Riflessioni sul silenzio dell’Onu

22 Gennaio 2026

Articolo pubblicato su il Manifesto
Roberta De Monticelli, 20 Gen 2026

Titolo originale Se l’Onu balbetta, non sopravviverà

Sussurra o tace, il segretario generale delle Nazioni Unite. Proprio in un momento di grande rumore, e di voci grosse, assistiamo a una sua autodestituzione? E che ne sarà della nostra umanità, chiunque poi vinca nel gioco dei potenti?

Da qualche tempo la voce principale dell’Onu, quella del suo Segretario Generale, tace. O pigola, sussurra forse. E questo avviene proprio nel momento in cui più folle e reboante, amplificata da tutti i media, si leva quella dell’autoproclamato re del mondo, che dispone della guerra e della pace, sconvolge gli assetti della Nato, ridicolizza i suoi stessi alleati, ritira gli Usa dalla gran parte degli organismi dell’Onu e insulta un giorno sì e l’altro pure quelli che restano in piedi.

Da molte parti si è giustamente notato, su vari media internazionali e nazionali – segnalo Luca Baccelli su Il Manifesto, Onu archiviata da una monarchia assoluta – che sembra in atto una destituzione dell’Onu, e la  sua sostituzione con «il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale» – parole di Trump – nella veste del Board of Peace. Questa spettacolare estensione a sessanta e più stati di questo che a prima vista sembra un osceno banchetto dei potentati economico-statuali invitati, Eni e Italia comprese, stretti intorno al loro bottino di gas, petrolio, ricostruzioni miliardarie e impunità penale. Esattamente nei termini degli Accordi di Abramo già stretti sotto la prima presidenza Trump nel 2020, per i quali era già previsto l’allargamento all’Arabia Saudita e la creazione di una zona di libero commercio da Ashdot a Neon, la città del futuro di Bin Salman – e già allora con l’Eni ben felice di esserci. Accordi di reciproco riconoscimento fra i paesi del Golfo e Israele, e normalizzazione dell’indicibile (il piano Gaza Horizon 2035, già previsto dagli uffici di Netanyahu con un bel rendering urbanistico la cui attuazione sarà ora resa possibile – letteralmente – “sopra la testa” dei palestinesi, ormai sotto le macerie). 

Ma se si prende la pena di leggere la Risoluzione 2803, adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite il 17 novembre 2025, più che a una destituzione viene da pensare a un’auto-destituzione dell’Onu. Spero solo che qualche esperto possa confutare queste impressioni di una comune lettrice. Si tratta del documento con cui l’Onu non solo “autorizza” la creazione del Board of Peace, ma addirittura “saluta” la “storica” Dichiarazione Trump per una pace e prosperità durature del 25 ottobre 2025; “saluta” il costituendo BoP come “un’amministrazione transitoria” che “fisserà il quadro” e “coordinerà i fondi” per la ripresa dello sviluppo (!) a Gaza, e qui la Risoluzione fa esplicito riferimento agli accordi del 2020, già allora totalmente ignari dell’esistenza di un popolo palestinese. Che poi aggiunga “in una maniera compatibile con i principi rilevanti della legalità internazionale” non rassicura molto. Infatti ce ne debbono essere di meno rilevanti, se tutto questo sviluppo deve rispettare i patti stretti con l’imputato di crimini di guerra e contro l’umanità Netanyahu. E, perché no, con l’ultimo invitato al tavolo, l’imputato di crimini di guerra Putin. Tanto più se si va a vedere la clausola 7, che istituisce una Forza Internazionale di Stabilizzazione, ISF, la quale dovrà accordarsi con l’IDF perché questa si ritiri gentilmente sui confini che entrambi vorranno stabilire, e coordinare tutti gli aiuti, compresi quelli Onu finora cacciati. 

E forse a questo punto uno capisce perché il gentiluomo che faceva il Segretario Generale sembri aver perso la voce. Si sopravvive al proprio suicidio? Una domanda: si deve essere pietosi e comprensivi, con chi è elevato dall’umanità al ruolo più alto nella rappresentanza di un valore che sta di contro al mondo, e proprio dove la sua voce è la sola che resta, si inchina al mondo? Il diritto  dove più è violato più risplende: è una ferita più vicina al sole, dice il poeta. Ma se la parola che dice il diritto, la giurisdizione, proprio allora si offusca, balbetta o si spegne, che ne sarà della nostra umanità, che a questa parola avevamo affidato, chiunque poi vinca nel gioco dei potenti?

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