Primarie, Boss di Partito ed Elettori Lezioni americane per Politici italiani

I soldi contano molto nel gioco politico. Ma, talvolta, sono le regole per i partiti, i candidati e gli eletti a definire ancor più la qualità della democrazia. Negli Usa per concorrere alle presidenziali sono necessari ingenti investimenti finanziari a cui provvedono i donatori privati. Il paradosso, tuttavia, è che negli ultimi anni, nonostante l’aumento delle spese elettorali, il denaro ha finito per contare meno. Presidenti come Bill Clinton e Barack Obama sono stati eletti a partire da condizioni finanziarie molto più deboli dei loro avversari. Quest’anno, un miliardario attrezzato come Mitt Romney è stato quasi messo alle corde nelle primarie repubblicane da contendenti finanziariamente più poveri come Rick Santorum e Ron Paul. Il motivo è stato che la scelta del candidato è passata con le primarie dalle macchine di partito agli elettori. Così, in America, i successi elettorali, malgrado il peso del denaro, dipendono sempre più dal rapporto diretto tra elettori ed eletti.
In Italia, invece, è più che mai evidente l’inquinamento del gioco democratico causato dalle oligarchie partitico-finanziarie che controllano le forze politiche, grandi e piccole, moraliste e lassiste. In questi anni il potere del finanziamento pubblico (e della corruzione privata), insieme all’assenza di regole, ha contribuito in maniera rilevante a determinare la mancanza di ricambio nei gruppi dirigenti e l’anoressia del personale di governo. Questa è la realtà del Parlamento dei nominati per fedeltà al capo e per sudditanza ai potentati finanziari. Quando, al contrario, la parola passa dai boss di partito agli elettori, accadono gli imprevisti come nel caso dei sindaci di Milano, Cagliari ed ora Genova, che sembrano in qualche modo riflettere le recenti tendenze americane. La ricostruzione di una politica più sana è possibile anche in Italia. Tra i provvedimenti necessari ed urgenti, occorrerebbe prevedere il taglio dei rami su cui i partiti hanno accumulato i tesoretti e l’adozione di regole di diritto pubblico. Ed evitare i trucchi volgari come quello di definire «rimborso spese» il finanziamento pubblico moltiplicato per quattro.

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