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IL RICORDO DI GIOVANNI FERRARA. LO STORICO CHE INSEGNAVA AD ESSERE LIBERI

24 Febbraio 2017

Sandra Bonsanti Presidente emerita Libertà e Giustizia

Tante volte mi aveva detto che la morte di un insegnante è leggera se arriva nell’aula di una università, nel mezzo di una discussione fra studenti e maestri, comunque individui che stanno dedicando tempo e passione ai grandi problemi irrisolti della democrazia.

Così, quando dieci anni fa, Giovanni Ferrara ci lasciò sulle ultime parole pronunciate contro la diseguaglianza sociale, in un seminario di Libertà e Giustizia all’università di Pavia, pensai per un attimo che il destino gli era stato amico.

Giovanni amava l’insegnamento e il dialogo più d’ogni altra cosa, era stato per molti soprattutto a Firenze il maestro che tutti vorremmo aver avuto.

Sulla scrivania, al mio ritorno e nell’angoscia di quei giorni trovai un biglietto, come spesso faceva. Ma questo era speciale, perché lo aveva firmato. Dice: «In Italia la libertà è abbastanza vecchia da esser dimenticata e troppo giovane per essere forte».

La libertà, per lui che da ragazzo aveva conosciuto la dittatura fascista, fu insieme una vocazione e un tormento. Era alla base di ogni pensiero, come consolidarla, come vigilare, come raccontarla. Lui lo sapeva fare. Suo padre lo aveva chiamato Giovanni in ricordo di Giovanni Amendola, amico e collega di giornalismo nella battaglia decisiva per la libertà.

Non so ricordarlo che così, ora che dieci anni difficili sono passati e che in tanti ci sentiamo ancora in dovere di essergli grati per le sue parole indimenticabili, per il suo sorriso, per la comprensione dell’animo umano.

Oggi sarò con i ragazzi di un liceo.

Umilmente parlerò di libertà, per far sì che sia un pochino più forte, come avrebbe voluto e come avrebbe saputo fare, molto meglio di me, Giovanni Ferrara.

La Repubblica ed. Firenze, 23 Febbraio 2017

Nata a Pisa nel 1937, sposata, ha tre figlie. Si è laureata in etruscologia a Firenze e ha vissuto per molti anni a New York. Ha cominciato la sua attività professionale nel 1969 al “Mondo” con Arrigo Benedetti.

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