Inizio e fine vita 

Inizio e fine vita 

Il 19 maggio 2018, presso la Casa Matha di Ravenna si è svolto il Secondo corso sulla laicità organizzato dal circolo di Libertà e Giustizia di Ravenna e dedicato al tema dei Diritti civili

 Temi e relatori:

CONSIDERAZIONI SULL’INIZIO E FINE VITA:

Carlo Flamigni già Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Bologna e membro del Comitato Nazionale di Bioetica;

DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL FINE VITA:

Beppino Englaro, Presidente Associazione Per Eluana, Socio Onorario Consulta Bioetica, Milano;

Anna Mori Magistrato del Tribunale di Bologna;

Marina Mengarelli Associazione Luca Coscioni;

DIRITTO AD UNA MATERNITA’ VOLUTA E RESPONSABILE:

Tiziana Bartolotti, Ginecologa, Responsabile Ambulatori Demetra;

Demetrio Neri, Professore di Bioetica (Università di Messina);

Stefano Falcinelli, Presidente Ordine dei Medici della Provincia di Ravenna;

Corrado Del Bò, professore di Filosofia del diritto dell’Università Statale di Milano e membro del Gruppo Scuole di Libertà e Giustizia, ha concluso i lavori con una relazione di sintesi sui principali temi emersi nel corso della giornata.

Relazione di sintesi/Bioetica e razionalità

di Corrado Del Bò

Che cosa abbiamo imparato qui, oggi? Direi almeno sei cose.

La prima, che le questioni bioetiche hanno una storia, che è anche una storia politica e ideologica; prescindere da quelle storie, vale a dire dal contesto entro il quale le questioni si affermano, significa perdere un pezzo importante delle questioni bioetiche per come sono oggi. Le relazioni di Flamigni e di Neri lo hanno mostrato efficacemente.

La seconda lezione di questa giornata è che la storia, a volte, è un progresso. Mencarelli ha insistito, giustamente, su questo punto, e mi pare che almeno due casi siano a questo riguardo esemplari: primo, il fatto che si è passati dal paternalismo medico all’autodeterminazione del paziente, e secondo, che il problema del controllo sulla volontà (che il medico decida che cosa è meglio per il paziente) è diventato un problema di controllo della volontà (che il paziente voglia davvero compiere quella scelta terapeutica).

Il terzo punto che mi preme segnalare del nostro incontro concerne la funzione del diritto. Realizzare valori e fini individuali nei limiti dei danni ingiusti a terzi. L’idea del diritto mite, che consente di andare di pari passo, per usare le parole di Falcinelli con un’etica forte, per usare le parole di Falcinelli. Ma il diritto serve anche a rendere giustizia, riconoscendo e dando attuazione ai diritti individuali, come ci ha ricordato la vicenda di Eluana Englaro raccontata oggi dal padre Beppino; così come deve riconoscere, a volte, i propri limiti e cercare di adeguare gli strumenti per non affrontare problemi nuovi con strumenti vecchi e inadeguati. Strumenti adeguati, voglio ricordarlo, sono anche le leggi scritte bene: lo testimonia la vicenda della legge 194, che la Corte costituzionale non ha mai giudicato incostituzionale in nessun punto, e dall’altro lato la vicenda della legge 40, ci cui invece la Corte ha smontato pezzi importanti.

C’è poi un quarto punto che abbiamo appreso. Il diritto ha i suoi tempi, inevitabilmente, ma certo fa specie vedere che per decidere il caso Eluana siano corsi 17 anni, laddove un caso analogo in un contesto diverso, il caso Tony Bland,, ha richiesto soltanto quattro anni per giungere alla definizione. Ma pesano anche i 20 anni – un calcolo a spanne, ma sensato – che sono stati necessari per giungere a una legge sulle direttive anticipate, anche se qui naturalmente il problema non è tanto del diritto ma piuttosto di chi il diritto lo deve fare, cioè il legislatore. E di fronte a questi tempi così lunghi assume ancora una volta un rilievo etico particolare l’azione di Beppino Englaro, che si è sempre svolta, nonostante tutte le difficoltà, entro i limiti e secondo le procedure della legalità.

La quinta cosa che abbiamo imparato oggi è che un conto è la retorica, un conto è l’argomentazione. Purtroppo, nel dibattito pubblico troppo spesso la prima scavalca la seconda: lo vediamo quando si parla di idratazione e alimentazione artificiali, che, come ha dimostrato Mori, vengono presentate come se fossero pane acqua quando invece sono trattamenti medici che infatti devono essere eseguiti da un medico per l’elevato livello di complessità tecnica. Questo punto di vista a me pare che sia il frutto di una sciagurata alleanza tra il pensiero intuitivo, che pone il piano del discorso a un livello generalissimo (idratazione e alimentazione forzate che ‘diventano’ pane e acqua), e le convenienze del momento di alcune molte forze politiche.

Il sesto punto su cui vorrei richiamare la vostra attenzione riguarda infine la leale collaborazione tra poteri, per così dire. Quando si opera in contesti biomedici, è necessario che medici, giudici e legislatori remino dalla stessa parte, al fine di trovare soluzioni ragionevoli per problemi che sono di tutti. Da questo punto di vista, mi è molto piaciuto l’approccio basato sui fatti di Bartolotti, e mi piace distinguerlo da tutti quegli approcci ideologici che non si curano dei fatti medesimi.

Credo che la riconduzione dei dibattiti bioetici entro i parametri di razionalità sia un dovere da parte di tutti e per il quale debba battersi anche l’associazionismo, compreso l’associazionismo politico di cui Libertà e Giustizia è parte.

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