La presenza di funzionari e di agenti dell’ICE, agenzia statunitense per i controlli di frontiera, in Italia, presso la sede dell’ambasciata USA di Roma è nota da tempo, come sono reperibili su fonti aperte dati inequivocabili della collaborazione di questa agenzia con le principali agenzie di sicurezza presenti nel nostro paese (come INTERPOL). L’ICE infatti si occupa non solo di immigrazione ma anche di contrasto della criminalità transnazionale. L’ICE e la US Customs and Border Protection sono agenzie diverse, ma operano in stretto collegamento ed entrambe fanno parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna. Trump ha concesso all’ICE l’immunità qualificata (secondo Vance immunità assoluta).
Nel 2025, 32 persone sono morte durante retate o in detenzione nei centri gestiti dall’ICE. Nelle prime quattro settimane del 2026, i morti sono già sette. Tra questi i casi di Renee Good e Alex Pretti, che hanno assunto i caratteri di vere e proprie esecuzioni a freddo. Secondo Trump ed altri esponenti di spicco del governo USA “incidenti” avvenuti nell’ambito del mandato conferito all’ICE. Che giurisdizione possono esercitare in territorio italiano gli appartenenti a questa milizia, dove al di fuori delle sedi di ambasciata non possono certo godere di immunità diplomatica ?
La previsione di una presidio dell’ICE presso il consolato americano di Milano, durante i prossimi giochi olimpici invernali, è stata oggetto di una serie di penose menzogne da parte del governo italiano, per essere poi confermata dalla stessa Ambasciata degli Stati Uniti. Si ribadisce la prevalente giurisdizione italiana, ma senza una precisa indicazione dei compiti che saranno assegnati a funzionari appartenenti ad una agenzia che negli ultimi mesi, su precisa indicazione del presidente Trump, ha operato al di fuori dello Stato di diritto. I reati attribuiti a funzionari e ad agenti dell’ ICE sono particolarmente gravi : perquisizioni e sequestri arbitrari, uso eccessivo della forza/forza letale, mancata identificazione di persone arrestate, violazione del principio di giusto processo/mancanza di mandato giudiziario, profilazione razziale, imprigionamento o detenzione arbitraria, abuso di persone in detenzione condizioni non sicure per i detenuti, omicidi extragiudiziali. Da ultimo agenti ICE sono arrivati a bloccare due giornalisti italiani presenti a Minneapolis, minacciandoli e vietando loro qualunque ripresa.
Qualunque paese che partecipa a manifestazioni internazionali di rilevanza globale come i giochi olimpici avrà forse il diritto di inviare servizi di sicurezza per la sorveglianza dei propri atleti, il paese ospitante ha però il diritto/dovere di impedire la presenza sul proprio territorio di forze di polizia che sono autorizzate dal loro governo ad operare al di fuori delle regole imperative stabilite dalle Convenzioni internazionali e dalla nostra Costituzione, che garantiscono la libertà di manifestazione, vietano il ricorso all’uso indiscriminato della forza nel caso di arresti e sottopongono al controllo della autorità giurisdizionale qualunque limitazione della libertà personale (art.13 Cost). L’art.2 della CEDU consente alle forze di polizia l’uso della forza solo quando esso sia “assolutamente necessario” per il conseguimento di uno degli scopi specificamente indicati nell’articolo stesso, dunque per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale; per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione. Sono finalità già perseguite dalle forze di polizia italiane, in base alle leggi, ai regolamenti ed alla Costituzione vigente. Non mancano certo le competenze professionali nella gestione di grandi eventi di respiro internazionale, come si è dimostrato durante l’ultimo anno giubilare. Le ragioni sulle quali si basa il coinvolgimento di agenti ICE nella sicurezza di atleti e rappresentanti politici stranieri in territorio italiano sono dunque più corrispondenti ad una logica politica che a reali esigenze operative.
Queste olimpiadi degli sport invernali sembrano destinate a trasformarsi in olimpiadi della sicurezza e delle polizie. Sulla base di un accordo di cooperazione tra le Forze di polizia Italia-Qatar che il ministro Piantedosi aveva firmato a settembre 2025 durante la sua visita a Doha, in vista dei Giochi Olimpici invernali, nei giorni scorsi sono arivati a Milano 104 agenti della polizia qatariota, con 12 jeep e 4 blindati in sfilata per le vie del centro, ed addirittura tre motoslitte. Il ricorso a forze di polizia provenienti da paesi stranieri in occasione delle prossime olimpiadi invernali, come nel caso del Qatar, che neppure partecipa con propri atleti, è comunque deprecabile quando queste forze provengono da paesi che non garantiscono i diritti umani. Ma nel caso dell’ICE risulta destabilizzante per le istituzioni democratiche del nostro paese, per il modello di controllo che richiamano, e per la copertura che ricevono quando compiono crimini che sembrano destinati a restare impuniti. Dunque si tratta di agenti di polizia che non rispettano la legge, ma che in base a determinazioni politiche sono messi dai vertici dello Stato, come nel caso di Trump e di Rubio, al riparo da qualunque forma di responsabilità. In Italia questa agenzia dovrebbe operare in coordinamento con le forze di polizia italiane, ma nessuno può escludere che di fronte ad eventi imprevedibili assuma iniziative autonome. Per non parlare della valenza simbolica che esprime la sua presenza in territorio italiano nel corso di manifestazioni sportive.
Come si è verificato in altri paesi anche negli Stati Uniti le politiche migratorie dei partiti democratici hanno aperto la strada alle successive aberrazioni apportate, anche per via amministrativa, dalle destre che vincevano le elezioni. Sotto la presidenza Biden nel 2023 sono state modificate le regole operative delle agenzie di polizia dell’immigrazione come l’ICE , e quindi successivi interventi di Trump sono arrivati a legittimare omicidi a freddo ed arresti arbitrari perpetrati non solo contro i migranti, ma anche contro cittadini americani che protestavano per gli abusi commessi durante le retate di agenzie federali sfuggite a qualsiasi controllo. L’allontanamento del comandante Greg Bovino dal Minnesota e la sospensione dei due agenti che hanno ucciso Alex Pretti non bastano. Non si può ammettere il ricorso alla consueta giustificazione di poche “mele marce” che sarebbero presenti all’interno di un corpo di polizia altrimenti sano. L’ICE adotta precise linee operative che comprendono arresti violenti, la detenzione arbitraria ed il ricorso indiscriminato alla forza, con la garanzia dell’impunità. E costituisce il perno delle politiche trumpiste basate sulla costruzione del nemico interno e nella sua identificazione negli immigrati, non solo irregolari, ed in tutti coloro che si oppongono a queste politiche apertamente razziste, segregazioniste e discriminatorie, ed a tratti caratterizzate da vero e proprio suprematismo.
La Costituzione degli Stati Uniti con i suoi emendamenti stabilisce che le forze dell’ordine possono usare la forza letale solo se la persona rappresenta un grave pericolo, ma la Corte Suprema ha riconosciuto un ampio margine di discrezionalità agli agenti che operano sul territorio. E’ quello che succede in un paese in cui la magistratura su base elettiva è sempre più condizionata dal potere politico, nella prospettiva, già concretizzata con ICE, di attribuire di fatto al governo federale il controllo diretto di una forza di polizia. Come si potrebbe verificare anche in Italia sottraendo all’ufficio del pubblico ministero il potere di coordinamento della polizia giudiziaria, come corollario della riforma della Giustizia, se questa riforma sarà confermata dal prossimo referendum.
La giustificazione secondo cui gli agenti ICE in Italia opererebbero soltanto nell’ambito dell’intelligence, dunque soltanto con funzione investigativa, senza intervenire in attività di ordine pubblico sul territorio, non tranquillizza affatto. Sappiamo bene, a partire dal caso Paragon, ancora aperto, quanto queste attività di intelligence possano violare precise garanzie costituzionali. Ma gli agenti ICE in Italia non resteranno certo seduti di fronte ad un computer. La prospettiva di un loro intervento sul campo, anche in funzione di scorta, non è affatto esclusa, come è provato dalla loro dislocazione dall’ambasciata USA di Roma al consolato di Milano, una delle sedi dei prossimi giochi olimpici invernali e città probabilmente centro delle proteste contro la presenza di ICE in Italia. Abbiamo visto tutti come si comportano in Minnesota gli agenti ICE davanti a pacifici manifestanti. D’altra parte anche le forze di polizia italiana stanno anticipando nelle prassi i contenuti del prossimo decreto sicurezza, che appare già nelle prime bozze, fortemente lesivo della libertà di manifestazione. Le differenze con gli Stati Uniti sono ancora tante ma la direzione politica verso lo Stato di polizia appare conforme.
In realtà l’invio degli agenti ICE a Milano, vetrina dello sport mondiale nelle prossime settimane, ha un grande valore simbolico, e anche provocatorio, in un momento nel quale l’intero operato dell’agenzia, completamente legittimato dal presidente Trump, è sotto accusa a livello globale. Gli Stati Uniti a guida trumpista vogliono imporre a tutto il mondo il loro modello di sicurezza, e quindi la presenza dell’ICE, operativa anche al di fuori dei confini USA. Sul modello sperimentato da anni, ed ancora oggi, da Israele in Palestina, a Gaza e nei Territori occupati, con la istituzionalizzazione di una forza di polizia che non trova limiti nel ricorso alla violenza fisica ed allo spionaggio illegale, in piena corrispondenza alla normalizzazione della guerra come strumento prevalente per risolvere i conflitti internazionali.
Per queste ragioni occorre battersi contro la presenza dell’ICE a Milano durante i prossimi giochi olimpici invernali, come frammento di una battaglia più ampia per difendere lo Stato di diritto in Italia, messo a rischio dai rapporti di sudditanza con le politiche trumpiste, e dai provvedimenti che nella stessa direzione il governo Meloni si accinge ad adottare in materia di immigrazione, sicurezza e libertà di manifestazione.


Daniela Padoan