Stajano: “La mia città degli untori”

06 Mag 2009

Una lunga camminata all’interno della cerchia dei Navigli, con un io narrante che aggirandosi per le strade della città si imbatte in violenze e degrado civile. «I luoghi mi hanno sempre ispirato suggestioni. Racconto Milano, la città della peste da cui gli untori non se ne sono mai andati», spiega Corrado Stajano, che giovedì sera, alla Camera del Lavoro di Milano ha presentato il suo libro “La città degli untori”, assieme all’ex magistrato Gherardo Colombo e al saggista e garante di LeG Claudio Magris. Quattrocento anni di violenze, dalle stanze di villa Triste, dove i fascisti torturavano i prigionieri, a piazza Fontana, 17 morti e 88 feriti per la strage dell’12 dicembre 1969. «Volevo resuscitare la memoria, anche quella delle persone dimenticate», spiega Stajano. Una passeggiata reale e metaforica, una sorta di romanzo storico che parte da Gian Giacomo Mora, torturato e condannato a morte nel 1630 con l’accusa di aver diffuso, appunto, la peste, e arriva al giudice Guido Galli, assassinato nel 1980 dai terrororisti di Prima Linea nei corridoi dell’Università Statale. Il passato che si mescola al presente. Storie vere, raccontate con il piglio del cronista: «Sono partito da frammenti di vita come dalle parole incise sul marmo», spiega Stajano. Una prospettiva cruda, che costringe a fare i conti con la realtà. I luoghi rimandano alla vita e alle vite. Sono eroi, loro malgrado, Guido Galli, Emilio Alessandrini, Giorgio Ambrosoli. Eroi borghesi, perchè si ritrovarono ad esserlo solamente lavorando con passione e integrità.

«Davanti alla marcescenza del corpo sociale, alla finanza che vince sull’imprenditoria e agli anni del fascismo, Stajano porta però esempi di vita che sono anticorpi alla malattia», rilancia Claudio Magris. «Questi uomini generosi non si sono immolati per nulla. Se nella sede giudiziaria di Milano, l’attenzione all’articolo 3 della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” è così alta, lo dobbiamo anche a Galli», è il pensiero di Gherardo Colombo. Ribelli, vite esemplari e destini sconfitti. Un libro nichilista? «Niente affatto – chiude Stajano – la memoria ha un alto valore, l’oblio sarebbe un ulteriore violenza alle vittime: ogni testo è già di per sè un atto di speranza».

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