Come eravamo e come siamo sotto Berlusconi

Sedici anni da quando Silvio Berlusconi “scese” in politica e molti, molti di più da quando cominciò a conquistare con le sue televisioni mente e cuore di tanti italiani. Come eravamo allora e come siamo oggi, società in cerca di democrazia e giustizia, informazione e uguaglianza, di politica senza ricatti e dossier; senza l´umiliazione delle donne e il tradimento della laicità.
L´abbiamo vissuta e raccontata di corsa, questa Italia dell´era del “berlusconismo”. Ogni giorno una storia, uno scandalo, una polemica, un caso. Ogni giorno un passo verso una profonda trasformazione del nostro essere italiani. Ognuno di noi è cambiato non solo per il naturale scorrere degli anni, ma per qualcosa di diverso, di unico che ci ha trascinato verso la sponda che molti chiamano “deriva”, culturale, sociale, politica. E´ venuto il momento di fermarsi e pensare. E´ venuto il momento di studiare davvero questa nostra Italia. Non lo aveva mai fatto nessuno, in maniera sistematica e complessiva.

È stato deciso di provare a farlo la settimana prossima a Firenze, con un convegno di tre giorni (dal 15 al 17 ottobre).
È un obiettivo ambizioso, quello di riuscire a cogliere il significato profondo del messaggio berlusconiano e del suo impatto sulla gente, sulle istituzioni, sulla storia del nostro Paese, cercando di scrutare quel tempo che normalmente ci assilla e ci rende schiavi della dittatura della cronaca quotidiana. Così, sotto la saggia regia di Paul Ginsborg, storico ma anche uomo della società civile, si sono incontrate competenze e energie diverse: la rivista di storia contemporanea “Passato e Presente” e Libertà e Giustizia, l´associazione nata nel 2002 e ormai diffusa in tutta Italia. La società civile, abituata alle mobilitazioni improvvise, alle piazze, ai cortei, oltre che alle scuole di formazione politica, insieme a professori e studiosi ed esperti con una visione forse più abituata all´analisi ma certo non meno appassionata.
Insomma, abbiamo detto insieme: fermiamo il tempo di questa vicenda dominata dall´attuale capo del governo e esploriamo il cono d´ombra nel quale siamo finiti. A Firenze verranno dunque le persone più preparate a parlarci di lavoro e di Chiesa, di finanza, di maschilismo e corruzione, di cultura di destra e di televisione, di razzismo, delle parole e del linguaggio che oggi esaltano un “regime”. Parleremo di Berlusconi come lo vede il mondo oltre i nostri confini e di democrazia minata. Parleremo senza eufemismi di povertà della politica e di società civile. Saranno insieme Gustavo Zagrebelsky e Marco Travaglio, Ezio Mauro e Marco Revelli.
Credo che sia molto importante che questo primo tentativo di esaminare con uno sguardo complessivo la società e lo Stato “nell´era del berlusconismo” abbia luogo a Firenze, una città così abituata a distinguere senza ritardi la piega degli avvenimenti, a studiarli, a giudicarli e anche a schierarsi di qua o di là, spesso senza tentennare: generosa e impulsiva. Una città che vide uno straordinario fiorire di proteste e di impegno nei primi anni duemila, e che oggi è ancora all´avanguardia, con il coraggio e l´energia e soprattutto con la preparazione culturale per fermarsi a studiare e riempire il vuoto lasciato dal correre del tempo.
Perché è da qui, da pensieri onesti e da analisi senza pregiudizi come quelli che animeranno la tre giorni su Berlusconi, che potrà nascere l´Italia migliore che tutti vogliamo, più giusta, più libera, più attenta ai diritti di tutti, alla cultura della memoria e al fascino del futuro. Dal “sapere”, anche se scomodo, e dall´aver capito quei tanti passi che tutti abbiamo compiuto in questi decenni.

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 10 ottobre 2010 sulle pagine fiorentine di Repubblica

3 commenti

  • Io non so se questa italia sia migliore, peggiore o uguale all’italia di dante, a quella di galileo, a quella di manzoni o a quella di mussolini (alcuni pensano che B. sia un mussolini soft); so solo che non mi piace, ma non per un mero sentimento di simpatia o antipatia, bensì perchè ciò che è avvenuto in questi ultimi quindici anni (venticinque se consideriamo il B. televisivo) non ha eguali in nessun altra parte del mondo occidentale. Nessun paese liberale ha conosciuto come quello italiano l’imbarbarimento delle istituzioni, piegate al volere ed alle necessità vitali (economiche e mediatiche) del sultano; principi quali quello di uguaglianza sono stati sottratti alla destinazione dei consociati ed affidati alla mercè di un solo individuo che ne ha fatto strame piegandolo alle sue esigenze (leggi ad personam); l’informazione da strumento di conoscenza è stato stravolto fino ad assumere i connotati della propaganda o della distorisone del senso, tramite l’enfatizzazione dell’effimero; il corpo delle donne è stato utilizzato per raggiungere più facilmente il consenso verso chi è abituato a scorgere solo la superficie dei corpi, grida ancora scandalo l’utilizzo reiterato del ciarpame senza pudore alcuno e la facilità con la quale le vergine e le non vergini si offrono al drago per accorciare i tempi delle carriere politiche; l’atteggiamento strumentale con il quale si gioca con la vita altrui, cercando di imporre a tutti, anche ai non consenzienti, una volontà statuale atta ad impedire l’autodeterminazione e la facoltà di disporre volontariamente e coscientemente o per il tramite dei propri cari, della propria vita laddove questa vita, vita non sia poichè ormai priva di dignità; alla politica come mezzo di risoluzione dei conflitti e ricerca delle soluzioni alle complessità, si è sostituita l’arte del ricatto e dell’intimidazione, strutturata mercè l’utilizzo di strumenti e persone che antepongono ad ogni valore una cupa necessità di distruggere colui che appena appena dissente, come avvenne nelle carceri cecoslovacche (buio a mezzogiorno) e nei gulag sovietici.
    Solo il sapere ,come ben dice bonsanti, ci può aiutare; il sapere e l’informazione sono i due veicoli che fanno di un uomo e di una donna, esseri consapevoli e coscienti, padroni della propria mente e come tali alieni dall’essere assoggettati alla forza distruttrice del tubo catodico.

  • il trionfo del totalitarismo è quando gli schiavi si credono liberi.
    Isaiah Berlin
    “due concetti di libertà”
    Speriamo che B. non abbia avvelenato completamente le nostre coscienze e possa cominciare una nuova stagione.

  • L’odio è il piacere più duraturo;
    gli uomini amano in fretta, ma odiano con calma. (Now hatred is by far the longest pleasure; Men love in haste, but they detest at leisure. – Lord George Byron).

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