Non fare (una) macelleria sociale

08 Lug 2010

Non fare (una) macelleria sociale

Questa espressione è stata usata dal Premier italiano per fugare i timori innescati dalla manovra finanziaria che era stata seccamente smentita sino a qualche giorno prima. Il Governo ha ripetuto il mantra “gli altri stanno peggio di noi” e questo non già per le virtù della finanza dello Stato bensì dei privati. Come a dire: è vero che abbiamo il debito pubblico pro-capite più alto del mondo ma è anche vero che i cittadini italiani sono i meno indebitati. La conclusione surrettizia alle due premesse è la seguente: quindi il risparmio privato può essere portato a compensazione del debito pubblico. A ben pensarci, questo accade quotidianamente e quindi siamo di fronte alla tutt’altro che scongiurata “macelleria sociale”. Il sostantivo richiama il luogo ove su di un bancone fanno brutta mostra di sé sanguinolenti tocchi di carne, mentre l’aggettivo precisa che essi appartengono non ad animali, bensì ai membri della società, richiamando un orripilante parallelismo con le insegne su cui si legge “macelleria equina”, “macelleria bovina” e affini.

Questa espressione, di cui non ricordo una più ributtante, denuncia la considerazione di cui i cittadini della Repubblica Italiana godono presso i propri governanti: quella di bestie, anzi, di bestie da macello. Ma in questa truculenta metafora c’è di più e cioè che della carne dei cittadini si nutre quel mostro insaziabile che è impropriamente chiamato Stato e che invece dovrebbe essere correttamente definito malgoverno, dato che i nostri governanti sembrano dimentichi di essere essi stessi la testa e spesso anche la pancia di questo orribile mostro.

Un secondo ma improbabile significato (che avrebbe potuto essere giustificato grammaticalmente dall’articolo indeterminativo “una” anteposto a “macelleria”) è quello per cui il Governo non sarebbe ancora giunto al punto da dover istituire una macelleria sociale per assicurare un pasto a base di carne anche ai poveri. Però se continuano di questo passo…

Concludo con una riflessione sulla veridicità dell’irripetibile metafora. Il Premier dice assolutamente la verità se si riferisce a quella categoria di Italiani, in cima alla quale si trova lui medesimo, che potremmo definire gli “intoccabili” e che, pur potendo più degli altri, non daranno neppure un euro per puntellare la nostra finanza pubblica; non si può dire altrettanto in riferimento ai lavoratori pubblici e qui si apre un’altra questione: perché i sacrifici li devono fare quelli pubblici sì e i privati no? Nell’uno (quello degli “intoccabili”) e nell’altro caso (quello dei lavoratori) c’è di che scrivere un trattato di etica sociale. Resta il fatto che gli stipendi del pubblico impiego rimarranno bloccati per tre anni (guarda caso il tempo che resta al governo in carica, che alla scadenza del suo mandato potrà promettere lo sblocco a condizione di essere riconfermato. Diabolico!) e poi si vedrà… Forse non è superfluo ricordare a chi dice che gli stipendi non verranno tagliati, che uno stipendio che resta fermo mentre i prezzi crescono è uno stipendio che nella realtà il taglio lo subisce eccome. A questo si aggiunge che stiamo parlando degli stipendi più bassi d’Europa, Grecia compresa. Se non è macelleria sociale questa…

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