Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

Vota NO al referendum sulla riforma Nordio

Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

La sinistra deve uscire dall’abbraccio mortale con il Pd

28 Ottobre 2015

Sarà solo un equivoco, un’incomprensione? O nasconde un riflesso conservativo, un istinto rinunciatario? Stiamo parlando dell’ultimo inciampo che sta frenando il cammino verso la ricostruzione di una sinistra in Italia: intendiamoci, l’ultimo in linea cronologica, ma non il solo, purtroppo. Riguarda la persistente riserva di riesumare alleanze elettorali con il partito democratico, sebbene soltanto a scala locale. Nonostante la deriva ormai incontrovertibile di quel partito, tuttora sopravvive un’ingannevole speranza d’incontro e collaborazione con quei segmenti, quelle soggettività che si segnalano per il loro disagio, dichiarato o solo potenziale, verso la leadership di Matteo Renzi.

A conforto di tale eventualità si sostiene che non si possono abbandonare esperienze amministrative dove in coalizione con il Pd si è riusciti a far qualcosa di buono, connotando positivamente la politica locale. È un’argomentazione che in sé non sembra particolarmente dannosa, né si possono escludere casi che fondatamente si segnalino come eccezioni pur sempre dignitose. Ma in generale è del tutto illusorio, se non impossibile, gestire città e territori sottraendosi al rigido involucro in cui le politiche economiche governative li hanno imprigionati. Gli esempi sono innumerevoli e non riguardano solo le autonomie locali, ma anche le prerogative parlamentari, sempre più sottomesse alle decisioni di ministri, tecnocrati e vincoli commerciali. Grida ancora vendetta la conferma dell’acquisto dell’intera commessa degli F35, nonostante la Camera abbia «eroicamente» votato il loro dimezzamento: a conferma che neanche le mezze misure possono essere accolte. E cosa dire della contrarietà della Regione Puglia alla realizzazione del metanodotto in Salento, completamente ignorata dal governo Renzi? O delle trivellazioni petrolifere autorizzate dai decreti di Palazzo Chigi malgrado il dissenso delle amministrazioni regionali, a cui non è rimasto altro che ricorrere a referendum abrogativi? Per le città è la stessa cosa, anzi ancor peggio. Si tagliano ferocemente i bilanci con la conseguenza di ridurre allo stremo il sostegno sociale, chiudere i servizi, indebolire il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti, rinunciare alle manutenzioni urbane, azzerare l’offerta culturale. E per compensare i mancati trasferimenti si costringono le amministrazioni a intensificare la pressione fiscale, a rilasciare generosissime concessioni edilizie, a svendere il patrimonio e le aziende comunali, a ridurre gli stipendi dei propri dipendenti, a organizzare collette per salvare dal degrado i beni culturali, anzi a concederli in uso come un qualsiasi affittacamere. Si può aderire con zelo e trasporto a questo sgraziato modello amministrativo, o al contrario lamentarsene e protestare. Ma non è consentito discostarsene. Se non ribellandosi, disobbedendo cioè all’indirizzo sovraordinato e, laddove possibile, modulando diversamente le proprie risorse e così cercando di corrispondere a necessità, bisogni, diritti sociali. E tranne qualche sparuta eccezione, non sembra proprio che le giunte di centrosinistra, anche quelle meglio connotate, si siano distinte per combattività o anche soltanto rivendicando maggiore autonomia. Ebbene, nonostante ciò, si è tentati dal riproporre in primavera un ormai consumato centrosinistra, immaginando vanamente di allearsi con un Pd derenzizzato. Come sembra di capire si voglia fare a Roma, contando sul contrasto tra il sindaco dimissionario (?) e il suo partito. Non è con il politicismo che si può porre rimedio ai guasti amministrativi e rilanciare una nuova stagione per questa città martoriata e delusa. Né saranno i volenterosi sostenitori di Marino che si radunano in Campidoglio a determinare la prossima geografia elettorale. Ma sarà al contrario la critica all’ex (?) sindaco che animerà la prossima campagna elettorale e che, con tutta probabilità, stabilirà i nuovi assetti politici. Cercando di difendere gli ultimi brandelli di credibilità del centrosinistra, a Roma si esprime forse il desiderio di avere una sinistra migliore, di salvare il salvabile, ma in realtà ci si accontenta di un male minore, ma che minore non è, e si rinuncia a costruire una nuova prospettiva politica.

il manifesto, 28 ottobre 2015

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