In questo scorcio di campagna per il referendum sulla riforma Nordio, gli argomenti spesi dagli esponenti del governo hanno superato ogni limite di decenza. In un impeto di retorica trumpiana Meloni è arrivata a dire che bisogna votare sì alla riforma perché i giudici “liberano immigrati e stupratori” e “strappano i figli alle madri”. Per non parlare delle menzogne continuamente ripetute secondo cui la riforma Nordio migliorerebbe la qualità della giustizia per i cittadini.
E tuttavia, non una voce si è levata dal centro-destra per criticare questo degrado linguistico e culturale, non una crepa si è aperta nel fronte dei sostenitori della riforma Nordio. Ben se ne comprende la ragione: la scelta che abbiamo di fronte il prossimo 22 marzo è una scelta di natura politica, tra chi si propone di smantellare l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Costituzione vigente e chi questo obiettivo non condivide. I segnali non potrebbero essere più chiari: una riforma costituzionale varata con i soli voti della maggioranza, senza alcun tentativo di condivisione con i partiti dell’opposizione; una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, che incide sulla indipendenza del potere giudiziario, decisa contro il parere della grande maggioranza dei giudici italiani.
Una riforma contro la magistratura e contro la Costituzione: che questo sia il fine del governo è reso esplicito dalle voci stesse dei suoi esponenti.
Ci si aspetterebbe che alla granitica compattezza del centro-destra facesse riscontro la consapevolezza, da parte del centro-sinistra, di quanto alta sia la posta in gioco e per conseguenza di quanto fondamentale sia l’unità delle opposizioni.
Tutto al contrario, numerosi ineffabili esponenti del centro-sinistra, sia politici che giuristi, si compiacciono di distinguersi e di immaginare letture liberali e “garantiste” di quella che è, anzitutto, una pessima riforma nel merito e, per di più, la prima pietra di un assalto alla Costituzione già chiaramente delineato.
La frammentazione del centro-sinistra è una disgrazia permanente, che rafforza tra l’altro questo governo inconcludente ed eversivo; di fronte alla scadenza referendaria la cosiddetta sinistra che vota sì, nel suo fingere di non capire che la posta in gioco è la tutela dello Stato di diritto, sfonda il muro del ridicolo. Se perderemo, lo dovremo a loro. Confidiamo che i cittadini italiani non cedano alla menzognera retorica del governo né alla corriva cecità dei cosiddetti “garantisti”.

