Maria Paola Patuelli, fra i protagonisti di una nuova battaglia a salvaguardia della Costituzione, fa parte del Comitato della società civile per il NO alla riforma Meloni Nordio, presieduto a livello nazionale da Giovanni Bachelet. Dall’inizio della campagna referendaria, coordina il calendario delle varie iniziative della società civile a sostegno del NO in provincia di Ravenna. Decine sono gli incontri, di informazione e approfondimento, già conclusi e numerosi altri sono programmati. Significativa la partecipazione agli incontri, con molte domande da parte delle cittadine e dei cittadini, e numerose le presenze. Senza dimenticare i banchetti informativi ai mercati, in molte località della provincia.
Patuelli, ci troviamo di fronte a un quesito referendario che affronta una materia molto tecnica. Per i cittadini non è facile capire tutte le possibili conseguenze di un Sì o di un NO. Quale è la posta in gioco?
Nostro compito è fare comprendere il significato costituzionale di questa che non è una riforma della Giustizia, ma una aggressione alla Costituzione, questione non tecnica, quindi, ma politica. Se vince il Sì, la Magistratura viene divisa e indebolita nella sua indipendenza rispetto agli altri poteri dello Stato, il Parlamento e il governo. Se vince il NO, la Costituzione viene confermata nella forma voluta dalla Assemblea Costituente, che volle una Repubblica dove l’indipendenza della Magistratura fosse uno degli indiscutibili pilastri di uno Stato di democrazia costituzionale, il contrario del totale accentramento voluto dalla dittatura fascista.
I sondaggi indicano un testa a testa e la campagna elettorale si sta caratterizzando per i toni molto accesi. Alcuni esponenti del fronte del Sì hanno espresso critiche molto forti alla magistratura, che conseguenze può portare questa continua delegittimazione a danno dei giudici?
I toni dei sostenitori del Sì e dello stesso ministro Nordio sono stati non solo accesi, ma anche offensivi, nei confronti della Magistratura, tanto da indurre il Presidente Mattarella ad una azione di forte significato. Ha scelto di presiedere, pochi giorni fa, una seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, dicendo “Serve rispetto per questa istituzione in ogni circostanza”. Una lezione data a Nordio, che aveva definito il CSM un organo paramafioso. Mi auguro che le parole di Mattarella siano ascoltate e comprese. Il suo ruolo di super partes è apprezzato dalla maggiornza del popolo italiano.
Quali sono le ragioni principali che l’hanno portata a schierarsi con decisione per il No?
Nel mio caso, nessuna incertezza. Dal 2002 al 2020 abbiamo visto tre tentativi di aggressione alla Costituzione, per indebolire il ruolo del Parlamento. La società civile si è organizzata, guidata dal Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, Padre Costituente, ed è intervenuta, nel 2006, sconfiggendo al referendum la riforma Berlusconi. Nel 2016, la società civile, guidata dal costituzionalista Alessandro Pace, ha fermato la riforma costituzionale Renzi Boschi, vincendo il referendum. Nel 2020, invece, una ferita alla Costituzione si è compiuta, con il taglio del numero dei parlamentari, sostenuto da molte forze politiche, anche di segno opposto, con un referendum richiesto solo da Senatori. In quel caso, la società civile si mosse poco, non furono raccolte firme, e il nostro NO fu confitto. Tagliare il numero dei parlamentari invece di avere in Parlamento nostri rappresentanti di valore? Una strana, veramente strana, medicina. Oggi, invece, la mobilitazione della società civile è ampia, plurale e viva. In poche settimane abbiamo raccolto più di 500 mila firme. Il mio convinto NO è l’ultima tappa di una storia ormai lunga, da tenere presente.
Ci troviamo di fronte a un referendum senza quorum, ogni voto avrà un peso importantissimo, che messaggio rivolge agli indecisi?
Non potete essere indifferenti rispetto alle sorti del nostro paese. La nostra Repubblica corre seri pericoli, di regressione culturale, civile, politica. La Costituzione va applicata, non aggredita. Del futuro dobbiamo sentirci responsabili. Solo un voto NO può farci sperare in un futuro migliore. Nel rispetto di chi questa Costituzione l’ha scritta, affidandoci il compito di rispettarla, attuandola.
L’eventuale vittoria del No che conseguenze avrebbe sul Governo?
Dipenderà dal Governo stesso. Meloni dice che se vince il NO non si dimette. Ne prendiamo atto. Inoltre, il Governo sta mettendo mano a una nuova legge elettorale, nel tentativo di garantirsi un futuro esito pro domo sua alle elezioni politiche del 2027. Il NO che vince può fermare altre avventure illiberali. Anche senza le dimissioni del Governo, un ripensamento può esserci. E’ il nostro augurio. Mentre, se vince il Sì, la deriva illiberale e autoritaria accelera. Non accade spesso che il futuro della Repubblica sia alla nostra portata. In questo caso, con il nostro NO, lo è.

