L’uomo della necessità necessaria

26 Set 2021

Nadia Urbinati Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

Se ci fosse un Times italiano, oggi uscirebbe con “l’uomo della necessità” in copertina. Carlo Bonomi ha incoronato Mario Draghi dichiarandolo né possibile, né provvidenziale, ma necessario.

Necessario è ciò di cui non si può fare a meno, neppure volendolo. Ha una parentela stretta con naturale. Nel dominio del necessario non vale la logica della possibilità, che è ipotetica (se vuoi A devi Y). Non vale nemmeno la ragione della morale, che non può sottomettere il bene alla logica della necessità perché la scelta individuale deve essere libera e personale affinché l’azione sia responsabile e giudicabile.

Nemmeno nella sfera della politica la necessità ha corso, anche se chi prende decisioni può accamparne la necessità – e molto spesso lo fa, anzi quanto più la decisione ha implicazioni controverse o pesanti per chi le subisce; proverbiale il rifugio nel ‘non si poteva fare diversamente’. La politica è il regno della scelta possibile e della sua contestazione (che non scompare mai, nemmeno nei regimi dispotici, dove si fa segreta) e non ha leader necessari.

Dire che Draghi è l’uomo della necessità è uno gioco retorico di notevole sfrontatezza. Ma da esterno alla politica, da operatore nel mondo della necessità economica, Bonomi dice quel che ha interesse a far credere. Per quanto sofferente e slabbrata, la nostra (ogni) democrazia non designa mai “leader necessari”.

I leader sono a termine e nessuno può, nemmeno le locomotive della produzione industriale possono, imporre un fermo a un incarico politico. Bonomi lo sa, ma sa anche che nel governo dell’opinione quella frase avrà un impatto, sui partiti e sui media.

Draghi non è, ha detto Bonomi, l’uomo della possibilità e neppure della provvidenza. Il primo è quel che offre la democrazia – ogni leader è uno dei possibili. Il secondo è quello dei momenti fondativi, colui che sa trascinare il suo popolo verso la terra promessa, sopportando il sacrificio del deserto; questo leader si impone, ed è necessario come tutto ciò che appartiene a un ordine delle cose che gli umani possono al massimo decifrare per grandi linee.

Ma l’uomo della necessità non è né l’uno, né l’altro. In quale necessità Bonomi ha messo Draghi? Lo ha messo nella logica ferrea del profitto perché egli sa cosa fare e come, e perché è libero dal ciclo elettorale. Libero di gestire la necessità che interessa a Bonomi. Sapendo che uno è l’obiettivo e le strade sono determinate.

Viene da dire che Bonomi tiene in mano l’arma dell’accountability e il necessario Draghi deve rendere conto, come un bravo amministratore; egli ha la “mano forte” che aiuta a prendere decisioni che favoriscano gli utili (con la promessa bella che verranno reinvestiti) e abbassino il costo degli oneri sociali. Se le aziende non sono “il bancomat” a uso dei loro licenziati, meglio che il lavoratore si paghi un’assicurazione privata per far fronte a quell’inconveniente.

Privato dovrà essere anche il collocamento per chi cerca lavoro: se il lavoro è una merce, il suo mercato non può essere sotto l’ombrello del pubblico. Tutto quel che pertiene all’economica deve seguire la legge della crescita dei profitti, che è necessaria, non opzionale.

Forse a Bonomi piacerebbe che per una volta si saltassero le elezioni: più a lungo l’uomo della necessità amministra la loro necessità meglio è. Dopo tutto, quella economica è una necessità permanente: non a tempo come un mandato elettorale.

Domani, 25 settembre 2021

Politologa. Titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York. Come ricercatrice si occupa del pensiero democratico e liberale contemporaneo e delle teorie della sovranità e della rappresentanza politica. Collabora con i quotidiani L’Unità, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e con Il Sole 24 Ore; dal 2019 collabora con il Corriere della Sera e con il settimanale Left.

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