LETTERA APERTA A LORENZA CARLASSARE

LETTERA APERTA A LORENZA CARLASSARE

Gentile Professoressa,

Le scrivo – come socio di Libertà e Giustizia e come cittadino aderente al Comitato per il No al taglio dei parlamentari – in merito all’ appello-petizione “Ora i parlamentari vogliamo sceglierli noi ”  che Lei ha lanciato, assieme ad  altri colleghi costituzionalisti, dalle pagine de ‘Il Fatto Quotidiano ‘ (v. https://www.change.org/p/lasciateci-scegliere-i-parlamentari/u/27778602/) 

Iniziativa apprezzabile, naturalmente, e in perfetta coerenza – del resto – con quanto da Lei sostenuto in un articolo del 5 settembre dall’eloquente -ma assai discutibile- titolo : “Solo con il SI’ cambierà questa legge elettorale” (v. www.libertaegiustizia.it/2020/09/08/solo-con-il-si-cambiera-questa-legge-elettorale/).

Ciò che sorprende, invece, è l’incipit del Vostro appello, quel ” Visto il risultato del referendum, come professori di Diritto Costituzionale, riteniamo che sia indispensabile procedere rapidamente verso la definizione di una nuova legge elettorale “.

Non credo, infatti, che a studiosi del Vostro prestigio e della Vostra esperienza occorresse vedere prima il risultato per capire che la demagogica riforma oggetto del referendum era – per esempio – tutt’altro che ‘ puntuale ‘ ( come è stata definita dai prof. Onida e De Siervo, giusto per fare due nomi di Suoi colleghi ). Se si fosse trattato per davvero di una riforma così circoscritta e così innocua per la nostra democrazia, Lei e i Suoi colleghi costituzionalisti non avreste ritenuto così “indispensabile “mettere ” rapidamente ”  mano ai ‘correttivi’ ( di cui tanto si è parlato durante la campagna referendaria ): tra i quali, appunto, una nuova legge elettorale, di tipo proporzionale, con soglie non troppo elevate, senza liste bloccate, senza candidature multiple, ecc. ecc.

Ho poi trovato un po’ troppo disinvolta -trattandosi nel Vostro caso di esperti della materia- la sottolineatura che questi correttivi – il cui denominatore comune non può che essere il rafforzare la posizione del parlamento rispetto al rischio più che concreto di un crescente strapotere dell’ esecutivo- starebbero egualmente a cuore sia di chi ha votato SI’ che di chi ha votato NO.

E mi verrebbe da chiederLe -a questo proposito-  cosa Le fa pensare che questo autentico plebiscito possa essere interpretato come un SI’ a una ‘ migliore qualità della rappresentanza e a una maggiore efficienza delle Camere ” quando a proporre la riforma degli artt. 56,57 e 59 della nostra Costituzione – inizialmente osteggiata dal Pd e poi approvata per gli inconfessabili motivi che tutti ormai conosciamo – è stata una forza politica che – con la volgarità e il becerume più demagogico dell’armamentario populista –  ha  paragonato i parlamentari a delle poltrone e il cui principale obiettivo strategico-identitario è da sempre lo smantellamento progressivo della democrazia rappresentativa.

Ma anche immaginando che questo Parlamento arrivi a definire in tempi rapidi una nuova legge elettorale che – superando liste bloccate e candidature multiple – favorisca ” una effettiva scelta da parte degli elettori “,ho i miei dubbi – professoressa Carlassare – che il raggiungimento di questo obiettivo garantisca da solo  la ‘ valorizzazione dei principi costituzionali.

In un recente lavoro, pubblicato dalla rivista dell’A.N.P.I., Massimo Villone https://www.patriaindipendente.it/approfondimenti/il-taglio-del-parlamento-e-il-riformatore-cieco/) ripercorre i quasi 30 anni di sistematico attacco a quei principi ricordandoci le profetiche parole pronunciate in Aula da Stefano Rodotà il 19 giugno del 1992: ” Abbiamo assistito alla totale conversione della questione politica in questione istituzionale imputando ogni nefandezza ad una Costituzione invecchiata e non più a persone o partiti. Per fare ciò, si è via via delegittimata la Costituzione nel suo insieme “. 

Ci è chiesto, quindi, di ri-leggere la nostra Carta ‘ nel suo insieme ‘ per poter valutare in modo approfondito se una sua riforma è davvero ‘ puntuale ‘ e non mette a rischio – ledendo o manipolando strumentalmente i suoi ‘ princìpi ‘ – l’intero impianto, destabilizzandolo o squilibrandolo pericolosamente.

Da una lettura attenta e approfondita scopriremmo, così, che il secondo comma dell’art.1, stabilisce – sì – che la sovranità appartiene al popoloma, aggiungendo subito dopo, che il popolo la deve esercitare nelle forme e nei limiti della Costituzione. C’è forse un’operazione più anti-costituzionale di quella messa in atto da chi usa questo principio fondamentale come una clava per scardinare la democrazia rappresentativa e proporre, in alternativa, un modello di plebiscitarismo virtuale e/o digitale che – pur palesemente privo di trasparenza e democraticità – si ha la sfrontatezza di chiamare ‘ democrazia diretta’ ?

Proseguendo nella nostra accurata ri-visitazione,  incontreremmo, poi, una declinazione assai lucida  del concetto di ‘ popolo sovrano ‘ laddove – nel secondo comma dell’art.3 –  è detto molto chiaramente che un cittadino cui è impedito il pieno sviluppo della propria persona non può ‘ di  fatto ‘ partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Gli verrà pure  concesso il diritto di voto ben sapendo, però,   che questa sua partecipazione – in veste di suddito delegante – non potrà incidere sulla organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Perchè ? Ma perchè il suo voto non è – come richiede l’art.48 – il voto di una persona libera ed eguale.

E questo indipendentemente dai tanti fenomeni ‘ corruttivi della democrazia ‘ come le liste bloccate, le candidature multiple, i voti disgiunti, le elevate soglie di sbarramento , gli esagerati premi di maggioranza, l’inflazione di liste cosiddette ‘ civiche ‘, dove il civismo associazionistico e movimentistico si caratterizza per una profonda e insanabile avversione nei confronti dei partiti di cui gli stessi iscritti nascondono spesso – assieme a bandiere e simboli – gli stessi ideali.

Nessun correttivo di questo mondo, insomma, potrebbe consentire ad un cittadino non libero e non eguale ( agli altri cittadini ) di esercitare la propria sovranità e, tanto più, di scegliere i propri rappresentanti nelle Istituzioni.

L’unico correttivo, allora, per contrastare la cultura dell’ antipolitica , che si alimenta proprio per il crescente deficit di libertà e di eguaglianza del nostro popolo, è quello che l’ estensore dello stupendo 2° comma dell’art.3, Lelio Basso, aveva indicato nell’altro importantissimo articolo da lui mirabilmente formulato: l’art.49 sul diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

E a questo proposito mi permetto di ri-proporre alla Sua attenzione e a quella dei tanti amici di Libertà e Giustizia e del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale cui devo la mia passione per la buona politica ( quella che crede fermamente  nella democrazia costituzionale e si impegna quotidianamente a realizzarla ) alcuni passaggi dell’ intervento in Aula di Lelio Basso nella seduta del 6 marzo 1947 e alcune considerazioni – sull’art.49 – che egli fece nel 1977 in occasione del trentesimo anniversario della Costituzione .

” Noi sentiamo spesso criticare quello che oggi si chiama il governo dei partiti, che qualcuno chiama la dittatura dei partiti. Si dice che esso ha ucciso il Parlamento.  Ed indubbiamente la vita dei partiti ha ucciso certi aspetti della vita parlamentare, ma noi crediamo che ciò sia stato un progresso (…). Ma anche in altro senso la vita dei partiti è un progresso per la democrazia, perchè oggi non accade più che il cittadino, chiamato alle urne per eleggere i propri rappresentanti, compia la manifestazione della sua volontà politica ogni 4 o 5 anni a seconda della durata del mandato parlamentare e poi sia costretto a rimettersi a quello che faranno i suoi mandatari. Oggi il cittadino che deve occuparsi di politica, che vuole veramente partecipare all’esercizio della sovranità popolare, lo può fare ogni giorno, perchè, attraverso la vita del suo partito, la sua partecipazione all’organismo politico cui aderisce, egli è in grado di controllare giorno per giorno, d’influire giorno per giorno, sull’orientamento politico del suo partito e, attraverso questo, sull’orientamento politico del parlamento e del governo. E’ un esercizio direi quotidiano di sovranità popolare  che si celebra attraversola vita dei partiti, e i partiti di massa sono veramente oggi la più alta espressione della democrazia perchè consentono a milioni di cittadini di diventare ogni giorno partecipi della gestione politica della vita del Paese ” .( 1947 )

” Questi tre concetti, da me fatti valere e che oggi sono consacrati nel capoverso dell’art.3 e nell’art. 49 , e cioè che lo Stato deve eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza di fattodegli individui, che la democrazia esige una partecipazione effettivadi tutti alla gestione della cosa pubblica, e infine che i cittadini possono gestire la cosa pubblica ed esercitare  realmentei loro diritti sovrani solo attraverso i partiti, questi tre concetti scaturiscono da una comune matrice, dalla volontà di superare il vecchio formalismo che faceva consistere la democrazia in un mero meccanismo procedurale e in un’eguaglianza fittizia, e di farla poggiare invece su una sovranità popolare effettiva ottenuta mediante una partecipazione di tutti i cittadini, mediante un’eguaglianza di fatto e non di diritto, e mediante strumenti appropriati ( i partiti ) che consentano questa partecipazione permanente, e non soltanto occasionale quale possono dare per esempio le elezioni “. ( 1977 )

Concludo, scusandomi per la lunghezza di questo scritto.

Senza buone leggi sui partiti che riavvicinino i cittadini alla buona politica, quella fatta di militanza appassionata, documentata e disinteressata nella direzione auspicata dai padri costituenti,  non credo -professoressa Carlassare e amici tutti carissimi- che una nuova legge elettorale, fosse anche la migliore di questo mondo, possa da sola rimediare ai devastanti ultimi 30 anni di anti-politica.

Recensendo l’ultimo libro di uno dei nostri intellettuali più profetici -Ivano Dionigi, latinista e  rettore emerito dell’Università di Bologna- Marco Gallizioli sottolinea come ” Il nostro mondo culturale appare sempre più misero, a causa di semplificazioni e slogan omologanti, oltre che per una diffusa e tronfia ignoranza esibita quasi con orgoglio” (I.Dionigi, Osa sapere, contro la paura e l’ignoranza, Solferino Milano 2019 ) (www.rocca.cittadella.org/rocca/allegati/676/gallizioli.pdf

Augurando a Lei e a tutti noi di non cedere mai alle semplificazioni, La ringrazio per l’ attenzione e -con immutata stima- La saluto cordialmente,

Giovanni De Stefanis

Portici (Napoli)

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