Petizione popolare al Consiglio regionale della Lombardia

Petizione popolare al Consiglio regionale della Lombardia

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Petizione popolare al Consiglio regionale della Lombardia
 Al Presidente del Consiglio regionale della Lombardia,
Alessandro Fermi, Via Fabio Filzi 22, Milano
PEC: protocollo.generale@pec.consiglio.regione.lombardia.it

 

Petizione popolare ai sensi dello Statuto d’autonomia della Lombardia, Legge Regionale 30 agosto 2008, n. 1, art. 50 comma 4 e del Regolamento generale del Consiglio regionale del 9 giugno 2009, n. VIII/840, art. 53

avente a oggetto:

1)revoca dell’Accordo preliminare del 28 febbraio 2018 e degli atti relativi alla richiesta da parte di Regione Lombardia di “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, – ai sensi del terzo comma dell’art. 116 della Costituzione e concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione;

2)sospensione contestuale del processo attuativo dell’Accordo preliminare citato in merito all’Intesa tra il Governo della Repubblica Italiana e la Regione Lombardia, oltre che di ogni mandato diretto al conferimento a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni di autonomia.

Le/i cittadine/i sottoscrittrici/ori della presente petizione popolare sottopongono con la presente petizione al Presidente del Consiglio regionale – in considerazione delle competenze attribuite a tale Organo, stabilite all’art. 14, comma 3, lettera g) della l.r. n. 1/2008 cit. – le motivazioni di tale richieste di revoca e sospensione del processo attuativo dell’Accordo preliminare sopra citato.

In seguito all’approvazione della D.C.R. XI/16 del 15 maggio 2018  di Regione Lombardia, con cui è stato recepito l’Accordo preliminare richiamato nell’oggetto, sono state definite da Regione e dal Governo alcune competenze legislative e amministrative relative alle richieste di autonomia differenziata ex art. 116, c. 3 Cost. (in seguito, a.d.) presentate da Regione Lombardia con la D.C.R. X/1645 del 7 novembre 2017, le quali sono state poi sviluppate in successive negoziazioni sino al maggio 2019;

Le/gli scriventi

ritengono che, nella situazione odierna della Lombardia e del Paese,tali richieste e atti debbano essere riconsiderati nel metodo e nel merito per le motivazioni di seguito esposte, perché:

– è mutato il senso delle richieste di autonomia differenziata regionale: nell’Accordo preliminare del 2018 cit. e nelle successive negoziazioni con il Governo sino al 2019, le richieste di a.d. di Regione Lombardia non risultano motivate da differenze significative o supportate da un’analisi costi/benefici e di impatto. Non potendo richiamarsi a specificità culturali, territoriali e linguistiche regionali, negli atti e nelle dichiarazioni ufficiali si rimarcano come motivazioni della richiesta di “forme e condizioni di particolari di autonomia” le buone performances economiche e della fiscalità lombarde. In questo contesto, le richieste di a.d. paiono originate dalla volontà di controllo di maggiori risorse pubbliche e supportate da un presunto migliore modello di governo regionale, che sarebbe più adatto a gestire tutte le 20 materie e le 160 competenze legislative e amministrative sinora rivendicate. Ma l’ampiezza e polverizzazione di tali richieste di a.d. oggi appare immotivata e da ripensare alla luce della situazione reale della Regione e del Paese;

– si è incrinato il “modello lombardo” di governo e la stessa autorevolezza dell’istituzione regionale: l’onda lunga della crisi del 2008, la stagnazione economica e poi la pandemia, pongono in una luce problematica le richieste di a.d. in Lombardia rispetto all’esito referendario del 2017.  La Lombardia oggi è ferita e anche se essa presenta insieme problematiche nuove e potenzialità di sistema maggiori rispetto ad altre aree del Nord, a causa della crisi economico-sociale che connota l’uscita dal Covid-19, la stessa istituzione regionale e la società lombarda si presentano lontane dall’immagine di funzionalità e auto-sufficienza che la Giunta regionale ha sinora privilegiato;

– sono emersi nuovi divari e disuguaglianze nel Paese che, anche a causa della pandemia, hanno interessato in modo inedito le cosiddette “aree forti” del Nord e in particolare la Lombardia, coinvolgendo i territori e i settori sociali più vulnerabili della popolazione, squarciando così il velo all’immagine della Lombardia “locomotiva” del Paese, per rimettere all’ordine del giorno per tutti – cittadini e istituzioni – la sfida della ricostruzione delle infrastrutture sociali  e materiali dell’Italia negli anni a venire. In questo quadro, l’attuazione dell’autonomia differenziata non costituisce un bene in sé! nata come rivendicazione di diversità e maggiori proattività delle Regioni del Nord del Paese rispetto alle altre e nei rapporti con il Governo centrale, nella situazione odierna, invece, l’attuazione dell’a.d. oggi appare non in linea con le priorità dell’azione pubblica. Le Regioni – infatti – sono chiamate a rispondere a una complessità di bisogni connessi alla ripresa sociale oltre che economica, che richiedono capacità e politiche coordinate di risposta, in un contesto in cui appare sempre più necessario dismettere il modello competitivo tra Regioni e Stato, per adottare una rinnovata modalità di “leale collaborazione”, in grado di rigenerare la fiducia dei cittadini nel rapporto tra tutte le Autonomie locali e il livello centrale;

– vi è il rischio che, nel contesto sopra richiamato, il processo di attuazione dell’a.d. apporti di ulteriori disuguaglianze e – in prospettiva – non si riesca a garantire coesione e unità nazionale, come indicato  all’art. 5 della Costituzione: infatti, con l’attuazione dell’a.d. e l’esclusione della potestà legislativa centrale, l’uguaglianza nei diritti e nei doveri di tutte/i le/i cittadine/i – come stabiliscono i primi 12 articoli della Costituzione – rischierebbe di venire lesa in un quadro di inevitabile e ulteriore frammentazione e disparità, senza che siano maturate e definite le condizioni generali che rendano armonizzabili le richieste di a.d. con le esigenze complessive del Paese;

–  perché materie e diritti essenziali – quali salute, istruzione, ambiente e lavoro – non possono e non devono essere sottratte alla potestà legislativa statale e alla definizione di leggi contenenti principi generali. Nello specifico si ritiene che:

    • per quanto riguarda la sanità e la salute, l’attuazione dell’a.d. sia antitetica con le richieste di urgente “riorganizzazione del sistema sociosanitario lombardo” espresse dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (A.ge.nas.) nel dicembre 2020, sia irrealistica a fronte delle gravi carenze e le criticità emerse nella gestione regionale della pandemia. Al termine della sperimentazione della l.r. 23/2015 sulla sanità, è infatti emersa la sua non corrispondenza con i principi del Servizio Sanitario Nazionale (SNN), tanto da richiedere una revisione della legge stessa. Con la presentazione del progetto di legge della Giunta (n. XI/5068/2021luglio 2021) sono stati resi pubblici gli indirizzi di tale revisione e, purtroppo, in essi permane una distanza sostanziale dell’organizzazione sanitaria regionale dai principi della normativa nazionale (la legge 833/1978 e il d.lgs 502/1992), con particolare riferimento alle funzioni di programmazione, alle cure primarie e prevenzione. Purtroppo, tale pdl non affronta le criticità del modello sanitario lombardo, mantenendo l’assetto ospedalocentrico del sistema, il rapporto paritario tra settore pubblico e privato, a sfavore delle funzioni e dei servizi di prevenzione e medicina territoriale e nella svalutazione culturale e organizzativa delle esigenze di salute pubblica;
    • analogamente, per le politiche del lavoro, che sono al momento oggetto di una revisione profonda connessa al venir meno delle misure anti-Covid (blocco dei licenziamenti, ecc.) e alle esigenze di riforma stratificate nel tempo delle politiche attive e passive, degli ammortizzatori sociali, del mercato del lavoro e per l’occupabilità, si esclude che – mancando il quadro generale di riferimento – si possa esercitare una maggiore autonomia regionale in Lombardia, già oggi resa difficile dall’abolizione delle Province e dalle difficoltà di  attuazione della riforma dei Centri dell’impiego;
    • ancora più pesante è l’impatto dell’a.d. su istruzione e formazione: la regionalizzazione di finalità, programmi, cicli, reclutamento e titoli di studio, rischia di disarticolare un sistema già in crisi rispetto alle esigenze di ricostruzione del Paese, in cui l’a.d. viene proposta come se la gestione dell’esistente da parte di Regione ne garantisse di per sé il buon andamento per i cittadini in termini di accesso e servizi;

– è mutato il contesto istituzionale in cui si inserisce la richiesta di autonomia differenziata, in quanto – a fronte delle richieste ex art. 116, c. 3 Cost. di ben 13 su 15 Regioni a statuto ordinario, registrate sino a oggi – si è evidenziato come esse non siano gestibili e sostenibili nella loro singolarità e sommatoria, in mancanza di una legge ad hoc, di una procedura chiara di applicazione per l’approvazione degli accordi Regione-Stato e del pieno coinvolgimento del Parlamento, pena il rischio di uno stravolgimento di fatto dell’art. 117 della Costituzione. Nel contempo, le recenti richieste di istituzione di “Zone economiche speciali” anche per Milano e nel Nord Italia, espresse dal leader del MS5S Giuseppe Conte e dal Sindaco di Milano, Beppe Sala risultano da inserire in una quadro organico di politiche economiche che interpretino e guidino le differenze territoriali in direzione della ricomposizione dei divari presenti anche al Centro-Nord;

– è stata messa in discussione la logica sopra richiamata su cui l’autonomia differenziata è stata sinora fondata, tramite la presentazione della cd. legge quadro sul regionalismo differenziato, predisposta dapprima dal MinistroF. Boccia nel 2019, ora ripresa dalla Ministra Maria Stella Gelmini con il lavoro di una Commissione impegnata a presentare gli elementi per un disegno di legge in materia, connesso all’inserimento dell’a.d. nel DEF 2021 e NADEF (Documento di Economia e Finanza e sua Nota di aggiornamento);

 – mancano o sono insufficienti le condizioni e gli strumenti necessari ad attuare l’art. 116 c. 3 della Costituzione: a causa della mancanza di alcune importanti leggi-quadro indicanti principi su materie come p. es. la medicina territoriale, il governo del territorio, ecc. e, nel caso in cui gli attuali Accordi preliminari conducano a un’Intesa con il Governo, perché la sola legislazione regionale prevarrebbe su quella nazionale, p. es. in materia di sanità, istruzione, ecc. Inoltre, in carenza di un’iniziativa tecnica e normativa in merito, anche i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) – connessi ai diritti civili e sociali e prescritti all’art. 117, II comma, lett. m) della Costituzione – rischiano di non essere garanzia di uguaglianza e di trasformarsi in “disuguaglianze compatibili”.

Per le ragioni anzidette, come cittadine/i denunciamo il rischio di una frattura ulteriore per cui l’obiettivo della realizzazione dell’autonomia differenziata prevalga sulla valutazione della sua effettiva rispondenza ai fini del bene comune e del buon andamento della Pubblica amministrazione. Avvertiamo infatti il pericolo che si dia inizio e legittimazione a un processo disgregativo della Repubblica da parte delle Regioni richiedenti l’a.d. – e tra esse anche la Lombardia – attraverso l’adozione dell’Intesa così come essa è strutturata nell’Accordo preliminare citato.

La nostra richiesta di ripensamento dell’intero processo di a.d. non nasce dalla nostalgia di uno “Stato centralista” a svantaggio delle Regioni e non mette in discussione le competenze loro attribuite. Noi riteniamo che la richiesta di autonomia, pur rimanendo ancorata alle esigenze e differenze del territorio, non debba escludere o entrare in competizione con la potestà legislativa centrale e, più in generale conquelle dei diversi livelli di governo del Paese (Comuni, Città metropolitane, ecc.). A nostro parere, sottraendo nella sostanza allo Stato la possibilità di legiferare in modo concorrente, in mancanza della reintroduzione di una clausola di supremazia dello Stato nel Titolo V. della Costituzione in materie essenziali come sanità, istruzione, lavoro, paesaggio e governo del territorio, ecc., verrebbe vanificata e diverrebbe inattuabile la disposizione dell’art.3, c. 2 della Costituzione.

Con la presente petizione, chiediamo l’adozione di un atto politico forte di discontinuità della nostra Assemblea Regionale. La petizione è sottoposta anche alle Rappresentanze delle Autonomie locali, delle Parti sociali e della cittadinanza- Invitiamo tutti i nostri interlocutori a riconoscere la necessità di:

– un’immediata revoca e sospensione da parte di Regione Lombardia delle richieste di ulteriore autonomia differenziata contenutenell’Accordo preliminare citato, negli atti e nelle successive negoziazioni con il Governo;

– una preventiva e sollecita definizione delle norme e dei principi per le materie e i diritti essenziali ancora mancanti (medicina territoriale, governo del territorio e ambiente, ecc.)  a premessa di rinnovate politiche pubbliche e del trasferimento di competenze e funzioni alle Autonomie locali costituzionalmente fondato;

– un pieno coinvolgimento in tutte le fasi dei processi sopra richiamati dell’Assemblea regionale e, per quanto di competenza, della società lombarda, del Parlamento e del Governo della Repubblica.

Con la presente Petizione, le/i sottoscritte/i cittadine/i chiedono all’Assemblea legislativa regionale, e quindi ai nostri Rappresentanti sul territorio, un segnale forte di mutamento e di inversione di tendenza.

Per le ragioni sopra esposte si richiede: la revoca della D.C.R. XI/16 del 15 maggio 2018, la sospensione contestuale del processo attuativo dell’Accordo preliminare del 28 febbraio 2018 e degli atti a esso connessi, oltre che di ogni relativo mandato diretto al conferimento a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni di autonomia ai sensi dell’art. 116, c. 3 Cost. cit., interrompendo le relative negoziazioni con il Governo al fine di ulteriori prerogative legislative e funzioni amministrative.

Milano e altre sedi, ottobre 2021, le/i cittadine/i sottoscrittori

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