Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

Vota NO al referendum sulla riforma Nordio

Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Il mondo della cultura e dello spettacolo per il NO

06 Marzo 2026

“Queste personalità, che ringrazio di cuore, si schierano oggi con determinazione a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza”, ha detto Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI. Tra i firmatari: Maurizio de Giovanni, Sonia Bergamasco, Elio Germano, Milena Vukotic, Paolo Fresu, Ottavia Piccolo, Mauro Biani, PIF, Daniele Silvestri, Massimo Dapporto, Tomaso Montanari, Gad Lerner, Marco Revelli, Edoardo Purgatori, Tullio Solenghi, Monica Guerritore, Laura Morante, Anna Foa, Paolo Berizzi, Massimo Ghini, Daniela Padoan

Come operatori nel campo della cultura e dello spettacolo siamo particolarmente sensibili ai diritti e alle libertà dei cittadini, contro censure, delegittimazioni, prevaricazioni del potere. Per questo la Costituzione garantisce e tutela la libertà della cultura, dell’arte, della scienza e il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione. L’esercizio di tali diritti e di tali libertà è salvaguardato dalla Costituzione attraverso la divisione dei tre poteri, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario. Questa è la garanzia fondamentale  per impedire abusi e ogni sorta di autoritarismi. Noi voteremo NO al referendum perché la legge di riforma, che cambia la Costituzione, colpisce proprio la divisione dei poteri, frammentando l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura.

La riforma prevede la divisione in due del Consiglio Superiore della Magistratura, uno per la Magistratura giudicante e l’altro per i Pubblici Ministeri. Per di più i magistrati componenti di ciascun CSM sarebbero estratti a sorte, una scelta umiliante che prescinde dal consenso e dal merito, mentre la formazione dei rappresentanti politici del CSM avverrebbe attraverso un meccanismo di fatto pilotato dalla maggioranza di governo. Inoltre la riforma prevede anche un’Alta Corte, con analoghi meccanismi di formazione dei componenti, ancora più sbilanciati a favore del governo. Il risultato finale sarebbe, in sostanza, un colpo alla Magistratura e un aumento di potere del governo. Del resto è stata proprio la Presidente del Consiglio ad affermare che questa riforma è “la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza che non fermerà l’azione di governo”. Si vuole che l’azione del governo, di qualsiasi governo, non sia sottoposta ad alcun controllo di legalità. Eppure nell’attività di qualsiasi governo c’è sempre il rischio di eventuali arbitrii, comportamenti autoritari, come in tanti casi sta già avvenendo in modo allarmante, per non parlare di tare antiche come la corruzione, il peculato e quant’altro.

Per questo c’è bisogno di una Magistratura davvero autonoma e indipendente. Se poi fosse il governo a indicare quali sono i reati perseguibili immediatamente e quali su cui indagare successivamente, cosa che molto probabilmente avverrebbe se passasse la legge di riforma, è facile prevedere che l’attenzione sarebbe rivolta alla microcriminalità prodotta dal disagio sociale e agli oppositori politici, allontanando l’attenzione dagli eventuali reati dei grandi poteri economici o dei politici corrotti. Così si metterebbe a rischio proprio la Costituzione quando dispone che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. I serissimi problemi della giustizia sono, fra gli altri, i seguenti: i tempi lunghissimi dei processi, il sottodimensionamento dei magistrati, l’endemica carenza di personale tecnico e amministrativo, la lentezza delle infrastrutture informatiche, l’enorme carico di procedimenti arretrati che gravano sugli uffici giudiziari, la spaventosa situazione delle carceri. Colpisce che la riforma non dica una parola su come affrontare e risolvere questi problemi. Insomma, vogliono cambiare la Costituzione per dare più potere al governo.

Noi pensiamo invece che occorra riformare la giustizia per far rispettare la Costituzione e fornire a tutti i cittadini, soprattutto ai più deboli, la garanzia di una uguaglianza reale – e non solo formale – di fronte alla legge. Tutto ciò mette in discussione i diritti e le libertà e dunque ci tocca, tocca il mondo della cultura e dello spettacolo, tocca tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento politico. Vogliamo salvaguardare i nostri diritti, la divisione dei poteri, la Costituzione repubblicana. Per questo voteremo NO al referendum sulla legge di riforma costituzionale.

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