Referendum il 22 e 23 marzo: Comitato firme annuncia ricorso. La nota di Libertà e Giustizia

13 Gennaio 2026

Era annunciato ed è stato confermato dal Consiglio dei Ministri di lunedì 12 gennaio: il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura si svolgerà domenica e lunedì 22 e 23 marzo.

«Il Comitato della società civile per il NO nel referendum costituzionale ritiene molto grave la scelta del governo di fissare la data del referendum sulla legge Nordio senza rispettare la consolidata prassi di tutti i precedenti referendum, che riconosceva alle cittadine e ai cittadini il diritto e il tempo di firmare la richiesta e formare i propri comitati del SI e del NO», il commento del Comitato che sta raccogliendo le firme al referendum oppositivo. Che prosegue:

«Evidentemente l’esecutivo ha paura del successo che sta raccogliendo la sottoscrizione (che ha già superato le 354.000 firme in sole tre settimane) e punta a strozzare i tempi della campagna elettorale – comprimendo il contraddittorio, come già avvenuto in Parlamento – per evitare che l’opinione pubblica sia adeguatamente informata sui danni di questa pessima riforma costituzionale.

Una ragione in più per rinnovare l’invito alle cittadine e ai cittadini a firmare e per intensificare la nostra campagna popolare, la più diffusa e capillare possibile, con l’obiettivo di far vincere il NO in difesa della giustizia, della costituzione e della democrazia».

Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia, e membro del Direttivo del Comitato di raccolta firme ha aggiunto: «Il Consiglio dei ministri ha deciso di forzare la data per la consultazione referendaria sulla riforma della magistratura ignorando l’iniziativa popolare ancora in corso, che ha già portato alla raccolta di 361.000 firme, il 72% delle 500.000 necessarie per presentare il quesito popolare in Cassazione.

Non attendere i tre mesi previsti dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale non solo non rispetta una lettura consolidata dell’articolo 138 della Costituzione, ma mostra la scarsa considerazione in cui il governo tiene il diritto soggettivo dei cittadini.

Ci si chiede se tanta fretta tradisca un’eccessiva fiducia nell’esito referendario a favore di questa vera e propria controriforma, o non piuttosto il timore che i cittadini si rendano conto che un asservimento della giustizia andrebbe essenzialmente a loro danno»

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