Se anche il Fato volta le spalle al Cav

01 Mar 2010

Bertolaso, pensaci tu // La vicenda è ridicola ma, a suo modo, emblematica: un oscuro militante provoca l’esclusione della lista Pdl dalle regionali a Roma e nel partitone scoppia il finimondo. Insulti brucianti, accuse e controaccuse, affannosa ricerca di sotterfugi e forzature per dribblare la legge. Da un episodio esilarante, insomma, sta nascendo un clima da fine dell’impero. Valutazione eccessiva? Forse, mase perfino la regola più elementare della politica, quella che prescrive di non accapigliarsi in campagna elettorale, viene ignorata, vuol dire che sta accadendo qualcosa di serio. Il centro destra sta offrendo di sé uno spettacolo mai visto, e non solo per la sventatezza del militante romano. Perché sia il Fini che ribatte in tempo reale a tutte le esternazioni berlusconiane, sia il Bossi che applaude i moniti del Quirinale in difesa dei giudici significano che la maggioranza scricchiola nelle fondamenta.
Le ragioni di tutto questo sono chiarissime. Le inchieste che stanno rivelando il putrido connubio tra politica, appalti e criminalità, l’intreccio verminoso di sesso e affari, i crescenti costi sociali della crisi economica sempre negata, il fallimento delle operazioni di bandiera come la ricostruzione dell’Aquila: eccole le ragioni del malessere. Il punto è che non si tratta di cose nuove: in passato, di fronte a fatti altrettanto gravi, la maggioranza aveva serrato i ranghi, difendendo se stessa come un sol uomo.

Perché dunque ora si comporta diversamente, e per di più con le elezioni alle porte? L’unica risposta possibile è che i comprimari fiutino una debolezza nuova in Berlusconi, e che ritengano perciò di doversi riposizionare per guadagnare il più possibile da un suo scivolone.
L’occasione, è evidente, sono proprio le prossime regionali. Fini non lo ammetterà mai, ma se il Cavaliere incappasse in una sconfitta lui sarebbe in pole position per apparire ad un’armata in rotta come l’unico leader carismatico disponibile. Da presidente della Camera, è fuori dalla contesa politica ed elettorale e quindi non gli sarebbero imputabili responsabilità, si è costruito una reputazione ed una statura istituzionali, è apprezzato anche al di fuori del perimetro della maggioranza. Perfino i suoi ex colonnelli, quelli che lo avevano abbandonato per passare armi e bagagli con Berlusconi, stanno piano piano tornando sui loro passi.
Per Bossi il discorso è, almeno in parte, diverso: se la Lega registrasse un’avanzata travolgente al Nord e Berlusconi incassasse un risultato deludente al Centro-Sud, il capo del Carroccio si troverebbe ad avere in mano il potere di vita o di morte sul governo. La Lega non fa scherzi, garantisce adesso Bossi, con tono rassicurante, ma è difficile che il Cavaliere se ne senta tranquillizzato.Naturalmente, dopo una sconfitta elettorale, i due comprimari entrerebbero subito in conflitto, e questo darebbe il via ad un rimescolamento politico profondo.

Potrebbe essere un’ottima cosa. Vedremo. Di certo c’è che queste elezioni diventano sempre più cruciali. Il Pd deve risalire una china profonda, ma Bersani, con la sua aria pacioccona, ha fatto fin qui molto meglio dei suoi predecessori. Invece a Berlusconi tocca fare i conti con il ribollire del suo partito. E adesso, almeno a giudicare dall’incidente laziale, anche il Fato gli ha voltato le spalle.

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