1. – La riforma Nordio attua un progetto dell’attuale Governo, ma non è specificamente questa la ragione “politica” per cui pensiamo che sia giusto votare NO.
Non si tratta di contrastare lo schieramento di centro-destra. Si tratta di fare la scelta più coerente con la situazione, i problemi e le prospettive del nostro sistema Giustizia. Per questo, non rinunciamo a sperare che anche elettori del centro-destra potranno apprezzare le ragioni di contrasto alla riforma, e sceglieranno il NO.
2. – Oggi, in Italia, la Giustizia soffre principalmente di due mali: da un lato l’inefficienza della macchina giudiziaria (dovuta in primo luogo a problemi organizzativi e di risorse), che rende insoddisfacente la qualità del servizio reso ai cittadini; dall’altro lato la marcata conflittualità fra la magistratura e il Governo, che degrada il tessuto delle nostre istituzioni democratiche.
La riforma Nordio non incide minimamente sul primo punto (anzi, dichiara di non porsi questo obiettivo). Sul secondo, rischia addirittura di peggiorare la situazione.
3. – Le cronache anche recentissime registrano continui, pesanti attacchi del Governo e delle forze politiche di maggioranza contro magistrati autori di provvedimenti sgraditi, che si accusano di perseguire non finalità di giustizia ma finalità politiche di contrasto all’azione governativa.
È l’accusa più infamante che si possa rivolgere a un magistrato, perché equivale ad accusarlo di invadere il campo dell’azione politica che appartiene a Governo e Parlamento, e così di tradire la separazione dei poteri su cui si fonda lo Stato democratico di diritto.
Di solito l’accusa è lanciata come un’invettiva, senza motivazioni che entrino nel merito dei provvedimenti attaccati e delle relative norme di legge. Anche per questo, c’è da ritenere che nel grandissimo numero dei casi sia un’accusa infondata.
Ne esce un quadro molto preoccupante, in primo luogo perché segnala una pericolosa lacerazione nel tessuto delle istituzioni democratiche. Ma poi anche perché finisce per svelare una pretesa del Governo uguale a contraria all’accusa che il medesimo lancia contro l’ordine giudiziario: l’accusa alla magistratura di fare non giustizia ma politica (antigovernativa) sembra tradire il desiderio di una magistratura che anziché applicare le leggi assecondi comunque il Governo, e quindi faccia non giustizia ma politica (filogovernativa), in chiara violazione del principio di separazione ed equilibrio dei poteri.
4. – La riforma Nordio sventola con enfasi la bandiera della separazione fra i magistrati dell’accusa e quelli del giudizio, presentata come necessaria per evitare che i giudici siano succubi dei pm, e ne assecondino acriticamente le richieste. Questa prospettazione risulta fasulla da molti punti di vista.
Le statistiche processuali dimostrano che non c’è appiattimento dei giudici sui pm: sono numerosissimi i casi in cui le richieste dell’accusa vengono disattese in sede di giudizio. Senza considerare che la separazione è sostanzialmente già realizzata nei fatti: i passaggi tra le due funzioni si contano sulle dita di una mano.
Un problema di rapporti fra giudici e pm in realtà esiste: è l’impropria predominanza del momento delle indagini e dell’accusa su quello del giudizio, che si manifesta con forza sul piano della percezione pubblica, influenzata dai meccanismi del “processo mediatico”. Però enfatizzare l’ideologia della separazione non solo non corregge questo squilibrio, ma lo aggrava: fa dei pm una componente della magistratura isolata e distinta da quella dei giudici, che per questo rischia la tentazione dell’autoreferenzialità se non della contrapposizione alla magistratura giudicante. Quando invece sarebbe importante che giudici e pm condividessero una comune cultura del giudizio giusto, orientata alla protezione dei diritti e alla salvaguardia delle garanzie.
5. – Molto criticabile appare la nuova configurazione del Consiglio Superiore della Magistratura, spaccato in due: uno per i giudici e uno per i pm. Sia perché accentua il rischio di fare dei pm un corpo separato e autoreferenziale, tutto immerso nella cultura dell’accusa piuttosto che in quella dei diritti e delle garanzie. Sia per le modalità di formazione della componente togata: il sorteggio al posto dell’elezione umilia la magistratura, e comunque impedisce la scelta consapevole dei più idonei, senza affatto promettere di essere un fattore decisivo per eliminare le influenze improprie delle correnti associative.
Se poi ai due distinti CSM si aggiunge la creazione dell’Alta Corte disciplinare, chiamata a svolgere funzioni già appartenenti all’unico CSM, appare chiaro che la riforma Nordio ignora la massima di antica saggezza per cui “gli enti non vanno moltiplicati se non ce n’è bisogno”: anche per evitare l’aggravio della spesa pubblica dedicata al loro funzionamento, visto che la riforma Nordio assorbe risorse notevoli (stimate fino a 110 milioni di euro), che sarebbero meglio utilizzate per rimediare alle carenze strutturali e alle inefficienze dell’Amministrazione giudiziaria.
6. – L’aperta ostilità del Governo e della maggioranza verso la magistratura rischia di schiacciare questo referendum nei termini riduttivi di un’opzione pro o contro la magistratura.
Sarebbe un’impostazione che distorce la scelta referendaria, riducendola a una scelta “di pancia” più che “di testa”, determinata su basi emotive anziché su dati oggettivi e argomenti razionali: come invece deve essere quando sono in gioco questioni di grande rilevanza per la vita pubblica e le istituzioni democratiche.
È precisamente la logica della scelta razionale orientata all’interesse generale quella che anima il nostro appello.
Lasciamo alle sensibilità personali e alla visione politica di ciascuno valutare se la riforma Nordio preluda a un pericoloso disallineamento in senso autoritario del sistema di pesi e contrappesi istituzionali voluto dai Costituenti. Senza bisogno di giudizi estremi e di etichette drammatizzanti, esistono tante ottime ragioni oggettive per considerarla comunque una cattiva riforma, che al prossimo referendum merita un NO convinto e deciso.
Filippo Biolè
Avvocato, Presidente Accademia Ligustica, Presidente Aned Genova
Luca Borzani
Storico, ex Presidente di Palazzo Ducale
Maurizio Castagna
Presidente Teatro Sociale di Camogli
Carlo Castellano
Fondatore Esaote
Paolo Cremonesi
Ex Primario Pronto Soccorso Ospedale Galliera
Giambattista D’Aste
Avvocato, Ex Segretario Autorità Portuale
Gisella De Simone
Professore UniGe
Alberto Diaspro
Professore UniGe, Direttore di ricerca IIT
Giuliano Doria
Direttore Museo di Storia Naturale
Marco Doria
Professore UniGe
Gilda Ferrando
Professore UniGe
Giuseppe G. Giacomini
Avvocato
Franco Henriquet
Ex Primario Anestesiologia Policlinico San Martino
Gianni Martini
Musicista
Bruno Morchio
Scrittore
Dado Moroni
Musicista
Francesco Munari
Professore UniGea, Avvocato
Mario Pestarino
Presidente Accademia Ligure Scienze e Lettere
Egre Possetti
Presidente Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi
Elisabetta Pozzi
Attrice, Teatro Nazionale di Genova
Carlo Rognoni
Giornalista, ex direttore Secolo XIX e Panorama
Giancarlo Rolla
Professore UniGe
Giacomo Ronzitti
Presidente Ilsrec
Vincenzo Roppo
Professore UniGe, Avvocato
Elisabetta Rubini
Avvocata, Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia
Adriano Sansa
Ex magistrato
Luciano Seddaiu
Presidente Associazione Gli Altri
Roberto Speciale
Presidente Le Radici e le Ali, Centro In Europa, Casa America
Andrea Stimamiglio
Ex Segretario Federazione ligure Medici di Famiglia
Carla Valaperta
Avvocata, Vicepresidente Alpim
Francesco Ventura
Professore UniGe, Direttore Medicina Legale Policlinico San Martino
Stefano Zara
Ex Presidente Assoindustria Genova

