l giurista Paolo Maddalena “Riforme sballate, lo Statuto albertino era meglio”

 Quando sente parlare delle riforme di Matteo Renzi a stento trattiene l’indignazione anche se sui fatti avvenuti in Parlamento non vuole esprimere giudizi: “Secondo me le cose devono andare secondo le regole. Non mi occupo di quanto avvenuto”.
Ma sul contenuto delle riforme del governo ha un’idea precisa?
 Certo, a condizione che le guardiamo nel loro insieme, comprese quelle economiche. Io, ad esempio, sono rimasto sconcertato dallo “sblocca Italia”.
Perché?
 Perché capovolge i valori. La Costituzione pone in primo piano la persona umana. Ma nell’articolo 1 di questa “riforma” si dice che nel caso in cui i rappresentanti degli interessi ambientali, artistici o storici o dell’incolumità pubblica non convengono sulla costruzione dell’opera decide il commissario entro dieci giorni. Perseguire l’opera diventa più importante dell’incolumità pubblica. Uno scadimento totale della nostra capacità di autogoverno, visto che governano i cittadini e questi hanno un dovere di resistenza.
 Che tipo di resistenza?
 Sul piano amministrativo, secondo l’articolo 118 della Costituzione, svolgono attività di interesse generale. E i portatori di interessi diffusi, della salute, dell’incolumità pubblica, del paesaggio, sono legittimati a prendere parte dei procedimenti amministrativi e l’amministrazione ha l’obbligo di tenerne conto.
 Il suo giudizio su atti significativi del governo è piuttosto netto.
 Su questi punti ho un vero groppo alla gola, perché vedere le conquiste ambientali stravolte e calpestate mi sembra molto grave. Così come sull’economia. Il governo e la Bce finanziano imprese e banche. All’orizzonte si profila un accordo internazionale, il Ttip, che sottrae gli operatori economici e commerciali alle giurisdizioni internazionali. In ossequio al liberismo degli anni 30 rifiutato da Roosevelt che, giustamente, seguì i consigli di Keynes.
 C’è un filo che lega tutto questo alle riforme costituzionali?
 Sì, c’è un’idea di neoliberismo da applicare in relazione alla globalizzazione internazionale. E che si traduce anche nelle restrizioni democratiche.
 Considera un errore l’abolizione del Senato?
 Siamo d’accordo che il bicameralismo perfetto fosse eccessivo ma bastava ridurre il numero dei senatori e il numero delle materie da sottoporre al Senato. Invece, si realizza una struttura composta da nominati. Ma nominati da chi? I nominati, in realtà, sono nominati da “intrallazzi” con accordi trasversali che incrementano il malcostume. Meglio, allora, lo Statuto albertino che poneva la nomina in capo al Re. C’era addirittura un rappresentante dei diritti. La riforma, a mio avviso, è sballata.
 Cosa pensa della legge elettorale?
 Anche in questo caso non si capisce cosa sia: è quella di Berlusconi, è il Porcellum o altro? A questo punto sarebbe meglio il Mattarellum. Ha una logica e assicura l’alternanza. Altra cosa grave è l’innalzamento del numero delle firme in materia di referendum e di legge di iniziativa popolare.
 Cosa bisognerebbe fare?
 Mettere le cose a posto. Innanzitutto, eliminare Berlusconi dalla vita politica italiana. Non perdonerò mai a Renzi di essersi messo d’accordo con colui che ha portato l’Italia alla rovina. Non dimentichiamoci che è lui ad aver firmato il Fiscal compact.
 E anche in questo caso lei invoca il diritto di resistenza?
 Certamente. Bisognerebbe, infatti, distinguere tra il “potere di revisione” della Costituzione e il “potere costituente”. Oggi non siamo in presenza di una semplice revisione, ma vengono intaccati i principi costituzionali con un potere costituente che in realtà non si ha. Ci sarebbe quindi tutta la possibilità di impugnare e prendere posizione contro una riforma tutta sbagliata. La Corte costituzionale ha i poteri di abrogare leggi costituzionali se queste sono andate oltre il potere di revisione e hanno invaso il potere costituente. Così come ha anche la possibilità di annullare provvedimenti conseguenti alle decisioni della Troika se questi violano i diritti fondamentali del popolo italiano: la vita, la salute, il lavoro.
 Secondo lei, il presidente della Repubblica può e deve fare qualcosa?
 Il presidente Mattarella è stata la scelta migliore che si potesse fare. Un uomo straordinario, dalle doti eccezionali. Lui sa sicuramente cosa fare.

Il Fatto Quotidiano, 17.2.2015

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