Una lezione indimenticabile

24 Ago 2022

Il ricordo Lorenza Carlassare è morta domenica scorsa nella sua casa di Padova, la città dove era nata nell’aprile di 91 anni fa. I funerali si terranno domani, mercoledì 24 agosto, alle ore 12:00 nella chiesa cattedrale di Santa Maria Assunta in piazza del Duomo a Padova.
Il manifesto è vicino nel dolore alla figlia della professoressa, Raffaella Battaglini.

Lorenza Carlassare era una donna esuberante, piena di passione. Alessandro Pace ebbe a definirla “Mirandolina”, con ciò volendo rappresentare il suo carattere forte, consapevole delle sue ragioni, ma anche in grado di motivarle con fascino ed eleganza. Di Mirandolina aveva un’altra caratteristica: quella della donna che trova il suo riscatto appropriandosi della parola per mettere i suoi interlocutori di fronte alla complessità, magari burlandosi di loro, ma tenendo sempre fede ai suoi principi. E i principi di Lorenza erano molto netti e chiari, perseguiti per tutta la vita senza paura e senza compromessi. Per riprendere il titolo di un suo appassionato libro del 2012 può dirsi senz’altro che ha vissuto nel segno della Costituzione. Si ricorda spesso che è stata la prima donna a ricoprire una cattedra di diritto costituzionale, ma è stata la prima sempre.

Sempre alla testa delle battaglie più significative per difendere e attuare il testo costituzionale. Allieva di Vezio Crisafulli, aveva imparato l’importanza di dare alla Costituzione l’interpretazione più estesa assegnando ai suoi principi generali un valore immediatamente prescrittivo: una Costituzione da interpretare magis ut valeat (secondo una famosa espressione usata dal suo maestro). Le sue battaglie per la Costituzione, sempre intransigenti, erano motivate anche dalla constatazione della progressiva perdita di forza dei principi fondamentali. Una banalizzazione che non necessariamente assumevano la forma di un rifiuto esplicito, spesso si materializzava come un aggiramento o un’interpretazione dei precetti costituzionali minus quam dixit. Così è stato per i diritti sociali dimenticati, per quelli civili maltrattati o disconosciuti. Senza magari arrivare a porsi esplicitamente contro il sacro principio d’eguaglianza, si è però accettato di dare seguito alle più discriminatorie politiche neoliberiste. A volte mascherandosi dietro le stesse parole d’ordine della Costituzione, svuotandole di senso. Così, piano piano, la nostra democrazia costituzionale è scivolata via, dirigendosi verso altri percorsi – più autoritari – indirizzando la nostra società verso altri valori. Difronte a questo progressivo allontanamento dai principi costituzionali è stata duplice la sua reazione.

In primo luogo, ha avvertito la necessità di denunciare nel modo più forte e chiaro tutte le distorsioni che di volta in volta venivano perpetrate dai governanti di turno. È stata la costituzionalista più esposta e combattiva, sempre al fianco di chi lottava per i diritti, con estrema coerenza, contro ogni deviazionismo costituzionale. Il massimo del suo impegno polemico lo ha mostrato quando la Costituzione è stata presa direttamente di mira. Tra le più accanite avversarie delle “grandi” riforme, si è impegnata, senza risparmiarsi, contro le diverse maggioranze che le sostenevano, contro la riforma Berlusconi prima, quella Renzi poi; senza alcun timore di apparire eretica in tempi di conformismo dilagante. Quando poi ha ritenuto che le riforme potessero servire a ridare forza ai principi costituzionali (quello del parlamentarismo offeso, nel caso della riduzione del numero dei parlamentari), non ha avuto remore a schierarsi a favore. Tutto ciò a dimostrazione della sua estraneità ad ogni
ideologico e prevenuto conservatorismo costituzionale. Tutto ciò, nel segno della Costituzione.

Ma proprio la consapevolezza che la Costituzione rappresentava non solo una legge scritta, ma anche uno strumento di civilizzazione dei popoli, l’ha indotta ad impegnarsi anche su un secondo fronte, quello più direttamente culturale e civile. Non solo con la sua sofisticata e preziosissima produzione scientifica, con cui ha insegnato a tanti “dottori” come si potesse coniugare passione e rigore nello studio del diritto, ma anche nella sua attività rivolta, fuori dall’accademia, direttamente alla società civile. Voglio qui solo ricordare quella straordinaria esperienza che è stata la Scuola di cultura costituzionale che ha diretto a Padova per oltre dieci anni. Un numero infinito di discussioni partecipate, dove gli studiosi più apprezzati si confrontavano, senza intermediazioni, con una platea di persone attente e curiose. Nella presentazione mi sembra sia riassunta tutta la sua filosofia di militante dalla parte della Costituzione e di studiosa impegnata nella lotta per i diritti, con parole limpide e definitive. Non credo possa dirsi meglio. «La Scuola di cultura costituzionale vuole rispondere all’esigenza, avvertita da persone di ogni età e cultura, di conoscere la Costituzione della Repubblica, la sua storia, i suoi principi, il senso delle sue parole. Perché non c’è libertà senza conoscenza. Non c’è democrazia senza partecipazione informata e consapevole.

Il popolo, cui la sovranità appartiene, in quali modi e forme la esercita? Che cosa sa dei suoi diritti inalienabili e di come sono tutelati? Come intende il fondamentale principio di eguaglianza e le sue implicazioni? Conosce l’essenza della democrazia liberale e i limiti che essa pone a chi governa? Ha chiaro il ruolo delle istituzioni di garanzia, prime fra tutte il presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, che può annullare ogni legge in contrasto con la Costituzione? Comprende il valore dell’indipendenza della magistratura per i diritti e le libertà di ciascuno? Che cosa sa della scuola, della tutela della salute, del lavoro e, in genere, dei diritti sociali? Sono solo alcuni degli interrogativi cui si tenterà di rispondere. Costituzionalisti illustri di diverse Università ne parleranno in un ciclo di incontri con i cittadini. Promuovere la conoscenza della Costituzione fra i giovani (anche attraverso il supporto agli insegnanti che ne curano la formazione) e i meno giovani è l’obiettivo che la Scuola si propone per contribuire ad alimentare un dibattito cosciente, al di là della superficialità dei luoghi comuni, e fare in modo che la nostra democrazia possa vivere».
Una lezione che non dimenticheremo.

il manifesto, 23 agosto 2022

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