Quagliariello: “Riforme avanti tutta, il Pd non ha più alibi”

«Abbiamo dodici mesi da ora per dare un segnale di cambiamento netto e inequivocabile. Sulle riforme istituzionali, sulle riforme economiche, sulla giustizia…». Gaetano Quagliariello ha chiaro il senso della sfida: «Il cronometro è partito e ora ci giochiamo tutto. Possiamo essere l’ultimo residuo di una storia che si consuma o l’avanguardia di una storia che nasce». Dietro quelle parole prende forma una scommessa giocata «senza rete di protezione». Il ministro capisce i rischi della scelta. E li confessa con realismo. «Forza Italia ha tutto. Hanno il simbolo, hanno i soldi, hanno una continuità. Noi nulla, nemmeno un euro di rimborso elettorale, nemmeno un fax, un sito, un conto corrente. Partiamo da zero e rischiamo tutto. Ma abbiamo una certezza: la nostra scelta apre a un futuro più chiaro e sarà il Paese a guadagnarci». Quagliariello sa che la credibilità del Nuovo centrodestra si gioca sulle riforme. E allora mette in fila, quasi meccanicamente, i fronti aperti: la legge di stabilità, il finanziamento pubblico, il superamento del bicameralismo, la nuova legge elettorale… «Ora ci sarà più omogeneità, ci saranno meno contraddizioni, meno fibrillazioni, meno polemiche strumentali. I numeri presto potrebbero non essere più quelli di prima, ma la forza politica del governo non diminuirebbe. Sì, sono ottimista: il Paese attende risposte e le risposte potranno arrivare. Ripeto, in dodici mesi ci giochiamo tutto: o vinciamo la sfida o siamo fuori per sempre».

Ministro, i problemi potrebbero arrivare però dal Pd…
Fino ad ora si sono nascosti dietro le nostre tensioni, ora non hanno più alibi. Devono accettare la sfida a chi è più innovatore, più riformista, più capace di modernizzare il Paese. Collaboriamo in questa fase di emergenza, poi torneremo a sfidarci.

Perché crede nel raggiungimento dell’obiettivo? Perché crede che riforme mai fatte si possano ora davvero condurre in porto?
Perché ora è questione di vita o di morte. Ripeto: fallire vuol dire uscire definitivamente di scena e spalancare a Grillo le porte della vittoria.

Renzi potrebbe avere un vantaggio a staccare la spina nel momento di massima divisione del centrodestra…
Per fare cosa? Per essere una ennesima comparsa sul vecchio palcoscenico? Per portare il Paese al voto con questa legge elettorale? Se vuole assumersi questa responsabilità, si accomodi. Ma credo lui sappia che senza nuove regole resterà ingabbiato come altri prima di lui. Le faccio una confidenza: lui ci ha mandato dei segnali che vanno verso la stabilità del governo. Noi gli chiederemo di accettare la sfida, di cambiare istituzioni e giustizia e aprire una competizione virtuosa. Il Paese deve fare un salto in avanti e oggi abbiamo il dovere (e anche l’interesse) di collaborare.

Lei scommetterebbe sul superamento del Porcellum?
Dobbiamo tutti noi prendere un impegno solenne: mai più al voto con questa legge elettorale tragicamente inadatta all’attuale contesto. Possiamo cambiarla a dicembre, a gennaio, anche dopo, ma se qualcuno pensa che dopo quanto accaduto alle prossime elezioni politiche si possa votare ancora con il Porcellum non ha capito niente: la crisi di sistema diverrebbe ancora più profonda e la reazione di rigetto definitiva. Grillo o chi per lui a quel punto dovrebbe solo calare le reti.

Passi dalle parole ai fatti: come si muoverà il ministro delle Riforme?
Sono deciso ad assumere subito un’iniziativa forte: superare un bicameralismo perfetto ormai insostenibile, semplificare il processo legislativo e disegnare parallelamente il nuovo sistema di voto che potrà essere operativo a partire dalla primavera del 2015. In tal senso presenterò nei prossimi giorni un ddl.

Parlava di riforma della giustizia…
Su questo tema da oggi il Pd non ha più l’alibi di Berlusconi. La riforma della giustizia è l’altra faccia della riforma dello Stato. La maggior parte delle proposte presentate dalla commissione politico-istituzionale istituita dal presidente Napolitano possono e devono essere immediatamente realizzate con leggi ordinarie.

Torniamo al vostro nuovo partito. Che progetto avete?
Nonostante il grandissimo recupero di Berlusconi, alle ultime elezioni abbiamo perso 6 milioni di voti: persone e famiglie che hanno visto spegnersi la spinta propulsiva del centrodestra e affermarsi una deriva nichilista che mette in discussione il riferimento ai principi della nostra tradizione. Vogliamo riportare quel popolo a casa. Devono tornare a fidarsi di noi e della politica.

Non temete di infrangervi contro lo scoglio delle prossime elezioni europee?
Non abbiamo paura. La nostra pattuglia parlamentare è un terzo del Pdl, equivale alla vecchia An e crescerà ancora. Sul territorio nasceranno nei prossimi giorni gruppi di Nuovo centrodestra in tutti i consigli regionali. Ma la vera sfida è parlare al Paese, soprattutto a chi non vota più.

Ma le europee sono un test difficile, i populismi avanzano…
Lanceremo un messaggio europeista forte, ma non acritico. Questa Ue non ci piace: una burocrazia contabile sta chiudendo l’Europa in una camicia di forza.

Avete preso in considerazione l’idea di un rimpasto? Certamente qualcuno tra Pd e Scelta civica vi chiederà di ridurre la pattuglia…
Qualcuno tra Pd e Scelta civica, mi auguro, ci riconoscerà anche che il nostro coraggio ha salvato il governo. Poi, se qualcuno vuole farne una questione di poltrone, si accomodino. Le poltrone non sono l’oggetto della nostra battaglia, sono a disposizione, a cominciare dalla mia. Ma li avverto: è un posto assai scomodo.

A ragionare bene, non rischiate solo di sottrarre voti a Berlusconi e di condannare il centrodestra alla sconfitta?
Io credo che la maggioranza degli elettori italiani sia di centrodestra. Questa maggioranza si deve affermare come forza di governo. Questo è il nostro obiettivo: che la somma tra noi, Forza Italia e gli altri partiti della nostra area sia superiore alla sinistra.

Sulle tasse sulla casa farete un passo indietro?
Il nostro atteggiamento sul fisco non cambierà, ma farà i conti con la realtà per quella che è e che da ultimo l’Europa ci ha ricordato. Abbiamo fortemente creduto nell’abolizione dell’Imu e l’abbiamo ottenuta. Sulla service tax invece credo che si sia fatta una riflessione superficiale perché qualcuno pensava, anche dalle nostre parti, che prima si sarebbe andati al voto. Il governo invece non è caduto. E ora dobbiamo trovare insieme la soluzione che avvantaggi il maggior numero di famiglie.

Sono stati giorni di particolare intensità: è tempo di fare una sintesi.
Vede, io politicamente devo molto, moltissimo a Berlusconi. E non rinnego nulla di questi venti anni. Lui è, e resta, un grande innovatore. Ma la storia dirà la verità: nei suoi confronti siamo stati più leali noi che quelli che oggi si definiscono “lealisti”. Noi qualche volta lo abbiamo anche contrastato, ma gli abbiamo sempre detto la verità guardandolo negli occhi.

Scissione inevitabile o possibili clamorosi sviluppi?
Non è vero che tutto è accaduto per dissidi personali. Per noi Forza Italia rischiava di diventare, agli occhi del Paese, il partito della crisi. Le rivelo una cosa: se ci avessero detto “sosteniamo il governo ma vogliamo nostri ministri in Cdm”, avremmo detto sì. Lo abbiamo anche comunicato a Berlusconi. Ma loro, evidentemente, vogliono altro. Noi intendiamo scrivere una pagina di civiltà, dove la testa prevalga sulla pancia e anche sulle convenienze.

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