Cultura, giornali e piccolo schermo

Si è aperta con una mattinata interamente consacrata all’analisi degli effetti su cultura e mass media prodotti dalla fenomenologia berlusconiana, la seconda giornata del convegno “Società e Stato nell’era del berlusconismo”, organizzato da Libertà e Giustizia in collaborazione con la rivista di storia contemporanea Passato e Presente e in corso fino a domenica al teatro cinema Odeon di Firenze. Nella prima relazione, lo storico fiorentino Gabriele Turi ha tenuto a sentenziare senza mezzi termini la futura sopravvivenza del berlusconismo al suo maggiore interprete: “la sedimentazione ventennale di questa cultura fa ritenere e temere che possa andare avanti negli anni ancora a lungo”. Un’ideologia, quella berlusconiana, che secondo Turi affonda infatti le sue radici alla fine degli anni ’80, in quel grande vuoto apertosi dopo il crllo del Muro di Berlino, quando in Italia vennero meno o si indebolirono “alcuni pilastri istituzionali della politica culturale del Pci, facendo quindi spazio a quella fase di ‘grande silenzio’ degli intellettuali post-comunisti di cui ha parlato Asor Rosa e che privò il partito suo erede del contributo di un pensiero critico”. Sulle conseguenze derivanti da un crescente consumo di Tv, “inversamente proporzionale al capitale socio-culturale e alla dimensione pubblica del singolo cittadino”, si è poi centrato l’intervento di Giovanni Gozzini, docente di giornalismo e massmediologia presso l’Università di Siena: “nel corso soprattutto degli ultimi dieci anni, si è di fatto assistito alla divizzazione dell’italiano medio senza cultura, andando così a rovesciare completamente i canoni pedagogici propri della televisione di Bernabei”. Per Gozzini, tale meccanismo utile alla più feconda raccolta pubblicitaria, si basa prettamente sul “processo di identificazione che permette di veicolare nell’immaginario collettivo l’idea che chi passa anche soltanto un minuto in televisione diventa famoso, diventa immortale”. Norma Rangeri, direttrice del Manifesto, ha messo in allerta circa gli effetti della legge Gasparri, che potranno venire a realizzarsi dal prossimo primo gennaio 2011: “Berlusconi potrà infatti comprarsi anche un grande giornale, e tramite una sinergia nella raccolta pubblicitaria da operare assieme alle sue televisioni, potrà così finire il lavoro dando vita a una nuova dittatura morbida sotto il segno di Cesare”. L’occasione è servita poi a ricordare il grado di rilevanza dei notiziari televisivi nel panorama informativo italiano: “i tg – ha sottolineato – rappresentano secondo il Censis l’unica fonte di informazione per 8 milioni di italiani e soprattutto lo strumento esclusivo attraverso cui il 73% dei cittadini forma le proprie opinioni politiche in vista di ciascuna scadenza elettorale”. Infine Laura Balbo, sociologa dell’Università di Padova che ha puntato il dito contro il “corto circuito media-politica-cittadini”, che impedisce alla minoranza di far emergere qualsiasi opinione o voce critica diversa da quella predominante. Nel pomeriggio, a partire dalle  15 e 30, il riavvio dei lavori sul tema “Istituzioni e Giustizia” con ospiti Guido Melis, Elisabetta Rubini Tarizzo, Gustavo Zagrebelsky e Marco Travaglio (qui la diretta).

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