Lucano, Dolci e Calamandrei: l’appello inizia a crescere

Lucano, Dolci e Calamandrei: l’appello inizia a crescere
Caro direttore,
«Il pubblico ministero ha detto che i giudici non devono tenere conto delle ‘correnti di pensiero’. Ma che cosa sono le leggi se non esse stesse delle correnti di pensiero? Se non fossero questo non sarebbero che carta morta. E invece le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarci entrare l’aria che respiriamo, metterci dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue, il nostro pianto. Altrimenti, le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà». Così arringava Piero Calamandrei, il 30 marzo 1956 davanti al Tribunale penale di Palermo, in difesa di Danilo Dolci promotore di uno «sciopero all’incontrario» nelle campagne di Partinico di disoccupati messisi a lavorare su una strada comunale abbandonata, cui era seguito un duro intervento repressivo.
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Ecco, davanti al raddoppio per sentenza della pena richiesta dall’accusa per Mimmo Lucano in ragione degli illeciti amministrativi e penali imputatigli per la sua azione di accoglienza di immigrati a Riace negli anni in cui era sindaco della cittadina calabrese, proprio queste parole di Calamandrei sono venute alla memoria. Con l’amara sensazione che i giudici siano andati ben oltre l’indifferenza alle «correnti di pensiero» del proprio tempo per attenersi alla ‘lettera’ della legge. E che nelle vive «correnti di pensiero» del proprio tempo, di cui anche le leggi e la loro applicazione sono espressione, siano entrati, eccome. Ma dal lato sbagliato. Dove – nella biblica realtà, troppo spesso tragica, delle migrazioni – non ci sono i propositi delle nostre speranze, di un’Italia e un’Europa più accoglienti; di fare ordine nel disordine anche morale con cui affrontiamo la difficoltà degli altri, sia nel senso delle loro difficoltà, sia in quello della difficoltà che possono rappresentare per la nostra vita. Perché anche fare il ‘bene’ non è un pranzo di gala, e Mimmo Lucano in questi anni ne ha saputo qualcosa. Come tanti altri nella difficoltà di parlare e operare nelle periferie del mondo.
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Credo abbia scritto bene Luigi Manconi che in questa sentenza si avverte il pericolo di una «certa concezione ideologica destinata a sanzionare la politica dell’accoglienza come interpretata da Lucano e a penalizzare quel diritto al soccorso che costituisce il fondamento stesso dell’intero sistema dei diritti universali della persona », e che sembra, questa sentenza, davvero l’esito di quello che Cesare Beccaria definiva «un processo offensivo», dove «il giudice diviene nemico del reo». E così quel che è stato un esempio di accoglienza umanitaria lodato e portato a modello in Europa, ci viene oggi da questa sentenza, di cui aspettiamo di leggere le motivazioni, proposto come una condotta delittuosa neppure meritevole delle attenuanti generiche di pur sbagliate buone intenzioni. Onestamente, ci resta un peso sul cuore. Ma in attesa di sapere la ‘verità’ giudiziaria definitiva, qualcosa possiamo fare. Aiutare Mimmo Lucano a sostenere, oltre che il peso morale, il peso economico della sentenza, che gli ingiunge di versare cinquecentomila euro a ristoro dei fondi europei che la sentenza stabilisce illegittimamente impiegati da Lucano. Sarebbe un bel segnale, se l’Europa vi rinunciasse, quanto meno per l’evidenza della buona fede di Lucano, a giudicare dal disinteresse patrimoniale dell’ex sindaco di Riace in tutta la vicenda. In ogni caso, direttore, con alcuni amici stiamo lanciando un appello per un fundraising a sostegno di Lucano, la cui anticipazione affidiamo alla sensibilità di ‘Avvenire’ e sua, appello dei cui sostenitori e dei cui momenti organizzativi daremo conto nei prossimi giorni. Eccone il testo:
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«Non entriamo nel merito della sconcertante, pesante condanna di Mimmo Lucano per il suo operato nell’accoglienza dei migranti a Riace. Tredici anni, qualcosa di incredibile che raddoppia la pena chiesta dall’accusa. Attenderemo le motivazioni della sentenza, e l’esito giudiziario nei gradi previsti della vicenda, che però ci appare avere i contorni di una punizione esemplare a una certa idea di accoglienza dei migranti, e sanziona in modo durissimo ‘crimini’ non ‘contro’ l’umanità, ma, se tali fossero, ‘per’ l’umanità. In questa attesa, una cosa però possiamo fare: aiutare Mimmo Lucano a sostenerne il fardello, la croce morale che gli è stata inflitta, dal lato pratico della aggiuntiva sanzione economica della restituzione dei cinquecentomila euro di fondi europei che, a dire della sentenza, sarebbero stati impiegati in modo improprio o francamente illegittimo. Lanciamo per questo un appello a una raccolta di fondi per mettere in condizione Mimmo Lucano di sostenere il peso economico abnorme di questa sanzione».
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Il Comitato promotore:
Eugenio Mazzarella, Luigi Manconi, Riccardo Magi, Sandro Veronesi e la Rete Io Accolgo con Acli, Caritas, Arci, Cgil, Legambiente, Campagna ero straniero, Saltamuri, Cnca, Centro Astalli, AOI e decine di altre associazioni.
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Inoltre: Dacia Maraini, Alessandro Bergonzoni, Elena Stancanelli, Maurizio de Giovanni, Michela Murgia, Sandro Veronesi, Monica Guerritore, Massimo Cacciari, Vittoria Fiorelli, Erri De Luca, Sonia Bergamasco, Moni Ovadia, Donatella Di Cesare, Francesco Merlo, Mauro Magatti, Fabrizio Gifuni, Ascanio Celestini, Luigi Ferrajoli, Roberto Esposito, Massimo Villone, Paolo Corsini, Roberto Zaccaria, Marino Sinibaldi, Lucio Romano, Luca Zevi, Gad Lerner, Domenico Procacci, Luciana Littizzetto, Vinicio Capossela, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Roberto Sessa, Kasia Smutniak, Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri, Paolo Virzì, Alessandro Gassmann, Edoardo De Angelis, Mimmo Paladino, Ferzan Ozpetek, Guido Maria Brera, Edoardo Nesi, Pierfrancesco Favino, Francesca Archibugi, Giovanni Veronesi, Enrico Di Salvo.
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Per chi voglia contribuire, nella misura che ritiene opportuna, a questa raccolta fondi, ecco i dati:
A Buon Diritto Onlus
Banco di Sardegna
Causale: “Per Mimmo”
IBAN: IT55E0101503200000070333347
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Avvenire, 2 ottobre 2021

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