Come può vedere chi frequenta il nostro sito, così come le migliaia di persone che ricevono ogni settimana la nostra newsletter, Libertà e Giustizia è impegnata con argomenti e determinazione a favore del No alla legge Nordio, erroneamente definita “riforma della giustizia”.
È infatti evidente che la legge Nordio non riforma in alcun modo il servizio giustizia, né compie alcun progresso nell’interesse dei cittadini: non devolve risorse, non affronta il tema delle carenze di organico, non accelera i tempi della giustizia, civile o penale. Alla base della legge Nordio vi è invece una scelta ideologica, neppure mascherata, in verità: quella di indebolire l’indipendenza della magistratura, e ancor prima l’immagine dei giudici, bollati come faziosi e politicizzati, nemici del potere esecutivo. Un potere esecutivo, quello attuale, che non tollera controlli e che ha necessità di individuare un capro espiatorio per i suoi fallimenti.
Ma a ben vedere la campagna di propaganda scatenata dal governo a favore del sì al referendum del 22 marzo rivela una motivazione ulteriore: la determinazione a mettere mano alla nostra Costituzione, scardinarne gli equilibri, dimostrarne l’inadeguatezza, sminuirne il valore di testo fondante della nostra Repubblica. È una motivazione che si può ben definire eversiva, alla luce del contemporaneo procedere della riforma della cosiddetta autonomia differenziata, che mira ad uno smembramento localistico dell’unità del paese, e del preannunciato progetto di “premierato forte”, che si propone di ulteriormente accentrare i poteri in capo all’esecutivo e a danno del Parlamento.
Ci hanno già provato due volte, nel 2006 e nel 2016: ogni dieci anni, a quanto pare, matura in alcune componenti del nostro spettro politico la smania di attaccare la Costituzione. Sappiamo come è andata! In entrambi i referendum, i cittadini italiani hanno respinto al mittente le cosiddette riforme costituzionali. E ogni volta Libertà e Giustizia è stata in prima fila nella difesa della Costituzione, come è oggi nel contrasto alla legge Nordio.
Lo ha fatto con i suoi strumenti: il pensiero critico, il confronto, l’indipendenza di giudizio. La nostra associazione aspira a essere un presidio critico, un luogo di discussione e di pratica della democrazia dove convivono idee e convinzioni diverse, una comunità che alimenta la condivisione tra i cittadini e contrasta la frammentazione e l’isolamento sociale.
Oggi, contro l’erosione della democrazia, Libertà e Giustizia, insieme a Castelvecchi editore, ha promosso e guida l’Osservatorio Autoritarismo, che ha coinvolto molte voci della cultura politica italiana e internazionale e collabora con studenti e docenti di diverse università italiane, costruendo momenti di riflessione collettiva, incontri e seminari in diverse città italiane.
Con la rassegna Autoritarismi in democrazia, presso la Casa della cultura di Milano, in collaborazione con Università Statale di Milano e Radio popolare, sta facendo conoscere a un vasto pubblico intellettuali, studiosi e docenti internazionali che si interrogano sulla crisi dello Stato di diritto e i processi autarchici in corso.
Contro la legge Nordio, Libertà e Giustizia ha contribuito a lanciare l’appello dei sindaci per il No al referendum, sottoscritto da ben 150 sindaci di tutta Italia, dal Nord al Sud. E organizza numerose iniziative pubbliche per informare i cittadini e contrastare la ingannevole propaganda governativa.
Libertà e Giustizia è totalmente autofinanziata, non dispone di contributi pubblici né privati. Le sue risorse sono quelle dei cittadini che ne apprezzano l’operato e condividono la finalità di promuovere ed essere protagonisti di una partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese.



Luigi Manconi