Il premier: non cado nella trappola

Disinnescare «la trappola che stanno preparando», evitare di caderci dentro facendo il gioco di Fini. L´ordine impartito da Arcore è arrivato forte e chiaro al Guardasigilli Angelino Alfano, protagonista ieri di un formidabile capovolgimento sul problema della “reiterabilità” del lodo Alfano, da trincea invalicabile (fino al giorno prima) a questione tutto sommato «non vitale».

Il fatto è che, sul radar di Berlusconi, la sagoma del governo tecnico sta diventando sempre più nitida. «Fini, Casini e Bersani – ha confidato il Cavaliere a chi lo è andato a trovare nel week-end – hanno pronta la maggioranza del ribaltone, ma io non mi faccio mettere in trappola da loro». È proprio per «disinnescare la trappola» che Alfano ha innestato la retromarcia sulla reiterabilità, a costo di far perdere la faccia a tutti coloro che, nel Pdl, assicuravano che non sarebbero mai arretrati. Il motivo è semplice: «I finiani hanno scelto il lodo Alfano come terreno di scontro – spiega uno dei consiglieri di palazzo Grazioli – e alzano continuamente il tiro sperando di farci cadere. Ma non saremo tanto sciocchi da regalare a Fini un pretesto per rompere sulla giustizia».
Giocando di rimessa, Berlusconi punta ora a portare a casa l´obiettivo minimo. Ormai è una corsa contro il tempo al Senato per vedere approvato qualcosa che assomigli a uno scudo giudiziario. Si tratta infatti di incassare almeno il voto favorevole dell´aula di palazzo Madama sul “lodino” (senza la reiterabilità) prima del 14 dicembre, quando la Corte costituzionale darà il via al “processo” alla legge-ponte sul legittimo impedimento. Bisogna costruire in fretta il pilastro sull´altra riva, prima che la Consulta si chiuda in camera di consiglio. Le antenne che il premier mantiene tra i giudici costituzionali lo rendono ottimista sull´esito del giudizio, come da settimane va dicendo lo stesso Guardasigilli. In questo modo il governo guadagnerebbe tempo, fino al settembre del prossimo anno, termine di scadenza del legittimo impedimento.
È stato Gianni Letta, il capo del partito delle colombe, a suggerire la linea della prudenza. Anche a dispetto dei capigruppo del Pdl, che spingevano invece per difendere la barricata della reiterabilità. Sembra comunque che, almeno stavolta, il sottosegretario agli “Affari complicati” non abbia dovuto faticare troppo. Chi è stato ricevuto ad Arcore riferisce infatti che il premier stia vivendo un momento di profondo scoramento. E sia persino tentato di dare un calcio alla scrivania, gettando nel cestino l´intera faccenda del lodo. «Tanto – si è sfogato – non ce lo faranno approvare mai, ne sono certo. Ci stanno solo facendo saltare i nervi, come sulle intercettazioni, per poi non fare nulla. Ma questa soddisfazione non gliela voglio dare: io, per parte mia, del lodo Alfano non parlerò mai più».
Il sospetto che, proprio sul lodo, i «golpisti» abbiano stretto un patto per far saltare il suo governo, Berlusconi l´ha iniziato ad avere qualche giorno fa. Nonostante le pubbliche rassicurazioni dei finiani. Come rivela uno degli uomini che, per conto del premier, sta conducendo la trattativa con Fli: «Sembra quasi che i finiani stiano onorando un patto stretto con altri. Qualche tempo fa un dirigente dell´Udc è venuto da noi e ha pronosticato: vedrete, sulla reiterabilità ci saranno problemi. Lì per lì abbiamo pensato che i guai sarebbero arrivati dai centristi, non capimmo. Ora invece è tutto chiaro: Fini e Casini stanno concordando le loro mosse per arrivare all´obiettivo». Sospetti che fanno il paio con le voci sempre più forti di un consistente numero di deputati e (soprattutto) senatori del Pdl pronti a sostenere un nuovo esecutivo, magari guidato da Beppe Pisanu. «Da parte di Fini – spiega Antonio Tomassini – c´è la ricerca di una scusa per far scattare il meccanismo ribaltonista, d´intesa con alcuni politici, alcune lobby, alcuni settori della massoneria, alcuni magistrati, alcuni giornali». E tuttavia il premier in queste ore sta rassicurando quanti dentro il Pdl osservano con angoscia «l´immobilismo» del leader di fronte agli attacchi esterni: «State tranquilli, ci sono voluti due anni per buttare giù Prodi, che era debolissimo. Pensate che sarà facile per loro scalzare una maggioranza solida che ha un largo consenso tra gli italiani?».

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