Riflettere prima di decidere. È davvero conveniente creare una nuova casta di nominati?

18desk1f01-senato-emiciclo3All’inizio il problema era il bicameralismo perfetto ora è il bicameralismo. Questa riforma si orienta di ora in ora verso un radicale rifacimento dell’assetto istituzionale della nostra Repubblica. Due principi si stanno imponendo che reinterpretano il significato della rappresentanza e del suffragio: i cittadini sono sovrani dimezzati; il voto dei cittadini serve solo a formare una maggioranza. Infatti chi vuole ardentemente questa riforma, l’ha giustificata con questi due argomenti: un Senato eletto costa troppo e rende troppo lento il processo decisionale. Sono due argomenti molto problematici e essenzialmente ideologici, il primo per lo meno volgare e il secondo insofferente per la deliberazione democratica. Entrambi sono poco convincenti e per nulla comprovati. Sui costi: la democrazia costa al suo sovrano, che è fatto di cittadini che vivono del loro lavoro. Devono pagare per le funzioni pubbliche di cui lo stato democratico ha bisogno e spetta a chi svolge quelle funzioni essere attenti a limitare i costi. L’esito di anni di mal uso e abuso delle risorse pubbliche da parte di parlamentari dovrebbe essere affrontato riscrivendo le regole relative al loro uso delle risorse non cancellando un organo eletto, ovvero facendo pagare ai cittadini decurtandoli del loro potere di elezione. Sembra che la responsabilità prima dei costi della politica stia nel potere democratico: se non si votasse si spenderebbe meno. Questo è il senso del messaggio sui costi del Senato eletto.

Circa il secondo argomento, quello delle celerità decisionale: è un fatto che nei regimi democratici la tensione tra il potere esecutivo e quello legislativo sia fondamentale e permanente. Ma la tensione dovrebbe risolversi con il riconoscimento della priorità del secondo. La massima tocquevilliana per cui la democrazia si corregge con più democrazia dovrebbe quindi essere così interpretata: nell’equilibrio dei poteri (un bene che il costituzionalismo moderno ci ha regalato) occorre che il potere di proporre e fare le leggi sia centrale perché quello che direttamente discende dalla volontà dei cittadini. In una democrazia elettorale, fare le leggi comporta la centralità degli organi che ricevono autorità diretta dal suffragio. Circola tra i costituzionalisti l’idea che il cittadino sia arbitro. Questa riforma è figlia di questa interpretazione che va nella direzione di diminuire il valore e l’estensione del potere elettorale per porre l’accento sui poteri dello stato che il cittadino-arbitro osserva lavorare e giudica. Il cittadino-arbitro è come un giudice imparziale che sta fuori del gioco; i titolari della squadra sono i veri giocatori, non lui/lei. E i giocatori sono liberi di decidere che schema usare, quali ruoli rafforzare e quali indebolire. L’importante è che vincano. L’importante è che il cittadino-arbitro sappia a urne chiuse chi governerà, chi ha vinto. Poi i giochi sono tutti fatti da altri e il cittadino sta a guardare e alla fine del gioco decide se riconfermare quei giocatori o cambiarli. Questa visione della democrazia è così minima che accontenta chi ha una tradizionale allergia alla democrazia. La riforma che il Partito democratico si appresta a votare piace molto ai democratici minimalisti proprio perché restringe al massimo il potere dei cittadini-attori (o sovrani) e amplia quello dei cittadini-arbitri. In questa riforma spicca infatti la centralità dei giocatori e soprattutto di coloro che segnano, ovvero di chi fa: del potere esecutivo. Si restringe il dominio del potere legislativo (che è fatto anche di discussione e rappresentanza, non solo di decisione) nel senso che al voto dei cittadini si chiede di esprimere la maggioranza (a questo mira del resto la legge elettorale) e non tanto di vedere rappresentate le proprie idee o interessi; lo stesso vale per la Camera politica, alla quale anche è richiesto di sostenere il governo (della maggioranza) non tanto di controllare, mediare, discutere e se necessario fermare (insomma tutto quello che gli organi deliberativi dovrebbero fare). L’esito auspicato è l’identità della maggioranza monocamerale con l’esecutivo. I rappresentanti, con questa riforma, sono rappresentanti del volere della maggioranza. Si tratta di una riforma di stampo plebiscitario con la quale la bilancia del poteri pende verso l’esecutivo: il fare più che il discutere. Si approda al presidenzialismo senza dirlo. In questo quadro si iscrive la proposta di abolire il Senato eletto.

Perché bisogna essere critici di questa proposta (che non significa abbandonare l’idea di una riforma del Senato che sappia attuare un parlamentarismo funzionale ovvero che abbia sia il potere di esprimere la maggioranza, e fare leggi, sia che a quello di rappresentare, controllare e infine fermare)? Non è forse vero che Matteo Renzi ha commentato la legge sulla responsabilità dei giudici passata alla Camera dicendo che al Senato la si cambierà? Dunque, anche lui deve ammettere che passare una legge al vaglio due volte consente di correggere errori e migliorare una decisione. Questo solo dovrebbe bastare a convincerci della rilevanza di avere due Camere. Si dice inoltre e insistentemente che un Senato eletto allunga i tempi della politica. Ma si potrebbe obiettare che l’Italia repubblicana ha prodotto un numero spropositato di leggi pur anche con un bicameralismo perfetto! Insomma questi argomenti sono molto poco convincenti. E veniamo così al nodo centrale di questa proposta: l’elezione indiretta dei membri del Senato delle Autonomie.

Cominciamo dall’osservare che volendo riformare la Costituzione, sarebbe opportuno porsi la seguente domanda: perché ci proponiamo di attuare questa riforma? Da quale esigenza siamo mossi e per ottenere che cosa? Questo livello preliminare di chiarezza sulle intenzioni è importante perché consente di affrontare in maniera non approssimativa il problema, ovvero dargli organicità e coerenza. Indubbiamente, sono due le esigenze che giustificano una riforma della legge fondamentale della nostra Repubblica: rendere il sistema politico più trasparente e (rispondente), e renderlo più funzionale. La prima esigenza detta la legittimità delle regole e procedure democratiche nell’era del costituzionalismo: neutralizzare e impedire l’arbitrio (anche della maggioranza eletta), e per questo rendere il potere dello Stato più efficacemente esposto al controllo e sapientemente bilanciato nei poteri che lo compongono, in modo che non ci sia accumulo in nessuno di essi. Se questa è l’esigenza, l’elezione indiretta (la nomina da parte degli organismi di governo comunale e regionale) del Senato della Repubblica va nella direzione contraria. Perché l’elezione indiretta dei componenti di un organo deliberativo (o che partecipa comunque alle decisioni nazionali sebbene non a tutte) è opaca rispetto all’elezione per suffragio dei cittadini. Al contrario, attribuisce un enorme potere discrezionale ad alcuni grandi elettori (sì eletti per suffragio universale, ma per svolgere funzioni di governo territoriale) che in questo modo acquisterebbero un potere superiore a quello di tutti gli altri cittadini, in violazione al principio di eguaglianza politica. Si risolve questo vulnus togliendo al Senato il potere di dare e togliere fiducia al governo, ovvero gli si assegna un potere mezzo-sovrano. In questo modo, si dice, non si toglie nulla al potere dei cittadini e del suffragio. Vero: ma si crea un potere delegato nuovo e molto ampio. Il paradosso di questo Senato nominato è che avrà troppi poteri per essere composto di nominati e troppo pochi poteri per riuscire a controllare gli eletti. Introduce infine un arretramento palese rispetto al suffragio diretto, con un ritorno al XIX secolo quando il voto indiretto venne teorizzato e usato come argine alla democrazia e all’incalzante espansione del suffragio diretto e segreto. Oggi lo si rispolvera per risparmiare e velocizzare la decisione.

L’evoluzione della storia politica occidentale è andata in una direzione contraria a quella del voto indiretto; anche perché è diventato in poco tempo un fatto provato che questo metodo di nomina serviva a generare e proteggere un’oligarchia social-politica, una classe di notabili sensibili agli interessi locali o di chi li nominava. A riprova di ciò potrebbe essere utile ricordare che il Senato degli Stati Uniti d’America fu nella prima fase della storia della federazione americana composto da nominati dagli Stati e diventò un istituto così corrotto e piegato agli interessi non controllabili dei potentati locali e dei notabili che controllavano le nomine da indurre il legislatore a riformarlo istituendo l’elezione diretta dei suoi membri. Quindi la strada semplificatrice e di risparmio che il Partito democratico promette rischia di produrre nuove sacche di corruzione e di privilegio. Un potere in mano ai grandi elettori locali anche se pagato con rimborsi sarà un’occasione di potere appetibile anche perché fuori dal controllo diretto dei cittadini e quindi meno scalfibile. Prevedibilmente si aumenterà la funzione repressiva e ai magistrati verrà dato un nuovo settore di controllo.

Un secondo argomento che si usa per giustificare questa riforma è che dobbiamo seguire modelli riusciti altrove, per esempio quello tedesco. Ma questo argomento è sbagliato e capzioso. La Germania è una federazione compiuta. Ha una Camera direttamente eletta dai cittadini tedeschi e una Camera dei Länder (Bundesrat). Quest’ultima è composta di membri non eletti a suffragio universale diretto, di esponenti dei governi dei vari Länder. Il fatto molto diverso che la federazione consente è che questa camera di nominati è per davvero espressione degli interessi dei Länder e infatti i suoi membri sono vincolati al mandato ricevuto dai loro governi locali per fare gli interessi di ciò di cui sono i rappresentanti (dei loro territori), in violazione del generale principio del divieto di mandato imperativo. L’Italia annacquerebbe il modello tedesco perché non darebbe mandato imperativo ai rappresentanti dei territori – ma si potrebbe obiettare che in questo modo dà anche meno controllo e molta meno accountability. Se si vuole davvero fare un Senato delle regioni e dei territori occorrerebbe avere il coraggio di approdare a un compiuto federalismo, appunto come in Germania. Diversamente, il libero mandato a membri di un Senato nominato dai territori finirà per ascrivere un potere troppo grande, poco o nulla rispondente all’interesse dei territori, e troppo fuori controllo. Questo è il paradosso di un federalismo a metà e di un modello tedesco annacquato. Infine, non si tiene contro del fatto che la Germania ha mantenuto questa sua tradizione dall’Ottocento, non è retrocessa dal voto diretto a quello indiretto, come invece faremmo noi. La questione è anche di ragionevolezza e prudenza politica: dopo anni di condanne della casta ora si legittima la casta e si chiede agli italiani di devolvere il loro potere di elezione a funzionari ed eletti locali, piccoli potenti che le cronache quotidiane ci restituiscono come attori di una corruzione capillare ed espansa. È il risparmio una ragione sufficiente per rispolverare il voto indiretto o non invece la promessa implicita a una nuova generazione locale di prendersi velocemente una fetta di potere discrezionale? Un Senato che non risponde agli elettori perché non deve comunque sfiduciare il governo è un Senato che ha comunque troppo potere per non generare una nuova oligarchia, una nuova casta.

21 commenti

  • Buongiorno,
    io da cittadino che tiene ai principi democratici scolpiti nella Costituzione nata dalla Resistenza, vi pregherei di prendere una posizione netta sulla questione delle riforme costituzionali.
    In questo momento storico e con questa classe dirigente e politica la Costituzione non va toccata e basta!
    Chi la vuole smontare si sta allineando ai diktat della finanza internazionale che giudica il nostro assetto Costituzionale troppo socialista (sic!) e quindi di ostacolo alla definitiva affermazione del motto “Pubblico è brutto, privato è bello”.
    Il vero problema dell’Italia è la criminalità organizzata ed i suoi protettori infiltrati a vari livelli.
    Prima di pensare di modificare la Costituzione si cominciasse a destinare risorse e mezzi legislativi reali alla lotta all’illegalità diffusa (falso in bilancio, autoriciclaggio, innalzamento pene per reati finanziari,…), magari affidando ministeri chiave (Interno, Giustizia) a magistrati da tempo impegnati in questa lotta.
    Distinti Saluti

  • La convenienza è solo per la casta, è chiaro. Chi lo va a spiegare all’opinione pubblica che vede Renzi come il nuovo Re Mida? Che dire? Speriamo che qualche accidente della politica blocchi di nuovo tutto anche dopo una eventuale prima approvazione, magari qualche rogna personale di Berlusconi, come già con il disegno di legge contro il 138.

  • La riforma del Senato é cosa saggia, proprio per cancelllare la prima deroga alla Costituzione fatta nel 1948, per adeguare la durata della seconda camera a qquella della prima, in tal senso vanificando lo spirito dei Padri costituenti.

    Ma questo tipo di riforma non può nascere estemporaneamente dagli spot di Renzi, dai “pelosi” contributi di Berlusconi e Verdini e dalle saccenti opretenzioni della Boschi.

    Occorre un dibattito nel Paese e nei Circoli propri condotto da persone all’altezza, che altro non mirino se non l’applicazione dello spirito del Costituente, che designò due Camere. Occorre conoscere e recepire il dibattito “alto” che ci fu in Costituente ed aggiornarlo all’oggi in quegli aspetti che, salvi e tutelati i principi fondamentali, ne consentano una aderenza proficua e democratica, giusta e funzionale, alle esigenze ed alla realtà del Paese.

    Tutto questi a me pare che faccia difetto, per cui la proposta “ex Nazareno” mi sembra veramente irricevibile, DAL POPOLO, innanzi tutto, PRIMA ANCORA CHE DAL PARLAMENTO, peraltro non investito dal suffragio popolare del tema, e, per di più, al limite della illegittimità costitutiva, di rappresentanza e di poteri.

  • Sperando naturalmente che questo tipo di riforma salti, c’è almeno un modo per introdurre UNA ELEZIONE DIRETTA DI FATTO DEI SENATORI, se non altro per la parte riguardante i consiglieri regionali. Basterebbe stabilire che vengano eletti al Senato i consiglieri con il maggior numero di voti di ciascun partito. Per esempio, in una regione un partito ottiene 15 consiglieri e ha diritto a 5 senatori? Bisognerebbe stabilire un criterio per cui questi senatori saranno, nell’ordine, i consiglieri PIU’ VOTATIi, in modo che l’elettore sappia che dando una preferenza per il consiglio regionale, la esprime anche per il Senato. Basterebbe forse un emendamento.

  • Cara Urbinati,

    condivido le sue argomentazioni, ma non condivido il suo silenzio.

    Silenzio sul fatto che il Parlamento non può procedere alla riforma della Costituzione, perché è stato eletto con una legge incostituzionale.

    Se gli atti da esso compiuti prima della sentenza di incostituzionalità possono essere considerati legittimi — secondo me non lo sono — tutto quanto esso compie dopo quella sentenza è chiaramente incostituzionale e come tale deve essere denunciato e combattuto, anzitutto da intellettuali che, come lei, godono di fama, pubblica udienza e accesso ai mezzi di comunicazione di massa.

    Così non è purtroppo. Anche lei, infatti, come Libertà e giustizia del resto, continua a tacere sul punto centrale, cioè sul fatto che un Parlamento incostituzionale deve essere sciolto quanto prima e nel frattempo impedito in ogni modo di mettere mano alla Costituzione!

    Cordialmente.

  • Ehilà, finalmente potranno dormire sonni tranquilli i vari celeste di ogni gradazione e grado. Con l’immunità la manna del magna magna impunito si è avverata. Evvai, grazie cari 11milioni di cittadini che avete legittimato uno schifo simile, grazie media nazionali e radio tv che avete fatto una propaganda indecente per sostenere il pregiudicato e socio : w il senato impunito, w l’autocrazia rampante.
    Loro, il pregiudicato e il suo socio, ben sanno tutto quello che sta scritto in questo esaustivo pezzo ( e decine e decine di altre analisi) e lo evitano accuratamente. Anzi, più si fanno analisi corrette, più si danno a costoro strumenti per produrre riforme contro. L’esimio professore dice che bianco è giusto e democratico? e allora facciamo nero, così siamo in una botte di ferro nello smantellamento della democrazia, per i nostri orizzonti di concentramento di potere ed eliminazione di ostacoli democratici, sotto forma di riforme vitali, ineludibili, non procastinabili oltre (B ha aspettato sin troppo……20 anni, capirai) . pezzettino per pezzettino, passetto per passetto ci arrivano. tanto al popolo bue gli diamo una tantum la mancia e tanto ma tanto fumo negli occhi, e su fino ai neuroni, e coloro che gli daranno contro, cercando di far ragionare i cervelli, verranno additati al pubblico ludibrio quale manica di conservatori ammuffiti da rottamare, chè la democrazia siffatta impedisce le “loro” riforme.
    Il plebiscito, vero o meno, di queste elezioni europee ha segnato il destino della nostra democrazia. Punto. Possiamo per il resto della nostra vita scendere in piazza e fare convegni, il contentino democratico di parlare alla luna ce lo lasceranno di certo. Diventeremo, gli italiani non allineati intendo, con la loro propaganda contro , una riserva, se con vagonate di balle spaziali e 80 euri son riusciti a fare quello che stan facendo (non dimenticando l’appoggio sfacciato e ad oltranza dei maggiori media nazionali, che ridicolizzeranno, come hanno già fatto, e minimizzeranno gli interventi autorevoli e democratici di chi davvero sa cosa è uno Stato Democratico).

  • Così un Senato senza poteri di controllo sulla prima camera, eletta con l’Italicum e quindi direttamente dai partiti, eletto a sua volta dalla nomenclatura partitica locale, la peggiore in assoluto, farà sì che in Italia si instauri un regime di tipo autoritario, in attesa della grande crisi economica, che ci colpirà tra l’autunno e l’inverno prossimi. Gli ordini della Troika e di Napolitano sono stati eseguiti: dentro la maggioranza Berlusconi, fuori Grillo. La cosa più risibile resta che la nomenclatura locale, che adesso pagava le ruberie di persona, da adesso in poi godrà anch’essa della immunità parlamentare!

  • Illustri e stimatissimi “Parrucconi e Professoroni (o presunti tali)”,

    che continuate in ordinato seguito ad ammanirci i Vostri preoccupati allarmi e dolorosi lamenti, Vi prego!, astenetevi dall’inutile retorica buona solo a procurarvi consensi e applausi o a promuovere un nuovo libro in uscita.

    Se davvero vorreste incidere sulle sorti della Carta, dovreste almeno provare a realizzare, una volta nella storia, quella SOVRANITA’ POPOLARE, di cui spesso infarcite i Vostri interventi.

    Perchè, forse Vi sfugge, ma Sovranità Popolare non è un intercalare ne uno slogan retorico, ma è, Non a Caso, l’articolo UNO della Costituzione, prezioso lascito di quei Padri a cui spesso fate riferimento.

    Dovreste provare a realizzare la S. P. per togliere la Carta dalla bacheca dove da troppo tempo raccoglie la polvere delle cose dimenticate e inutili o gli insulti dei demolitori vecchi e dei nuovi rottamattori finalmente collaboranti.

    Prelevarla per esercitare concretamente quegli articoli che consentono la Democrazia Diretta Propositiva, 50,71 e se necessario 40, per dare un nuovo indirizzo ai destini della Costituzione, del Paese e della sua Cittadinanza.

    Ma al “ceto colto e riflessivo”, non cale di sporcarsi le mani nella concretezza, ohibò! Basta e avanza la retorica per salvare l’anima e il buon nome!

  • Il prof. Zagrebelsky usava ricordare a lezione che ‘la Costituzione è quella Legge che un popolo si dà quando è sobrio, per quando sarà ubriaco’.

    Che siamo attualmente (da qualche decennio, ormai) ‘ubriachi’ ce lo dice quel che ci accade intorno nel nostro piccolo, prima ancora delle cronache politico-giudiziarie di Palazzo.

    In punta di mera logica chiedo: è proprio opportuno che un popolo ‘ubriaco’ cambi, e in fretta, la Legge che si era dato da ‘sobrio’?

  • Vedrete che arriverete a difendere questo “nuovo” Senato di nominati.
    Dato che avrà quasi sempre una maggioranza rossa, per il cdx sarà impossibile, in pratica, fare altre riforme costituzionali indigeste alla sinistra, come ad esempio il Presidenzialismo.
    Che invece sarebbe una necessità, precisiamo.

  • @maria pacifico:
    la legge che il popolo si dà quando è sobrio non è detto che funzioni.
    Quindi che si fa? Si aspetta di finire in coma etilico, per poi ricambiarla, quando (e se) il popolo ritornerà sobrio?
    Non importa se siamo ubriachi adesso, far qualcosa è necessario, meglio rischiare altrimenti le cose non faranno che peggiorare.

  • Cara Nadia Urbinati, personalmente trovo la tua analisi ineccepibile.
    Mi chiedo se non potresti condensarla in quattro-sei precise domande con le quali chiedere ai deputati del Pd che tentano di opporsi ai modi e contenuti di questa riforma, ma anche ai Parlamentari a Cinque Stelle che oggi vi si oppongono in Palamento (rivolgendosi a LORO, non ai loro inaffidabili e opacissmi leader) di impegnare insieme battaglia in Parlamento contro questo accordo che con l’immunità ri-aggiunta al costituendo senato mostra ora tutta la sua lungimiranza (ma che la battaglia contro l’immunità non diventi un modo per non curarsi del resto!). Nel frattempo quese quattro-sei domande o argomenti knock down si potrebbero diffondere fra i cittadini, organizzando magari un’azione di pressing attraverso tutti i mezzi e le organizzazioni di cittadinanza disponibili.

  • Cara Urbinati
    condivido il commento del sig corsetti, alcuni commenti più giù.

    Lei non ha mai sollevato dubbi sul PD, anche se sono anni che il Pd e Napolitano, con Letta prima e Renzi ora, stanno elaborando leggi liberticide. mi sembra in sintesi che lei si sia svegliata dal sonno un po tardi.
    Penso infatti che dopo la sentenza della corte costituzionale di gennaio 2014 un presidente della repubblica democratico avrebbe dovuto dire alla nazione intera una breve serie di cose:
    1) l’attuale parlamento, e tutto ciò che ne discende, la mia elezione compresa, sono incostituzionali;

    2) per cui è impossibile che questo parlamento continui a legiferare;

    3) pertanto l’unica cosa possibile è rimettete in vigore, con una legge di due righe, la legge elettorale precedente al porcellum;

    4) perchè subito dopo io scioglierò le camere;

    5) dopo le elezioni io mi dimetterò non appena le camere si saranno insediate.

    6) soltanto a quel punto, se ci sarà ancora la necessità politica di cambiare la legge elettorale, sarà legittimo farlo.

    cara Nadia, questo avrebbero dovuto chiedere i sinceri democratici ma nessuno lo ha fatto e quindi lei non è una sincera democratica.

  • mi riservo uno sfizio femminista. Ad un’opinione maschile condivisa non si sarebbe mai aggiunta la valutazione complessiva sulla persona :si sarebbe data per scontato l’accredito e si sarebbe andati al merito delle osservazioni.
    nel merito .
    non condivido la critica. la doppia lettura dei testi dei progetti legislativi i ci ha abituato ( Parlamento) a cincischiare con opinioni affrettate e spesso superficiali e l’indecisione non è democrazia. Il popolo ha bisogno che gli decidano delle regole per la vita di tutti.

    IL problema è un altro drammaticamente: nella legge elettorale non ci devono liste bloccate o collegi uninominali scelti dalla segreterie o dalle primarie che hanno come principale conseguenza quella di distogliere le menti dei volontari dalle questioni di merito e di indirizzarle verso mete organizzative. questa è l’opinione anche della Consulta. Bisogna che non venga cambiata a sua composizione

  • aggiungo:
    e necessario che nella legge elettorale si preveda la preferenza dell’elettore/trice e soprattutto,, ha fatto scuola e risulta la più democraticamente efficace, oggi, la doppia preferenza di genere come nelle elezioni dei comuni.

  • E con la stessa faccia tosta di sempre la casta prolifica e si autotutela,finanziariamente e penalmente,definendo opinione politica anche la mazzetta.

  • la domanda è: in che modo noi cittadini possiamo attivarci per contrastare efficacemente l’approvazione della riforma?

  • Quante energie sprecate, tanto encomiabili, quanto mal riposte. Non ci sono speranze di contrastare l’interminabile deriva che ha portato il popolo italiano ad accettar di tutto. Purtroppo si stava meglio quando si stava peggio, e il confronto fra DC e PCI garantiva al cittadino di godere di una libertà ricca di diritti o , quantomeno, di un’agenda che aveva all’ordine del giorno i diritti delle persone meno attrezzate intellettualmente d economicamente. E invece, proprio quando il mondo ha raggiunto un livello di complessità politica e sociale quasi ingestibile, c’è stato il riflusso totale e siamo diventati schiavi, non metaforicamente, di un’ideologia neoliberista che non propone altro che di asservire l’uomo non solo al profitto ma anche, e soprattutto, ai consumi. Consumo quindi sono. E allora strada libera a demagogie di ogni sorta, incompetenze leggendarie e manipolazioni di ogni tipo da Berlusconi a Renzi passando per tutti gli altri. Perché di questo si è trattato: di una classe politica che si è convinta che non c’era più niente da gestire e che il laissez-fare fosse la panacea di ogni male. Il problema non si risolverà con riforme e controriforme perché la “massa” (qualsiasi cosa essa sia) ama essere guidata dal pastore e oggi è arrivato (finalmente! dopo tutti gli altri pastori!) il nuovo pastore che ci porterà fuori dal guado. Questo sognano gli italiani (almeno una percentuale altamente significativa) e questo perseguono con tutte le loro irrazionali forze. Inutile fare analisi troppo dotte (meravigliose e condivisibili, peraltro), poiché il disastro siamo noi che abbiamo votato (e oggi non andiamo più a votare) qualsiasi cialtrone che ci ha detto con convinzione che la terra è piatta, le stelle sono appese in cielo, i comunisti hanno governato l’Italia per cinquant’anni e i problemi si risolveranno da soli, senza impegno. Una sola domanda: potrebbe l’Italia tollerare un Churchill che le dica, anche in tempo di pace, come stanno veramente le cose e la metta sulla strada di una dura risalità? Rispondete voi

  • io andrei più a fondo.Si vuole “snellire” la rappresentanza democratica perché servono centri decisionali agili e veloci capaci di prendere decisioni importanti in poco tempo. Questo accade a livello nazionale come sul territorio (vedi città metropolitane) e sicuramente si proporrà lo stesso tema per le strutture sovranazionali, UE compresa. C’è un generale disegno di ristrutturazione della democrazia che deve diventare sempre più funzionale ai grandi capitali che ristagnano a seguito della distribuzione della ricchezza sempre più apicale e concentrata. In presenza di regole democratiche partecipative, fornite ancora di adeguate rappresentanze di cittadini eletti, i meccanismi di sfogo in grandi opere, grandi investimenti strutturali , grandi e pericolosissime aggressioni al territorio, alla salute, all’agricoltura , al paesaggio, ecc, sarebbero lenti ed in molti casi anche interdetti. Si tratta di un disegno pericolosissimo che mette in modo definitivo scelte politiche strategiche in tema industriale, energetico agricolo e del welfare, nelle mani di pochi personaggi eletti in qualche modo e non sempre (vedi senato) dai cittadini ma di fatto rappresentanti del mondo economico e finanziario. la politica passa definitivamente la staffetta all’economia e alla finanza e decreta la fine di se stessa e e della democrazia nella forme sia pur precarie, fin qui conosciute

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