Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Larghe intese, urne vuote

18 Febbraio 2014

Aumenta di ora in ora la lontananza fra cittadini, questa politica e questi partiti. Ecco il risultato del governo tecnico e dei governi di larghe intese. Sandra Bonsanti intervistata da Danilo De Biasio su Radio Popolare. Ascolta l’audio.

napolitano-renzi-lettaPrimarie per i segretari regionali del Pd deserte; astensionismo del 48 per cento alle elezioni sarde.

Aumenta di ora in ora la lontananza fra cittadini, questa politica e questi partiti. Ecco il risultato del governo tecnico e dei governi di larghe intese. La politica negli anni di Napolitano: un presidente della Repubblica che si è auto investito della missione di fare andar d’accordo destra e sinistra. E nel nome di questa missione, che in un certo senso nasce dalla sua storia personale negli anni della prima Repubblica, ha deciso di sacrificare il primato della rappresentanza popolare e anche, con i progetti di riforme costituzionali, il ruolo del Parlamento. Quale sarà il potere della Camera, una volta dimezzata nel numero e senza la garanzia del Senato a fare da sponda? Ci avviamo sempre di più verso una Repubblica presidenziale e c’è chi teme che questo sbocco finale rappresenti il patto non scritto fra Renzi e Berlusconi e Verdini: “la seconda maggioranza” che dovrebbe intervenire a rafforzare il governo quando il 2018 sarà meno distante.

Può darsi che queste preoccupazioni siano soltanto fantasia. Certo è che in questa politica, nelle politica di questi giorni c’è molto che non convince tanti osservatori. C’è, nel “renzismo” che stiamo sperimentando, al di là delle splendide battute e dei “dammi il cinque”, qualcosa di inquietante che ci ricorda il doppio livello della politica italiana: tutto avviene apparentemente davanti agli occhi di tutti, come la direzione del Pd, ma c’è un livello che precede l’uscita sulla scena, che si svolge oltre lo streaming. È a questo livello che si prendono quelle decisioni che poi vengono imposte, calate dall’alto, si dice. Meglio sarebbe dire calate da un luogo occulto. Comunque, calate.

La politica dei “reggenti” e dei “fedelissimi”, la politica che “convince” gli oppositori a ritirarsi dalla gara (“non c’è gara” si dice). La politica che “accoltella” e lascia stupefatte le vittime. Tutto questo non si può addebitare soltanto a Matteo Renzi: è chiaro che lui può muoversi in maniera spregiudicata all’interno del Pd perché il Pd è già diventato in gran parte qualcosa di diverso da quello che conoscevamo o che credevamo di conoscere.

È questo senso di estraneità che tiene oggi lontano dalle urne. Che convince il cittadino della assoluta inutilità del suo voto, del suo opporsi alla corruzione e all’illegalità, alla politica spavalda delle larghe intese.

Sandra Bonsanti intervistata da Danilo De Biasio su Radio Popolare – 19 febbraio. Ascolta l’audio.

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