Il tempo della corruzione

_DSB8914 copiaInnanzitutto, desidero scusarmi per non essere presente lì con voi tutti ; come avrei, peraltro, desiderato. Ma colgo l’occasione di questa breve ripresa, per condividere alcune riflessioni insieme agli amici di Libertà e Giustizia, agli importanti relatori che mi hanno preceduto e che parleranno dopo di me, ai ragazzi dei licei coinvolti nei nostri progetti sulla Costituzione, a tutti i cittadini che hanno scelto di festeggiare insieme a noi la Repubblica e la Costituzione nata a suo fondamento.
La prima considerazione è sul tempo, sul problema predominante, così come a me pare che sia, del tempo che stiamo vivendo: ed è il tempo della corruzione. E vorrei richiamare l’attenzione sul significato della corruzione. Corruzione non è semplicemente: violazione di regole, comportamenti illegali, “malaffare”. La corruzione è un sistema. I corrotti stabiliscono rapporti tra di loro; questi rapporti tendono a espandersi, secondo la logica della connivenza, dell’omertà. E a che cosa mira la corruzione? La corruzione mira all’accaparramento di due beni, che sono il potere e il danaro. E come sappiamo, per poco che si conosca l’animo umano, di potere e di danaro non ce ne è mai abbastanza. Per questo mi pare che sarebbe giusto prendere atto che i sistemi di corruzione sono espansivi.
“Omnis corruptio” – potremmo dire così – “diffusiva sui”: è come una ragnatela, come una piovra che si diffonde e che mina dall’interno il sistema della convivenza sociale, così come noi vorremmo che fosse, così come è scritto, per esempio, nella nostra Costituzione.
La parola corruzione contiene dentro di sé la desinenza “azione”: tutte le parole che hanno una desinenza di questo genere sono delle parole che indicano un’aggressione. Quando noi diciamo che una persona è corrotta, vuol dire che dentro di sé ha un forza che distrugge qualche cosa di corretto, di degno. La corruzione, dunque, ha a che fare con la degenerazione: di nuovo, un’altra parola con la medesima desinenza. In grande, la corruzione è qualcosa che scava dall’interno il sistema legale, il sistema ufficiale.
E noi viviamo in un tempo in cui il nostro paese, ma non solo il nostro paese, il mondo intero è invaso dalla corruzione. Questa ricerca spasmodica di danaro e potere si è inserita all’interno delle istituzioni legali e le sta svuotando di significato. La conseguenza è davanti agli occhi di tutti: le regole formali, le regole della democrazia, sempre più ci appaiono prive di contenuto e sempre di più appaiono prive di significato e di valore o addirittura odiose agli occhi di chi coloro che sono sfruttati dalla corruzione. E proprio qui emerge il secondo significato della corruzione: questa ricerca spasmodica di potere e danaro, alleati l’uno con l’altro, crea disuguaglianza. Crea disuguaglianza tra chi si approfitta del potere del danaro per averne sempre di più, a danno di chi ha sempre di meno.
Quando noi guardiamo la nostra società o il mondo nel suo complesso ci accorgiamo – e come sarebbe possibile non vederlo – che le differenze, le discriminazioni, le disuguaglianze, crescono in maniera impressionante. Il mondo è oggi pervaso da “corruzione globalizzata” egli scandali di questi giorni sono lì a dimostrarlo. E non è solo appropriazione di danaro e di potere, ma è appropriazione anche di Natura. Il sistema corruttivo, lo vediamo all’opera, divora le risorse della Terra, risorse ambientali, beni comuni che vengono ridotti a proprietà di pochi. Noi dobbiamo reagire. Un mondo costruito su questo è un mondo che non sta più in piedi.
E qui ci possiamo rivolgere alla Costituzione! Alla Costituzione nel nome della quale siamo riuniti per festeggiare quest’oggi. Perché la Costituzione ci da della vita sociale, della vita comune un’idea completamente diversa. Noi abbiamo sottovalutato norme come quelle che impongono la solidarietà: la solidarietà è un valore che implica il divieto di appropriazione particolare di beni che devono essere di tutti. La nostra Costituzione vuole legalità. La nostra Costituzione vuole rispetto della Natura; delle risorse naturali; dell’ambiente; della storia; della tradizione. Sono tutte cose che noi dobbiamo considerare patrimonio di noi stessi.
Per questo il ritorno alla Costituzione. Possiamo dire: tanto più la Costituzione è ignorata, tanto più c’è bisogno di riscoprirla. Sia questa la festa della Costituzione insieme alla festa della Repubblica; per ritrovare le ragioni per cui si è scritta quella Carta che chiede da noi impegno e responsabilità.
In questa prospettiva, Libertà e Giustizia propone un testo, una Carta che, in maniera alquanto innovativa, è intitolata non “Carta dei Diritti”, ma “Carta dei Doveri”. E chiede ai cittadini che condividono le preoccupazioni che hanno mosso coloro che hanno scritto questo documento di rendersi conto che i diritti, che sono la meta alla quale noi guardiamo – i diritti di tutti, non i diritti dei più forti che sono invece privilegi, ma i diritti di tutti, specialmente dei meno forti, di quelli che stanno in basso nella piramide sociale – questi diritti non si possono garantire se non c’è una corresponsabilità dell’osservanza dei doveri comuni. Non ci sono diritti se non ci sono doveri. Se non ci sono doveri, c’è la caccia illimitata dei più forti per accumulare privilegi e i privilegi sono in contrasto con l’idea di società giusta. Per questo Libertà e Giustizia ha pensato che fosse opportuno oggi proporre o, se si vuole, riproporre questo tema dei doveri; doveri non fini a sé stessi, ma come premessa per i diritti di tutti.
Buon lavoro e “ad majora”!

10 commenti

  • Illustre prof. Zagrebelsky,

    ancora una splendida “lectio magistralis” che parte dall’analisi del fenomeno corruttivo, che estende i suoi tentacoli vischiosi e distruttivi sino a diventare “globalizzata”, per acquisire in continuo più denaro e potere, per arrivare alla nostra Costituzione, che disegna una socialità del tutto antitetica alla corruzione.

    E lei afferma: “E qui ci possiamo rivolgere alla Costituzione! Perché la Costituzione ci da della vita sociale, della vita comune un’idea completamente diversa.”

    E’ vero professore, ci dice un sacco di belle cose pensate per noi da quei 500 Portatori di un alto rigore morale e culturale, che, pur dalle diverse provenienze politiche, hanno saputo ritrovarsi in una Carta che ancora rispecchia fedelmente quel rigore.

    Ma quella Carta, rimasta per troppo tempo in bacheca a coprirsi di polvere come le cose in disuso, ora è soggetta ad attacchi demolitivi che non possiamo permettere.

    E non basta declamarne le qualità ampiamente riconosciute per difenderla! E’ necessario brandire gli strumenti che essa stessa ci offre per blindarla efficacemente da ogni attacco lesivo del suo “spirito originale ed autentico”, ma non degli opportuni aggiornamenti.

    Ed è qui che aspetto Lei ed i suoi Pari! Siete Voi con la Vostra saggezza che dovete guidarci nell’esercizio degli articoli che consentono la Democrazia Diretta Propositiva, per riformare il Paese e riportare nel Parlamento quel “rigore morale e culturale” indispensabile a guidarlo su una via di progresso continuo!

    Siete Voi che dovete “spendere” i Vostri saperi per questa impresa! Le belle analisi ci hanno fatto capire e indignare, ma ora è necessario un passo avanti.

    Altrimenti soccomberemo assieme alla nostra Costituzione cantata e laudata, ma lasciata insultare, tradire e morire.

    Ed è qui che Vi aspetto, professore, assieme ad altri milioni di Cittadini come me pronti a tradurre in azioni reali i Vostri suggerimenti consapevoli!

    Coraggio professore! Il tempo non corre a nostro favore, e se ne è già perso troppo!

  • Quando l’autoproclamotosi ‘guardiano della Costituzione’ parla di corruzione, a chi si riferisce in particolare? Per caso alla casta dei magistrati/giudici cui appartiene? Non credo.
    Dov’è allora la differenza tra il suo sermone e quello di un prete di campagna?
    Vattelappesca!
    Comunque,è infinitamente meglio la “gemina caritas” di Agostino di Ippona che la “Carta dei doveri”. Una ragione? Si rivolge a tutti, e non solo ai propri parrocchiani.

  • Solo la RESISTENZA CIVILE del popolo sovrano – in forza della norma, immanente nella Costituzione (di cui all’art. 50, c. 2, progetto di Costituzione), “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”, potrà abbattere la Repubblica del privilegio e del malaffare.
    Fra i doveri del cittadino, quindi, non può mancare quello della resistenza all’illegalità dei pubblici poteri.
    La maggior parte dei cittadini è esclusa dalla tutela prevista dall’art. 24 Costituzione, eppure il Capo dello Stato, già professore di diritto e giudice costituzionale, non mostra di indignarsi se il cittadino è costretto ad attendere anni o lustri, con notevoli spese a suo carico, perché l’autorità giudiziaria stabilisca il giudice, precostituito per legge (!), competente a conoscere la sua causa.
    Non esiste un’autorità che abbia il compito di contrastare, nell’interesse di tutti i cittadini, l’eccesso di potere legislativo ed amministrativo e la discrezionalità del giudice che sconfina nel diritto libero. Ecco perché le cricche costituite da elementi del potere legislativo, amministrativo e giudiziario sono quasi sempre invincibili.
    Il cittadino isolato sarà sempre soccombente. Solo una coalizione sociale che abbia tra i propri fini quello della RESISTENZA CIVILE alla pubblica illegalità potrà riuscire nell’intento di far attuare i principi della nostra Costituzione.

  • Gli autoproclamatisi ‘guardiani della costituzione’ hanno già sentenziato: il marcio non è qui, ma ‘altrove’ (vedi il loro “Comunicato [in realtà: proclama] stampa). L’inferno, come diceva lo stalinista Sartre, “sono gli altri”.
    Fedeli al più becero populismo giudiziario, hanno già emesso le sentenze, ossia messo in pratica i sermoni-verdetti del giudice Zagrebelsky.
    Qui il nazista Heidegger furoreggia (tutto ciò che non sono io, fa schifo)!
    “I veleni più sottili sono i più pericolosi”.
    Cavete a malos!

  • piuttosto scarso “a latino”, il sig. Ferretti dimostra anche di non conoscere bene Sartre, che ha smesso di essere stalinista nel 1956.
    però su Heidegger ha ragione: era nazista.
    un tentativo di sfoggio culturale in cui si azzecca una affermazione su tre non è proprio il massimo.
    ma che ci azzecca Heidegger con il tempo della corruzione lo sa solo il signor Ferretti, a cui risparmio volentieri il compito di spiegarcelo.
    non è molto interessante

  • L’ho detto io che qui furoreggiano i saputelli che si grattano le natiche: adesso mi correggono le sviste.
    Sartre è stato stalinista dall’inizio alla fine, per chi l’ha letto (anzi alla fine è stato come Pol Pot, cioè Stalin ‘in essenza’).
    grc non risponde sui contenuti, di cui si vede che non capisce un fico secco.
    Su Heidegger si informi, prima di obiettare: Essere e ‘tempo’ (minghia che ignoranza!).
    Qui è ‘interessante’ solo chi è fedele al guru e recita giaculatorie, come i fedeli di Padre Pio (tra i quali spicca grc)..
    “Di alcuni scribacchini che mi criticano, dicoi: «Io sono una grande quercia ai piedi della quale i ranocchi vengono a spargere il loro veleno»”.
    «Hoc miserae plebi stabat comune sepulcrum». Cavete a scribis!

  • molto spiacente per il signor Ferretti, ma Sartre è stato talmente stalinista da condannare sia l’invasione dell’Ungheria che quella della Cecoslovacchia. si informi.
    e soprattutto legga: io ho confermato che Heidegger era un nazista. non mi contesti, almeno quando le dò ragione.
    infine: per confrontarsi sugli argomenti, occorre che gli argomenti ci siano: il signor Ferretti non ne ha, o per lo meno non ne scrive. nei suoi interventi leggo soltanto un po’ di veleno e tanta frustrazione.
    quasi dimenticavo: il verbo cavere regge l’accusativo. qualcuno forse ricorderà il “CAVE CANEM” di Pompei.
    le rinnovo l’invito: si informi, caro Ferretti, si informi.

  • Tradotto per gli ottusi:
    - i giudici non hanno mai saputo (o meglio voluto) individuare i responsabili dei crimini contro la Repubblica (strategia della tensione, terrorismo ecc.)
    - i giudici hanno assolto Andreotti (sostenendo che era prima mafioso, poi normale: anche i polli non riderebbero, per lo schifo)
    - i giudici hanno assolto Berlusconi (motivazione: non sapeva che era minorenne: anche i polli non riderebbero, per lo schifo)
    - i giudici vanno sempre in tv a straparlare di processi ancora da istruire o di processi in corso, cioè danno sempre la stura al ‘populismo giudiziario’ (=processi di stampo staliniano o maoista)
    - i giudici costituzionali emettono continuamente sentenze politiche (vedi quella sulle pensione)
    - i giudici hanno riempito le carceri di poveri cristi, non già di grossi criminali
    - i giudici fanno i ‘creativi’, mentre in democrazia devono essere “la bocca che pronuncia le parole della legge”
    ecc. ecc.

    Ribadisco: la barbarie è qui, non altrove. E aggiungo:
    Dio acceca i suoi nemici (e fa bene).

  • A proposito di Sartre:

    Sartre e i suoi simili condannarono la repressione da parte dello Stato democratico del “Movimento 77″, cioè un movimento dichiaratamente e attivamente E FEROCEMENTE antidemocratico…

    Gli intellettuali ‘sinistri’ si inalberano sempre se viene ammazzato un giornalista ateo, giammai però se viene ammazzato un cristiano in qualche parte del mondo.
    Gli intellettuali ‘sinistri’ non sono discendenti non di Voltaire, ma di Stalin.

    PER ARGOMENTARE BISOGNA AVERE DI FRONTE PERSONE CHE ARGOMENTANO (CHE QUI SONO ASSENTI), NON GURU E CREDENTI (CHE QUI PULLULANO).
    GRC è SOLO UNO SCOLARETTO DI SCUOLA MEDIA CHE CONOSCE L’ACCUSATIVO. A LUI NON RISPONDO PIù, PERCHE’ AFFETTO DA MALE INCURABILE. LO LASCIO AL SUO DESTINO.

  • A forza di baloccarsi con le parole Renzi definisce “coalizione asociale” il tentativo di un gruppo di cittadini onesti e di studiosi della Costituzione che cercano di riportare al centro degli interessi nazionali la legalità, il lavoro ed i diritti, compreso quello di dissentire da chi si comporta come fosse il “padroncino” dell’Italia. Un abisso dalla “colazione sociale” che da tempo sta facendo inzuppare la brioche nei soldi pubblici a molti suoi compagni nel partito che fu di Berlinguer. De Luca e Renzi, un’accoppiata formidabile, il toscano ed il campano simili per arroganza e disprezzo per chi non la pensa disinvoltamente come loro, finti rottamatori pronti alle alleanze meno limpide e con chiunque pur di mantenere l’egemonia, convinti che tutti debbano sottostare al “nuovo verbo” della supremazia della politica, ultimi arrivati in un giochetto che più vecchio non si può, basta rileggere la storia dell’umanità. Giampiero Buccianti

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