Un settennato costituzionale

Sergio Mattarella non lo sentivi nemmeno arrivare, come se non volesse disturbare, col rumore dei suoi passi. Ma poi si avvicinava a noi giornalisti con un sorriso partecipe nei momenti che lui ricorda ora come “impegnativi”. Niente, rispetto all’impegno che si assume da oggi, 31 gennaio 2015, per i prossimi sette anni.

Anni di grandi difficoltà, di disoccupazione e miseria e di grande tensione dentro e attorno alle istituzioni. Ma la scommessa della sua vita sarà quella di riuscire a riavvicinare i cittadini alla politica: saprà farlo questo politico così schivo e lontano da ogni ribalta, questo uomo della prima Repubblica che dovrà vigilare su riforme della Costituzione già disegnate e in parte votate e su una legge elettorale diversa profondamente dal suo mattarellum?

Arrivò nelle istituzioni un anno dopo l’uccisione di suo fratello, ed era come se dappertutto e in ogni occasione lui insistesse a cercare le traccia di quella morte, i motivi di quella feroce esecuzione.

Era il dicembre dell’81 quando si avvicinò a Tina Anselmi, che poi lo avrebbe avuto sempre al suo fianco nella Commissione P2 e le disse che i personaggi che avevano “organizzato la fuga di Michele Sindona dall’America e lo avevano ospitato” in Sicilia erano stati inquisiti e denunciati da suo fratello Piersanti nella sua veste di presidente della Regione Sicilia per appalti irregolari. In sostanza Sergio Mattarella collegava già allora gli ambienti massonici e imprenditoriali dell’isola con i boss di Cosa Nostra. Mafia e P2, Mafia e politica.

Mattarella fu uno dei commissari più attenti alle insidie che la loggia di Gelli costituiva per le istituzioni democratiche con il Piano di Rinascita e l’opera di proselitismo che durava ormai da quasi vent’anni. Il nuovo presidente della Repubblica dunque, potrebbe essere al Colle una figura che ancora non abbiamo avuto: uno cioè che il “male oscuro” della Repubblica, l’antistato,  lo ha incontrato direttamente, e certamente non lo ha dimenticato.

Sergio Mattarella è uno che sa e che ha sofferto. Ed è forse anche per questo che non ama i palcoscenici, che preferisce stare in disparte, come dovesse ancora inseguire il filo dei suoi pensieri. Ed è significativo che sia una figura in un certo senso “drammatica” che è stata cercata a fare da ponte tra il nuovo e il passato. Questa drammaticità del personaggio porterà la politica in una zona del tutto ignota al nostro tempo: serietà e lavoro. Lui leggerà le leggi dalla prima all’ultima parola come fece quando si ribellò contro la legge Mammì e si dimise dal governo Andreotti: dunque si assumerà una responsabilità direi quasi personale.

Ha sempre difeso la memoria del padre Bernardo privilegiando la figura del giovane che a 19 anni aveva fondato il Partito popolare in un paese vicino a Trapani e poco dopo era già in rapporti con don Sturzo e con De Gasperi. Inoltre Sergio Mattarella ha sempre rivendicato che in casa loro erano stati educati da bambini a essere contro la mafia. Così come, diventati adulti, avevano imparato ad ammirare e a sostenere Aldo Moro e ad apprezzare la politica di apertura al Pci.

La cosa più chiara sui motivi dell’uccisione di Piersanti la disse Giovanni Falcone davanti al CSM : “Sarebbe riduttivo e contrario alla realtà pensare che l’omicidio Mattarella sia stato provocato da uno o più appalti concessi o rifiutati.La manovra moralizzatrice di Piersanti Mattarella era ben più ampia e più articolata e cercava soprattutto di fare in modo di rendere la classe dirigente siciliana molto più stabile e coesa, molto meno permeabile ad influenze di qualsiasi genere”.

E’ stato vicino ai migliori uomini della Democrazia cristiana, e rivendicava con fierezza l’amicizia di Leopoldo Elia. Per  questi ed altri motivi io penso che potrebbe riuscire a essere un presidente di cui abbiamo bisogno. Credo però che dovrà riuscire a scrollarsi di dosso i “pesanti fardelli” di quella “corte” romana cresciuta negli anni attorno al Quirinale, una corte che oggi lo incoraggia e lo candida ma che domani, se Mattarella mostrasse di essere autonomo e libero come lo abbiamo conosciuto in tempi lontani non mancherebbe di trasformare la delusione in isolamento.

Credo che Mattarella non possa non sentire la responsabilità del suo passato, le cose che sa e quelle che ha sofferto. Solo così potrà parlare agli italiani, oltre le cortine dell’ufficialità, degli amici dell’ultima ora che già fanno a gara a circondarlo.

Penso alla Tina Anselmi: alla solitudine e al silenzio della sua lunga malattia. E a come sarebbe fiera di vederti Presidente della Repubblica. Ed è anche per lei, che insegnò a tutti noi il senso e la bellezza della democrazia, della trasparenza e della libertà, che oggi, caro presidente auguro a Te e a tutti noi un settennato costituzionale.

 

 

14 commenti

  • Nei giorni precedenti l’elezione del presidente della repubblica mi rivolgevo questa domanda:Chi sarà il nuovo capo della repubblica? Saprà lottare contro le cosche di politici criminali,o ne sarà il portavoce ?
    L’elezione di Sergio Mattarella mi porta a sperare che il personaggio scelto per il più alto grado della repubblica potrebbe essere in grado di dare vita a quel movimento di ricostruzione del paese sulle sani basi della legalità.
    Quale presidente sarà, lo sapremo solo osservando attentamente ogni giorno il suo lavoro,e saranno i suoi atti ,che noi dovremo giudicare avendo sempre come metro di giudizio il ripristino della legalità perduta nel paese.
    Perdita che nuoce alla maggioranza dei cittadini,i più giovani in particolare,giovani che hanno bisogno di qualcuno che non li illuda nella speranza di un domani migliore ,ma che dia loro ,oggi ,la concretezza di fatti ,fatti concreti su cui possano costruire il loro domani.
    Chiedo di fare questo al nuovo presidente della repubblica usando le parole del Gen.Carlo Alberto Dalla Chiesa : Certe cose non si fanno per coraggio,si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli. “

  • Credo che il primo a rilevare la curiosa….anomalìa di questa elezione sia lo stesso Mattarella, membro fino a ieri di quella Consulta che – sancendo la incostituzionalità del Porcellum – ha delegittimato politicamente la stessa assemblea parlamentare che lo ha appena eletto Presidente della Repubblica. Non c’è alcun motivo per dubitare – come auspica la Bonsanti – che Mattarella punti a ‘ riavvicinare i cittadini alla politica ‘ ma, certo, ad un esperto di diritto parlamentare e, per giunta, giudice della suprema corte, non può essere sfuggita questa ‘ anomalìa ‘ che , del resto, non fa che confermare il ‘ realismo contro la Costituzione ‘ di cui ci ha parlato Zagrebelsky nel suo recente saggio sulla sentenza n.1/2014. Se – in altre parole – non viviamo più in uno ‘ Stato costituzionale ‘ ( ma, tutt’al più, in uno ‘ Stato che ha una costituzione ‘ di cui è possibile non tenere alcun conto ), sarà difficile che quello che sta per iniziare possa definirsi un ‘ settennato costituzionale ‘. “Se tra la Costituzione e lo Stato ” – osservava Zagrebelsky – ” si crea una contraddizione, allora la costituzione cede allo
    Stato e lo Stato può scrollarsi di dosso l’ ingombro rappresentato da una legge che esso stesso , per tempi più tranquilli, si è data. Chi è il sovrano?
    E’ lo Stato, come dice implicitamente la Corte o è la Costituzione ( o il popolo che agisce nelle forme e nei limiti della Costituzione) come dice l’art.1,comma 2 Cost. ? (…) Quando si guarda dietro alle parole, si vede che dietro lo Stato stanno forze politiche e si può concludere con la inquietante constatazione che la sentenza della Corte, liberandole dal vincolo della Costituzione, ne ha legittimato la nuda forza, priva di diritto, e ha de-costituzionalizzato la politica. Fino a quando la Costituzione, che pure ha mostrato il suo volto nella parte sostanziale della sentenza potrà essere lasciata da Parte ?”. Mattarella riuscirà in quell’ obiettivo di riavvicinamento dei cittadini alla politica solo se avrà presente il grave interrogativo di Zagrebelsky. Se terrà conto, cioè, che il 40% circa degli italiani non crede più nella democrazia rappresentativa ed il 60% circa ha eletto i propri rappresentanti in Parlamento in virtù di una legge elettorale incostituzionale e, per giunta, dando una abnorme maggioranza ad una coalizione e ad un programma che non sono quelli attualmente al governo del Paese. Condivido la speranza della Bonsanti che lo schivo professore di diritto parlamentare ( branca del diritto costituzionale ) ‘ legga le leggi dalla prima all’ ultima parola ‘ come fece con la famigerata legge Mammì. In questa felice ipotesi, sono certo che davanti a riforme costituzionali che rischiano di smantellare la Costituzione del ’48, saprebbe opporre un argine, raccomandando a questo Parlamento politicamente delegittimato e a questo governo, il cui programma non è mai stato sottoposto al giudizio degli elettori, di concentrare le proprie energie sulle ‘ difficoltà e sulle speranze dei nostri concittadini “. Per poi valutare l’ opportunità di sciogliere le Camere e mettere in condizione il popolo sovrano di esprimersi. Con una legge elettorale che rispecchi le scelte dei cittadini e non le alchimie di qualche guru della ‘ vocazione maggioritaria ‘. Si realizzerebbe, così, il sogno di un ‘ Presidente che sale al Colle a piedi ( o anche con una sobria e grigia Panda ), tra due ali di folla in festa ‘.
    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Concediamoci almeno una piccola speranza in mezzo a tanto buio. Non solo perché abbiamo evitato i peggiori candidati, gli uomini buoni per tutte le stagioni, gli inciuci e le poltrone, ma perché se personaggi degni di grande stima come Nando dalla Chiesa e Stefano Rodotà, oltre naturalmente a Sandra Bonsanti, hanno espresso apprezzamento per Mattarella, una ragione ci sarà. Buoni indizi non mancano nel suo passato, anche se ho letto sul Fatto Quotidiano che non tutti i suoi congiunti hanno avuto lo stesso spessore morale del fratello Pier Santi, ma nessuno ha messo in dubbio la personale onestà del nuovo presidente.
    La solida cultura politica e istituzionale di Mattarella, in questa epoca di dilettanti allo sbaraglio, può rivelarsi una preziosa risorsa. Certo, il giubilo dell’entourage renziano ci ricorda che i problemi che ci assillano sono sempre tutti lì e la classe politica con cui fare i conti è sempre quella. Ma a volte le persone elette si muovono in direzioni ben diverse da quelle auspicate da chi le elegge. Scalfaro fu designato con una sorta di compromesso per uscire dallo stallo ed è stato uno strenuo difensore della Costituzione, senza fare sconti a nessuno. Auguriamoci che Mattarella possa essere un nuovo Scalfaro e che i “rottamatori” della Costituzione e gli amanti dei patti occulti abbiano qualche motivo in meno per ridere. Aggiungo che i Cinque Stelle ancora una volta si sono chiamati fuori partita: avrebbero potuto proporre subito Prodi o convergere su un candidato magari non ideale o da prima scelta (non lo era neanche il loro, in questa occasione) ma credibile e dignitoso come Mattarella, sancendo l’isolamento di Forza Italia, anziché intrappolarsi in una strada senza uscita. Speriamo comunque, pur tra mille cautele, di vedere una piccola luce in fondo al tunnel e che l’auspicio del “settenato costituzionale” possa trasformarsi in una speranza concreta.

  • Penso che la storia e la coerenza di ogni persona raccontino fedelmente anche il suo futuro.

    Per questo penso che la nostra angoscia potrà lasciare spazio ad una più pacata preoccupazione, in attesa di quel tempo buono, che pareva non potesse tornare.

    Auguri a tutti che col nuovo Presidente possa arrivare presto anche quel Paese migliore, che da tempo attendiamo.

  • Ecco quando si dice non farsi illusioni: Berlusconi invitato per l’insediamento di Mattarella. Non aggiungo altro.

  • Secondo Ciriaco De Mita, citato da Roberto Napoletano (Sole 24 Ore, 1.02.15), “Mattarella è un uomo concreto e lo vedrete all’opera, con i suoi criteri oggettivi saprà mettere in difficoltà chi fa le cose sbagliate, chi cerca le scorciatoie…”.

    Sabino Cassese, citato ancora da Napoletano (ivi), ha un giudizio netto: “E’ una persona che ha una grande capacità di guardare alle cose con distacco, in modo analitico, determinato, tenace nelle convinzioni, è un uomo di pochissime parole, ma quelle parole pesano perché sono il frutto di un’elaborazione approfondita”.

    Sulla base di queste e molte altre analoghe considerazioni apparse sui giornali si sta creando una generale aspettativa che il neo presidente della repubblica possa costituire, nell’esercizio delle sue funzioni, un efficace argine al riformismo d’assalto del governo in carica.

    Si tratta di un’aspettativa infondata.

    Nell’esercizio delle proprie funzioni, il capo dello stato deve rispettare l’autonomia politica del governo parlamentare.

    La costituzione prevede specificamente l’ipotesi di revisione costituzionale e ne indica la procedura. Se questa è pienamente rispettata, il capo dello stato non può rifiutarsi di firmare l’atto emanato dal parlamento sovrano.

    Ecco un altro dei paradossi del nostro sistema istituzionale: manca infatti un coordinamento funzionale e di contenuto fra la norma che prevede che la costituzione possa essere riformata e la funzione di garante costituzionale attribuita al capo dello stato.

  • Eh! sì, Antonio,

    la prima stecca è arrivata, rapida, brutale, offensiva, deludente, ulteriormente preoccupante…

    E la Costituzione, spesso richiamata e laudata a parole, è sempre più spesso violata e irrisa nelle azioni, nei comportamenti.

    Come il continuo richiamo alla Sovranità Popolare, ormai diventato solo un intercalare retorico, offensivo verso la Carta e i Padri Costituenti che l’hanno voluta, non per caso, all’articolo UNO.

    Eppure:

    “…La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare.” Gustavo Zagrebelsky

  • E la seconda, Paolo Barbieri, probabilmente sarà peggio della prima: avanti con le riforme. In fondo, l’invito a Berlusconi è legato a questo. E’ vero, come leggo in un altro commento, che il capo dello Stato non può opporsi alle riforme, ma mi aspetterei che ne rilevasse almeno gli evidenti aspetti di incostituzionalità che quelle partorite presentano. Dove ci si dimette da italiano?

  • Quello che più mi sorprende e mi rende rancoroso verso di loro, sono tutti questi blasonati costituzionalisti, nonchè tutti gli autodefiniti strenui difensori della Carta, che si limitano però alle belle parole dette o scritte, con incessante impegno, senza mai tradurle in azioni reali di promozione del suo concreto esercizio.

    Esercizio concreto realizzando quella Sovranità Popolare, che non può essere ridotta a semplice intecalare, e “armandola” degli articoli che consentono la Democrazia Diretta 50 e 71, per restituirle autorità ed autorevolezza e per sottrarla ad ogni attacco lesivo del suo spirito originario ed autentico, pur consentendone l’aggiornamento opportuno.

    Per la casta non riesco più neppre a sprecare il rancore, che mi sale invece verso questi “predicatori dell’astratto” che ormai mi paiono attori che recitano uno spartito.

    Incredibile assistere a questo scempio in presenza di tanti fattori convergenti per cambiare il corso del destino del Paese:
    1° le teorie dei professori in grado di orientare l’azione al bene comune
    2° le forze associative già impegnate fra la gente (Libera, la Rete per l’Acqua Pubblica, CittadinanzAttiva, il M5S, ecc.) pronte ad impegnarsi nella fase operativa iniziale
    3° gli strumenti che la Costituzione ci porge su un piatto d’argento
    4° una Cittadinanza in grande attesa di cambiamenti qualitativi importanti, che afferma di disprezzare l’offerta politica al 97%, confermato dalle analisi dei flussi e delle astensioni elettorali, e quindi pronta ad agire nel segno e nel solco della Costituzione
    5° i numerosi operatori dell’informazione e comunicazione che da anni denunciano sterilmente ogni malefatta, potranno finalmente farsi sostenitori della proposta.

    “…non possiamo restare prigionieri di parole e riti retorici senza mai trovare il momento dell’azione!” (don Luigi Ciotti).

  • Peccato che di lui non si sia mai detto nulla, di buono o di cattivo che fosse.
    Noi abbiamo bisogni di gente che ci metta la faccia, che ci faccia sapere con chi sta. Le persone schive, spesso, sono anche grigie.

  • La figura è degna della massima stima: tutti speriamo in un cambiamento vero, senza pretendere miracoli ma solo l’esempio del capo dello Stato potrà riportare fiducia ai cittadini ed impegnarli di nuovo a farsi sentire anche con chi ora applaudono incondizionatamente senza valutare appieno che la propensione all’inganno è l’esatto contrario dei primi valori che dobbiamo pretendere da chi governa il Paese, la buona fede e correttezza.

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