Un’ascia per spaccare il mare di ghiaccio dentro di noi

Un’ascia per spaccare il mare di ghiaccio dentro di noi

La vergogna del veto americano all’ONU e il J’accuse della Relatrice Speciale dell’ONU per i Territori Occupati.

Di Roberta De Monticelli, Docente di Filosofia della persona presso l’Università San Raffaele di Milano e membro del Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia, è autrice della postfazione al libro di Francesca Albanese.

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«La popolazione di Gaza sta guardando l’abisso, la comunità internazionale deve fare tutto il possibile per porre fine al loro calvario. Esorto il Consiglio Onu a non risparmiare alcuno sforzo per spingere per un immediato cessate il fuoco umanitario». Così aveva parlato il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, aggiungendo che la «brutalità perpetrata da Hamas non potrà mai giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese». Per la prima volta nel suo mandato Guterres ha invocato l’Art. 99 della carta dell’ONU: “Il Segretario Generale può richiamare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza su qualunque questione che, a suo avviso possa minacciare il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. Ma Blinken e Biden rispondono no: “proprio per la pace”, dicono, non può cessare il massacro, perché altrimenti Hamas non sarebbe “sterminato”.

Mai, ai nostri tempi, l’arbitrio ferino della forza pura e senza legge ha raggiunto un grado tale di protervia. Mai crimini di guerra così efferati sono stati perpetrati sotto le bandiere della cosiddetta civiltà democratica, fondata sulla dignità della persona e sui diritti umani.
Sedicimila morti, il settanta per cento dei quali donne e bambini: una cifra più alta di quella di due anni di guerra in Ucraina. Si contano a centinaia i giornalisti, i dipendenti delle agenzie dell’Onu uccisi. Ogni sei giorni bombe di entità pari a quelle cadute in un anno sull’Afghanistan. 1 milione e 800mila sfollati vagano disperati senza riparo, perché dovunque si rifugino piovono bombe. I medici urlano da giorni e giorni che sono costretti a operare i feriti per terra, senza anestesia. Ma che vuoi farci: se sono medici, dipendono da Hamas. Sono di Hamas. Hamas va sterminato. Muori di fame e sete e malattia se non muori di bombe, perché la via dei rifornimenti umanitari è troncata. E degli ostaggi israeliani quanto importa a chi allaga i tunnel dove probabilmente sono? Mostriamo piuttosto i prigionieri nudi e umiliati, uno sconcio che viola la convenzione di Ginevra, degno di una banda di terroristi forse: non di uno stato di diritto.

Il “panic button”: così CNN aveva definito l’Art. 99. Cioè lo strumento diplomatico più potente nelle mani del Segretario Generale, il suo potere di imporre una sessione del Consiglio di Sicurezza sull’orlo dell’abisso, prima che il mondo vi precipiti dentro. 97 stati al mondo sostenevano il documento per il cessate il fuoco umanitario elaborato dagli Emirati Arabi Uniti. 13 voti a favore, e l’astensione preziosa del Regno Unito. No: gli USA mettono il veto. Washington condivide la dottrina dello sterminio di Hamas a qualunque prezzo. Blinken non ci risparmia la battuta macabra sul «divario» tra le promesse di Israele di maggior attenzione ai civili e la realtà sul campo. E con questo veto criminale che è anche un suicidio politico, Biden ammaina tutti gli ideali di civiltà che si supponeva animassero il cosiddetto Occidente, e sporca di una macchia indelebile l’immagine degli Stati Uniti d’America per le generazioni a venire: una macchia peggiore di tutte le altre, perché insudicia addirittura il nome della pace e della giustizia, che sbandiera sul sangue che versa. E l’Europa? Tace. Aspetta. Ammicca. 

E voi chiedete perché la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite ha scritto e pubblicato, con Christian Elia, il suo J’Accuse? (“Fuori Scena”, RCS). Andiamo: è tempo di leggerlo. 

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