L’automatismo con cui si è parlato di leadership e primarie a urne appena chiuse è sembrato una dissonanza di fronte al linguaggio limpido e vitale che ha animato le piazze.


Di fronte a una sconfitta inemendabile, la concezione politica che vede il potere incarnato nella figura del capo non può che ricorrere a una liturgia di purificazione, ma l’allontanamento dei capri espiatori, puntualmente identificati tra le figure sacrificabili, non intacca il cuore del governo, né revoca i veleni linguistici introdotti nella sfera pubblica. Può cadere il sottosegretario alla Giustizia, ma resta l’idea che ai carcerati debba mancare l’aria mentre vengono trasportati sui blindati; può dimettersi la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, ma permane lo stigma sui giudici visti come plotone d’esecuzione; può essere costretta alle dimissioni una ministra accusata di truffa ai danni dell’Inps , ma non si cancella il fatto che la mozione di sfiducia presentata un anno fa in Parlamento è stata respinta compattamente dalla maggioranza.
Sacrificare una parte per il tutto può servire a ristabilire, almeno temporaneamente, una credibilità , ma, se il capo viene percepito come debole, da garante dell’ordine si rovescia nella figura che deve essere allontanata per ritrovare la coesione sociale. I risultati del voto storico del referendum, risultato di una mobilitazione collettiva, hanno prodotto un dissesto politico di cui oggi si avvertono solo i primi smottamenti.

Dissonanze evidenti

L’opposizione non ha bisogno di tempi sospesi, né di consultazioni su idee e volti legittimati da un’altra liturgia, questa volta delle primarie, per fermare un progetto intrinsecamente autoritario. L’automatismo con cui si è parlato di leadership a urne appena chiuse è sembrato una dissonanza di fronte al linguaggio limpido e vitale che ha animato le piazze , gli scioperi generali, i cortei per Gaza, le miriadi di comitati che ovunque, di fronte a un pericolo grave, hanno scelto di mobilitarsi in difesa della democrazia costituzionale, impegnandosi a capire e confrontarsi su un progetto di riforma obiettivamente complicato, risalendo fino ai primi articoli della Costituzione in un grande esercizio collettivo di autoeducazione civica. È lo stesso linguaggio che da mesi annoda legami tra realtà anche molto lontane per dire no alla guerra e ai sovranismi; lo stesso linguaggio che ha mosso il mondo cattolico nella «fame di comunità» di cui ha parlato Matteo Zuppi il 23 marzo, nel Consiglio episcopale, evocando «punti di approdo per i cercatori di senso, punto di riferimento nella società». Il programma dell’opposizione è stato scritto nei banchetti, nelle piazze, nelle urne: è la Costituzione, la sua reale attuazione. Il diritto al lavoro, il ripudio della guerra, l’art. 3 sulla solidarietà. «Se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un paese più giusto e anche più felice», affermò la senatrice Segre quando, il 13 ottobre 2022, dovette consegnare la presidenza del Senato a Ignazio La Russa. L’articolo 3, disse in quella circostanza, «è la stella polare, che bandisce le discriminazioni e impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai cittadini il pieno sviluppo dei loro diritti, delle loro libertà, della dignità».

Società civile sotto pressione

È proprio ai cittadini, alla loro libertà di espressione, manifestazione e partecipazione, che guardarono i costituenti, che nell’art. 18 vollero proteggere il contropotere sociale che fa da cuscinetto tra Stato e individuo che il fascismo aveva conculcato. Con l’attuale governo, secondo l’ultimo Rapporto Liberties sullo Stato di diritto nell’Ue, lo spazio civico italiano ha subito una progressiva compressione, con un preoccupante rischio di isolamento della società civile.
L’esecutivo ha irriso gli scioperi generali, dileggiato i sindacati che li avevano proclamati, continuato l’opera di criminalizzazione delle ong che si dedicano al soccorso in mare, dedicato specifici reati agli ambientalisti, ai rave, alle pratiche di protesta nonviolenta; ha descritto come lobbista il mondo delle associazioni e le “correnti” della magistratura, quando democrazia e accessibilità allo spazio civico vanno di pari passo.
L’opposizione può riconquistare l’ambito politico che le è proprio riandando al progetto di costruzione dell’Unione europea che, basato sul Trattato di Lisbona e sulla Carta dei diritti fondamentali, benché ancora largamente inattuato, non diversamente dalla nostra Costituzione, crea spazi inediti per la rappresentanza dei cittadini e l’organizzazione di un dialogo costante e strutturato con la società civile, che influisce sulla formazione delle decisioni, sulla loro applicazione e, se del caso, sulla loro correzione, prendendo parte al processo legislativo.

Scrittrice, saggista e presidente di Libertà e Giustizia. Si occupa da anni di razzismo e dei totalitarismi del Novecento, con particolare attenzione alla testimonianza delle dittature e alle pratiche di resistenza femminile ai regimi.

L’ultimo suo libro è Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, Castelvecchi editore.

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