Legge elettorale, la mossa a sorpresa della Consulta: cancellare il Porcellum e riesumare il Mattarellum

elezioni2013 Nella partita a scacchi della legge elettorale si affaccia l’ipotesi più sorprendente, una “bomba nucleare” per il sistema. Il 3 dicembre la Corte costituzionale ammette il ricorso della Cassazione e qualche settimana dopo (a gennaio o agli inizi di febbraio) straccia il Porcellum dal primo all’ultimo articolo, lo cancella dalla faccia della terra. Non interviene su alcuni punti, non usa il bisturi. Giudica l’intero impianto della norma Calderoli una “porcata” anche sul piano costituzionale. E lascia l’Italia senza una legge per andare a votare. Ripristina il Mattarellum, la legge che c’era prima: 75 per cento di seggi assegnati con il maggioritario uninominale (un candidato contro l’altro nei collegi) e 25 per cento di quota proporzionale. In gergo tecnico, si chiama “reviviscenza”. In parole povere, un terremoto che si abbatte sul Palazzo e sulle larghe intese.
Per la maggioranza dei costituzionalisti, è un vero azzardo, una follia. Ma il folto gruppo di giuristi che si esercita sul Porcellum considera l’ammissione del ricorso «irrituale ». Basta leggere sul web i forum degli addetti ai lavori: sono pieni di interventi che non accettano nemmeno l’idea che la Cassazione investa la Consulta con un suo ricorso sul sistema di voto. Per due ministri del governo Letta invece la possibilità non è così assurda. Gaetano Quagliariello tiene la bocca chiusa. Il ritorno al Mattarellum? Il titolare delle Riforme, nel cortile della Camera, sorride. Il ministro dei rapporti col Parlamento Dario Franceschini, uscendo dal Senato dopo le comunicazioni di Annamaria Cancellieri, si spinge appena oltre: «Ne ho sentito parlare. Ma la Consulta è imprevedibile». Non dicono: no, è impossibile, ma cosa vi salta in mente. È una strada.
Poi, ci sono gli esperti che intorno alla legge elettorale hanno speso la vita e il fiore degli anni. Mario Segni, sopra a tutti. Secondo il leader referendario, nelle prime discussioni informali nelle stanze della Consulta si è affacciata la soluzione di un ritorno al Mattarellum. Ne avrebbero parlato tre alti giudici tra i più influenti e ascoltati: i due di nomina presidenziale Sabino Cassese e Giuliano Amato, Sergio Mattarella eletto dalle Camere. Per quest’ultimo sarebbe davvero il colmo (e fonte d’imbarazzo conoscendone l’estrema prudenza) dare il via libera alla “resurrezione” della sua legge. Certo, Segni parla da tifoso. È stato il promotore, insieme ad Arturo Parisi, del referendum contro la legge Calderoli del 2009. La Consulta in quel caso escluse la “reviviscenza” e gli elettori fecero il resto facendo mancare il quorum.
Adesso però si apre una partita tutta nuova. Il ritorno al Mattarellum è possibile, quel precedente referendario non conta. Restano tutti in piedi i dubbi su una decisione che sarebbe politica. La più politica di tutte. Metterebbe in mora il Parlamento, aprirebbe un conflitto con le Camere e il percorso delle riforme istituzionali volute dal governo subirebbe un contraccolpo. Possibile che proprio giudici costituzionali con una sensibilità istituzionale consolidata aprano una fase di guerra totale? Il Pdl alzerebbe le barricate, le larghe intese sarebbero investite in pieno dal cataclisma. Festeggerebbero invece i tifosi del maggioritario. Stapperebbe lo champagne una buona parte del Partito democratico, anche dalle parti di Palazzo Vecchio. Perché con la cancellazione del Porcellum le elezioni anticipate a marzo, su cui Matteo Renzi continua puntare, diventerebbero la prima delle opzioni in campo.

7 commenti

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  • Far fuori in un colpo solo Porcellum, riforme della Costituzione e larghe intese? Altro che champagne. Ci vorrebbero i caroselli d’auto in centro…

  • In caso di ammissione del ricorso, molto più correttamente, la Consulta dovrebbe limitarsi ad eliminare l’elemento di incostituzionalità costituito dal premio di maggioranza indefinito.
    Tanto più che il ritorno al Mattarellum manterrebbe l’elemento di indeterminazione riguardo al numero di voti necessari per ottenere la vittoria nei singoli collegi, per cui, in ipotesi, vincendo tutti i collegi al 20%, una forza politica potrebbe ottenere il 100% dei seggi attribuiti con la quota maggioritaria.
    Del resto, prima delle ultime elezioni, i premi (impliciti) in seggi ottenuti con il Mattarellum viaggiavano già nell’ordine delle due cifre percentuali e di molto superiori alle due precedenti tornate con il Porcellum.

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  • Finalmente! L’ipotesi liberatoria di una reviviscenza della legge Mattarella decisa dalla Corte Costituzionale crea comunque perplessità. Primo, perché testimonia di nuovo quanto il diritto in questo paese è incerto, un azzardo. Secondo, perché affida la soluzione liberatoria all’autorità meno democratica dell’impianto costituzionale: né il popolo sovrano attraverso uno strumento di democrazia diretta né ovviamente il parlamento più nominato che eletto né i veri padroni del gioco politico, i partiti, sono stati in grado di ripristinare i diritti fondamentali. Si tratta proprio di questo, di violazione persistente da parte del legislatore, con poteri delegati, dei diritti elettorali inalienabili dell’unico vero sovrano, il popolo. Peggio ancora: il sistema della garanzie costituzionali non è stato in grado finora di far rispettare questi diritti. Dobbiamo ricordare che nei casi di oppressione intollerabile, di abuso di potere del legislatore non sanzionato dal diritto positivo ogni cittadini ha il diritto – o dovremmo dire il dovere – di resistere, di ribellarsi pacificamente contro le autorità costituite per ripristinare insieme agli altri i loro diritti sacrosanti. Pochi decenni fa, l’ultimo giudice nominato alla suprema corte ha scritto proprio su questo diritto di resistenza all’oppressione. E se il presidente della repubblica l’avesse designato proprio per questa ragione?

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