Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

Vota NO al referendum sulla riforma Nordio

Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Sprezzo del ridicolo

16 Marzo 2026

Elisabetta Rubini Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

Questo contenuto fa parte dello speciale Referendum Giustizia dell’osservatorio Autoritarismo

Una riforma concepita come breccia nella Costituzione e premessa di un progetto che porta al premierato. La sinistra che vota Sì si dichiara garantista ma in realtà dà una mano a questo disegno eversivo.

In questo scorcio di campagna per il referendum sulla riforma Nordio, gli argomenti spesi dagli esponenti del governo hanno superato ogni limite di decenza. In un impeto di retorica trumpiana Meloni è arrivata a dire che bisogna votare sì alla riforma perché i giudici “liberano immigrati e stupratori” e “strappano i figli alle madri”. Per non parlare delle menzogne continuamente ripetute secondo cui la riforma Nordio migliorerebbe la qualità della giustizia per i cittadini. 

E tuttavia, non una voce si è levata dal centro-destra per criticare questo degrado linguistico e culturale, non una crepa si è aperta nel fronte dei sostenitori della riforma Nordio. Ben se ne comprende la ragione: la scelta che abbiamo di fronte il prossimo 22 marzo è una scelta di natura politica, tra chi si propone di smantellare l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Costituzione vigente  e chi questo obiettivo non condivide. I segnali non potrebbero essere più chiari: una riforma costituzionale varata con i soli voti della maggioranza, senza alcun tentativo di condivisione con i partiti dell’opposizione; una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, che incide sulla indipendenza del potere giudiziario,  decisa contro il parere della grande maggioranza dei giudici italiani. 

Una riforma contro la magistratura e contro la Costituzione: che questo sia il fine del governo è reso esplicito dalle voci stesse dei suoi esponenti.

Ci si aspetterebbe che alla granitica compattezza del centro-destra facesse riscontro la consapevolezza, da parte del centro-sinistra, di quanto alta sia la posta in gioco e per conseguenza di quanto fondamentale sia l’unità delle opposizioni.

Tutto al contrario, numerosi  ineffabili esponenti del centro-sinistra, sia politici che giuristi,  si compiacciono di distinguersi e di immaginare letture liberali e “garantiste” di quella che è, anzitutto, una pessima riforma nel merito e, per di più, la prima pietra di un assalto alla Costituzione già chiaramente delineato. 

La frammentazione del centro-sinistra è una disgrazia permanente, che rafforza tra l’altro questo  governo inconcludente ed eversivo; di fronte alla scadenza referendaria la cosiddetta sinistra che vota sì, nel suo fingere di non capire che la posta in gioco è la tutela dello Stato di diritto, sfonda il muro del ridicolo. Se perderemo, lo dovremo a loro. Confidiamo che i cittadini italiani non cedano alla menzognera retorica del governo né alla corriva cecità dei cosiddetti “garantisti”.

Nata a Milano il 22 ottobre 1956, è sposata e ha due figli. Avvocato civilista, è iscritta a Libertà e Giustizia dal 2002, e nell’ambito dell’associazione si è occupata soprattutto di temi attinenti il funzionamento del servizio giustizia e la disciplina dell’informazione in Italia

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