LA SOLIDARIETÀ, SENTIMENTO NECESSARIO

23 Giu 2020

Nadia Urbinati Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia


La risposta al rischio di contagio con il lockdown ha rivelato l’importanza della solidarietà di cittadinanza e del valore della reciprocità. Delle pratiche ispirate a questo sentimento ragionato ci sarà soprattutto bisogno in questa fase di transizione, ardua e lunga, verso una nuova normalità. Quando si parla di solidarietà si registrano spesso reazioni di diffidenza e di critica. 
Come se chi la propone intendesse prospettare uno stato etico e paternalista, dove tutti sono votati al sacrificio per un bene reputato superiore a quello individuale. I critici hanno della solidarietà una visione densa. Pensano che sia incardinata sulla religione dello Stato o su una visione identitaria di società che imponga il dovere del soccorso senza attenzione agli individui e ai loro interessi. 

 

Ma i critici che così ragionano non considerano che una società di questo tipo vive di coercizione non di solidarietà. La quale si alimenta di un sentimento di reciproco sostegno tra liberi e uguali non fra identici; tra persone che hanno consapevolezza delle loro differenze. Solidarietà di cittadinanza designa attenzione e non indifferenza alle diseguaglianze. 
Si concretizza in un giudizio di reciprocità che è tutt’ altro che cieco all’interesse individuale. Vi è nella solidarietà democratica un vivo senso di interesse reciproco, di ciascuno e di tutti; una linfa di mutua convenienza. La solidarietà non richiede né frati trappistri né statalisti etici. Al contrario, vuole e anzi dà il meglio di sé quando si fa progettualità ragionata delle condizioni sociali che facilitino la riproduzione del vivere libero e politico. 

 

Nel campo giuridico, ci dice l’Enciclopedia Treccani, solidarietà designa un rapporto d’obbligo «con più debitori o con creditori, caratterizzato dal fatto che la prestazione può essere richiesta a uno solo o adempiuta nei confronti di uno solo, avendo effetto anche per gli altri». Questa definizione tecnica ci dice in sostanza che la solidarietà sta dentro relazioni di scambio, e che pertiene a fatti o prestazioni che hanno impatto su altre persone oltre a quelle che gli attori deliberatamente tengono in conto quando agiscono. 

 

Da un lato, la solidarietà è una condizione di reciproca considerazione; dall’altro mostra la complessità dell’agire collettivo in cui le nostre azioni generano un campo di influenza più largo di quello premeditato, come avviene coi cerchi prodotti dal sasso tirato in acqua. È il vivere sociale libero che mette in campo reciprocità, responsabilità e solidarietà perché mostra che la nostra limitatezza individuale nel progettare e decidere può essere corretta cooperando nelle forme e nei modi più svariati. 
La solidarietà è l’interesse bene inteso di cui parlava Tocqueville. È sottile non perché misera e poco impegnativa, ma perché non finalizzata a nessuna idea superlativa di società. Presume che i cittadini abbiano consapevolezza del fatto che sia nel loro interesse soccorrersi ed associarsi per meglio risolvere i loro problemi. Che, in soldoni, i loro privati interessi saranno più sicuri o meglio protetti se lo saranno anche quelli degli altri; che una società meno ingiusta e diseguale è anche più sicura per tutti. In questo senso, la solidarietà è un cemento delle società libere e democratiche, e non ha bisogno di una concezione densa del “noi”. 

 

L’articolo 3 della nostra Costituzione ne è un esempio, perché dice che la Repubblica si impegna a rimuove gli ostacoli all’eguale partecipazione alla vita pubblica non per farci realizzare dei fini speciali, ma per farci essere quel che siamo – donne e uomini, persone con diverse religioni e condizioni economiche – senza che ciò comprometta il nostro egual potere politico. La solidarietà richiesta nella fase del post lockdown non è altro che il sentimento ragionato di cittadini attivi e attenti ai loro interessi complessivi, come singoli e come associati.

 

la Repubblica, 17 giugno 2020

Politologa. Titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York. Come ricercatrice si occupa del pensiero democratico e liberale contemporaneo e delle teorie della sovranità e della rappresentanza politica. Collabora con i quotidiani L’Unità, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e con Il Sole 24 Ore; dal 2019 collabora con il Corriere della Sera e con il settimanale Left.

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