Decurtato finanziamento Mibact alla Nazionale: da 1.111.000 a 196.397 euro in un solo anno

 Da anni la più importante biblioteca italiana – la Nazionale Centrale di Firenze, 6 milioni di volumi – è moribonda, per mancanza di fondi. Il personale copre circa il 50% dell’’organico, nella Sala di Consultazione si deve studiare col cappotto, piove dai lucernari, i bagni sono spesso inagibili, le finestre non si possono aprire perché pericolanti. E ora sembra arrivato il colpo di grazia: il Ministero per i Beni Culturali ha deciso di tagliare di oltre l’’80% il fondo per il funzionamento (quello che permette di aprire le porte ogni mattina, di pagare le bollette: insomma, di sopravvivere malgrado tutto). Invece del 1.111.000 euro arrivato l’’anno scorso, quest’’anno la dotazione sarà di 196.397 euro: una cifra ridicola, inferiore a quella che lo stesso ministero ha pensato bene di destinare a Non c’’è due senza te, l’’ultimo film con Belén Rodriguez. O, se vogliamo rimanere ai libri, pari ad un quarto di quella destinata dalla stessa tabella ministeriale al funzionamento del Centro del libro e della Lettura (826.209 euro). Sarebbe poi umiliante constatare quanti soldi pubblici vadano gettati in mostre d’’occasione e festival effimeri, mentre si costringe la Biblioteca per eccellenza della nazione ad una indecorosa, e comunque inutile, prostituzione: un anno fa la Sala di Lettura – definita per l’’occasione «una location fiorentina ricca di storia e di atmosfera» – fu chiusa per accogliere una sfilata di moda, mentre pochi mesi prima la Biblioteca aveva ospitato alcune partite di golf.
 Naturalmente, la Nazionale fiorentina non è un caso isolato: è solo il luogo dove sono più visibili le conseguenze del massiccio disinvestimento pubblico (pari al 50%, dal 2005 ad oggi) in quelle fabbriche di futuro che sono le biblioteche. Il piano della performance del Mibact per il 2013-2015 riconosce che «le biblioteche pubbliche statali attualmente ricevono circa la metà dei fondi di cui necessitano per garantire un adeguato servizio all’’utenza e per assicurare la corretta tutela e valorizzazione del patrimonio librario custodito, nonché per garantire il rispetto della normativa sulla sicurezza». E non è l’’Europa a chiederci questa sorta di suicidio collettivo, questa scientifica costruzione di un futuro meno civile: se da noi, nel 2013, la somma disponibile per il funzionamento di tutte le cinquanta biblioteche statali era di 11.244.186 euro, nello stesso anno lo Stato francese faceva funzionare la sola Biblioteca Nazionale con 87.314.979.
 Di fronte a questo drammatico stato delle cose, il governo Renzi non cambia verso: e a Firenze arrivano, per ora, solo promesse. Il 14 febbraio scorso l’’Associazione Lettori della Nazionale ha scritto un’’accorata lettera al ministro Franceschini, chiedendo che vengano assegnati «fondi adeguati, e, soprattutto, che vengano indetti concorsi per selezionare con contratti a tempo indeterminato il personale specializzato, il solo in grado di gestire una macchina del sapere complessa e insostituibile. Crediamo che il progetto di rinnovamento della scuola, voluto dal Suo governo, e la volontà di assicurare la “cultura diffusa”, di cui ha parlato il nuovo presidente della Repubblica, non possano fare a meno del buon funzionamento delle strutture portanti». Franceschini non ha trovato ancora il tempo di rispondere: forse perché la differenza tra annunci e realtà è imbarazzante. Trovando, al contrario, il tempo per cantare insieme a Gianni Morandi, il ministro ha dichiarato che la canzone di Lucio Dalla che meglio rappresenta il Governo sarebbe Futura. Ma entrando nella Biblioteca Nazionale di Firenze viene in mente, invece, Attenti al lupo.

la Repubblica, 5 marzo 2015 

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