Costituzione, l’invito di Calderoli: di nuovo sui monti di Cadore?

Ora Calderoli vuole cambiare la Costituzione con il Pd. Sembra una giostra quella che gira dal 2003 attorno alla Costituzione repubblicana. La brusca frenata del referendum Costituzionale del 25 e 26 giugno 2006 non sembra servita. Ogni tanto, con una certa tenacia, c’è chi rispolvera l’antico progetto: riscrivere la Carta ad ogni costo.
In principio, nel 2003, furono i famosi quattro saggi dell’allora Casa delle Libertà ad arrampicarsi tra le montagne di Lorenzago di Cadore, celebrate da Giosuè Carducci. Così, tra polenta e Cabernet, Roberto Calderoli (Lega), Domenico Nania (An), Andrea Pastore (Fi) e Francesco D’Onofrio (Udc) si rinchiusero tre giorni in una baita spartana (“c’erano perfino gli infissi in alluminio”, ammise D’Onofrio) per riscrivere la seconda parte della Costituzione. E, alla fine, per dirla con Calderoli, ministro con uno spiccato senso dell’autocritica,  “quattro topolini partorirono una montagna”: una bozza di 21 pagine per lanciare quella devolution che sarebbe stata affossata, due anni dopo, dal referendum costituzionale, promosso tra gli altri da Libertà e Giustizia.

E a nulla valsero i bermuda di Calderoli. Quelli che il ministro aveva indossato a Lorenzago e che rispolverò per il voto. “All’epoca di Lorenzago – spiegò fuori dal seggio, il giorno del referendum – mi dissero che non si poteva scrivere una riforma in pantaloni corti”. La vecchia storia dell’abito che non fa il monaco. Non era questione di bermuda, ovviamente: quella bozza riscriveva 53 articoli dei 139 della nostra Prima Legge, stravolgendone il senso complessivo oltre che i principi fondamentali della prima parte. “L’ idea d’ andare in Cadore, fu D’ Onofrio il primo a giudicarla degnissima – ricorda l’ ex ministro, Giulio Tremonti, originario di Lorenzago, dove  ha ristrutturato un fienile con stemma di tre monti e due alberi -. Ci prendevano in giro, perché andavamo a riscrivere la Costituzione in un hotel a una stella”.

La riforma venne bocciata e ci fu anche chi, con la consueta lungimiranza, predisse tutto anzitempo. “Caro Giulio avendo organizzato un incontro in una locanda a una stella, non poteva essere uscito che un parto a una stella”, fu il pungente commento di Francesco Cossiga che non a caso aveva battezzato quella bozza “il pasticciaccio brutto di Lorenzago”.

Oltre 47 milioni i cittadini chiamati al voto, 60.978 le sezioni elettorali sparse in tutta Italia, 2 milioni 600 connazionali residenti all’estero. Terzo grande appuntamento elettorale per gli italiani, nel giro di due mesi e mezzo, quello con il referendum popolare del 2006 che respingerà la legge di modifica della seconda parte della Costituzione approvata dai due rami del Parlamento.

Il 61,7 per cento degli elettori boccia il progetto di revisione costituzionale del terzo governo Berlusconi. Il referendum, promosso da Libertà e Giustizia in coordinamento con altre associazioni come Astrid e la Cgil, sotto il titolo Salviamo la Costituzione, non aveva vincolo di quorum: alle urne si reca il 53,6 per cento degli aventi diritto. Negli ultimi 15 anni, questa vittoria rappresenta per lo scarto di voti l’unica vera e grande sconfitta del centrodestra.

Ma nessuno si è sentito per questo scoraggiato. I tentativi di fare a pezzi la Costituzione sono continuati a dispetto della volontà popolare, contro ogni ragionevolezza. Le prove sono qui, in questo Libretto nero, aggiornato mese per mese. Ora, Calderoli ci riprova. Chissà che non ci caschi anche il Pd…

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