Stato dell’Unione si è ormai trasformato soprattutto in un esercizio di pubbliche relazioni dove la Commissione approfitta del palco offertole per riassumere iniziative appena prese o che intende prendere senza “bruciarsi” con annunci che potrebbero poi non avverarsi per indisponibilità dell’uno o dell’altro dei due legislatori.

Detto questo, l’evento merita attenzione non solo per le novità che può annunciare (e queste non sono mancate anche nell’edizione del 2026) ma anche per i suoi silenzi.

Tolte le mozioni degli affetti e le diagnosi comunque condivisibili sui maggiori temi che sono già pendenti e che probabilmente saranno al centro della prossima riunione del Consiglio Europeo (Programmazione pluriennale 2028-2034, nuove fasi dell’allargamento UE, sostegno all’Ucraina e tentativi di mediazione in Medio Oriente) la vera novità è stata quella di annunciare una nuova fase di iniziative, come l’offerta di “associare” il Canada alla UE.

Si è trattato di un vero e proprio sasso nello stagno che ha colto di sorpresa lo stesso Primo ministro canadese, ma che ha il merito di muovere un po’ le acque.

Una sintesi delle iniziative che potrebbero essere lanciate l’anno prossimo, ammesso che si riesca a far avanzare le numerose già pendenti, è ripresa nella “lettera di intenti” che avvia il programma legislativo del prossimo anno. Per capitoli tematici si suddividono in: 

Competitività e occupazione: affrontare i vincoli territoriali ingiustificati nell’offerta nel Mercato unico; proposta per consentire l’accelerazione; pacchetto sulla competitività bancaria e sulla semplificazione; pacchetto di semplificazione dei trasporti; pacchetto sulla diversificazione / DiversifyEU; Società europea per le materie prime critiche.

Affari sociali e inclusione: pacchetto di semplificazione in materia di alloggi; accordo europeo sull’assistenza; alleanze universitarie europee 2.0; garanzie sulle competenze.

Sicurezza e difesa: strategia europea di sicurezza; sicurezza e protezione offshore per gli impianti e le operazioni energetiche; scambio internazionale di dati per la cooperazione di polizia (Prüm internazionale); strumento europeo per i fattori abilitanti strategici.

Clima e resilienza: revisione delle norme sulle emissioni di CO₂ dei veicoli pesanti; alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici; piano europeo contro le ondate di calore; iniziativa europea per l’acqua.

Democrazia, Stato di diritto e valori:Congresso d’Europa; quadro di risposta alle emergenze; raccomandazione della Commissione sul divieto delle pratiche di conversione di genere mirate a modificare, reprimere o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle persone LGBTQ.

Non si tratta, evidentemente, di un programma di governo, ma di una serie di informazioni utili per seguire con pazienza e giorno per giorno le evoluzioni di un condominio di 27 Paesi con storie e priorità diverse, che l’Amministratore può solo accompagnare e che i cittadini e la società civile hanno tutto l’interesse a seguire.

Direttore Esecutivo del Fundamental Rights European Experts Group (FREE Group). Docente a contratto presso la Scuola Superiore S.Anna in Pisa. Già Segretario della Commissione Libertà Civili (LIBE) del Parlamento europeo (1998-2011).

Nel corso della sua attività professionale responsabile per le relazioni istituzionali e il coordinamento legislativo presso il Parlamento Europeo (1985-1998) e la Giunta Regionale della Lombardia (1971-1985).

Autore e co-autore di saggi e pubblicazioni in campo istituzionale e sulle politiche legate allo spazio europeo di Libertà sicurezza e giustizia.

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