La Costituzione non è merce di scambio

LeG, una lettera al Pd. Sì alla modifica della legge elettorale. Ma attenzione a imbarcarsi in una “inutile e perniciosa” trattativa sulle riforme costituzionali. Libertà e Giustizia invia una lettera al segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani. Si legge: “La Costituzione non è una merce di scambio, e se occorre riformarne alcuni aspetti ciò potrà essere fatto da un nuovo Parlamento, eletto con una legge che non grugnisca”.

Ecco il testo della lettera:

Caro Bersani,

leggiamo oggi di un comunicato congiunto tra il suo partito e il PDL, nel quale si dichiara, anzitutto, che i due partiti concordano sull’esigenza di cambiare l’attuale sistema elettorale, restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Libertà e Giustizia non potrebbe essere più d’accordo, visto che da più di due anni ha fatto della cancellazione del Porcellum una delle sue battaglie prioritarie, e che ha partecipato lo scorso settembre, alla raccolta firme per abrogare la legge elettorale. Aggiungiamo solo che va parimenti cambiata la disposizione che prevede l’attuale abnorme premio di maggioranza, il cui effetto è di consegnare la maggioranza assoluta del Parlamento al raggruppamento che ottiene più voti, anche se rappresenta magari solo il 30 per cento degli elettori.
Leggiamo poi nel comunicato congiunto che si vuole altresì porre mano – congiuntamente – alle “riforme istituzionali” e che “i due aspetti vanno collegati”. Risulta, in particolare, che si discuta di  superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento dei poteri dell’esecutivo.
Ci permetta di manifestarle il nostro dissenso: una cosa è la modifica della legge elettorale, che è certamente indispensabile al fine di dare ai cittadini la possibilità di eleggere un Parlamento degno di questo nome. Altra e ben diversa cosa – che non riteniamo affatto debba essere “collegata” – è imbarcarsi in una inutile e perniciosa trattativa con il PDL sulle “riforme costituzionali”.
Inutile perché appare evidente che il fine fondamentale perseguito da Berlusconi con l’insistenza sulle riforme costituzionali condivise è la possibilità di “tornare in campo” con una nuova legittimazione, addirittura quella di riformatore della Costituzione! Ricordiamo, peraltro, cosa hanno pensato i cittadini italiani nel 2006 degli interventi berlusconiani sulla Costituzione…
Perniciosa perché se il PD fosse così malaccorto da prestarsi a riaccreditare Berlusconi sulla scena politica italiana ne verrebbe travolto, perdendo definitivamente la propria credibilità agli occhi dei cittadini: i quali sanno bene che la condizione disastrosa in cui versa oggi il paese è il risultato di quasi vent’anni di governi berlusconiani, e del loro caratteristico mix di insipienza e corruzione.
Così come lo sanno i governi di tutto il mondo civile, i quali non capirebbero né potrebbero tollerare un rientro di Berlusconi sulla scena politica italiana.
La Costituzione non è una merce di scambio, e se occorre riformarne alcuni aspetti – con la dovuta cautela e competenza – ciò potrà essere fatto da un nuovo Parlamento, eletto con una legge che non grugnisca.

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