Andare a votare e votare NO al referendum sulla giustizia significa difendere la nostra democrazia e il nostro ordinamento costituzionale, così come era stato pensato da chi ha scritto la nostra Costituzione.
Questo è un anno in cui ricordiamo gli 80 anni da alcuni fondamentali avvenimenti per la storia della nostra democrazia, il voto per la Repubblica, il primo voto delle donne, la creazione dell’assemblea costituente.
E proprio quest’anno siamo chiamati ad esprimerci e difendere il lavoro di coloro che vollero un impianto istituzionale fatto di pesi e contrappesi, in modo da non consentire in alcun modo un’ eccessiva concentrazione di potere nelle mani di qualcuno.
Le nostre madri e i nostri padri costituenti sapevano cosa significasse concentrazione del potere nelle mani di qualcuno, lo avevano esperito durante il fascismo e proprio per questa ragione costruirono un sistema capace di dividere ed equilibrare i poteri prevedendo oltretutto degli illustri organi di garanzia, Corte costituzionale e Presidente della Repubblica, la cui funzione abbiamo visto in tantissime occasioni quanto sia importante. Smantellare questo sistema significa erodere le fondamenta della nostra Repubblica, togliere i contrappesi necessari a mantenere l’equilibrio di potere voluto da chi aveva vissuto la dittatura. Il nostro ordinamento costituzionale è caratterizzato dalla separazione e dal bilanciamento dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, esattamente per evitare una sproporzione di potere nelle mani di uno questi. L’indipendenza della magistratura unita e forte costituisce il controbilanciamento degli altri poteri.
Come sindache e sindaci d’Italia, rappresentanti della Repubblica più vicini alle cittadine e ai cittadini italiani, abbiamo la responsabilità di proteggere quell’ordinamento costituzionale che garantisce la sopravvivenza del sistema democratico che ci è stato consegnato e che ci permette di vivere in libertà.
Non c’è un colore politico o un’appartenenza partitica che possa giustificare una compartecipazione allo smantellamento dei pilastri della nostra democrazia.


Daniela Padoan
Francesco Pallante
Luca De Carolis