Ogni giorno vediamo diritti e libertà personali smantellati, tassello dopo tassello, mattone dopo mattone: e solo perché tutto paradossalmente avviene alla luce del sole che spesso si crede siano semplici perdite di pressione momentanee di un impianto idraulico che ogni tanto fa i capricci.
La realtà è che i periodi oscurantisti nella storia avvengono quasi sempre alla luce del sole, serviti come dessert su di un vassoio d’argento: non potrebbe essere altrimenti per non destare sospetti, non potrebbe essere altrimenti per rispettare quel “principio della gradualità” spiegato da Chomsky.
La realtà è che lo stiamo vivendo qui ed ora, e solo perché ne possiamo parlare ci si illude che non sia così, che siamo salvi e liberi.
Assistiamo al graduale sgretolamento delle libertà d’espressione, dei principi morali, dei servizi assistenziali, dei diritti basilari nei luoghi di lavoro, e ciò avviene attraverso attacchi mirati portati sopra quel vassoio d’argento. Tutto alla luce del sole.
La povertà e la fragilità vengono resi dei reati a discapito di un agio e di un’apparenza social-mediamente finti. Sempre più sugli ultimi della fila, magari arrivati da fuori, vengono accesi i riflettori quali causa di tutti i mali. Su chi fa valere i propri diritti all’interno dei confini del proprio paese cade l’ignominia del “lavativi in cerca del weekend lungo”.
Nelle scuole, se non si viene schedati perché appartenenti ad una determinata “etnia”, si viene arruolati per un futuro fatto di sviluppo ed ingegneria militare.
Per chi ha la responsabilità dell’informazione e della formazione culturale il trattamento riservato non è da meno: atti censori e professionalmente distruttivi come quelli ricevuti recentemente da Marc Innaro, Serena Bertone, Sigfrido Ranucci, Alessandro Orsini, Alessandro Barbero, Luciano Canfora, Angelo D’Orsi, Francesca Albanese.
Per riuscire a minare ogni strato della piramide sociale bisogna però prima mettere fuorigioco, o per lo meno limitare massivamente, l’organo ultimo di difesa e controllo dei diritti costituzionali.
Con la scusa della “magistratura politicizzata” si esautora quell’indipendenza organizzativa ad appannaggio dell’esclusiva nomina da parte della Politica e lo si fa ricorrendo ad un referendum a dichiarazioni invertite come fu per quello sull’aborto.
In questo bellissimo e florido panorama ci entrano a piè pari anche quegli “eroi”, quegli “angeli” delle prime pagine che sanno unire i fronti e i giudizi trasversalmente inconciliabili come solo la nazionale di calcio sa fare.
Si vuole militarizzare un corpo dello Stato ad ordinamento civile per serrare i ranghi, per fermare qualsiasi perdita di pressione e, azzardiamo, anche per riuscire ad arruolare con uno schiocco di dita 30.000 unità, deputate al soccorso sino all’altro ieri, dirottate all’ordine pubblico dopodomani.
Il corpo dei Vigili del Fuoco sta subendo un riordino delle carriere volto proprio a quella direzione militaresca, ma per portare a termine ciò bisogna preventivamente mettere in riga tutti, evitare uscite solitarie e sacche di resistenza e quindi l’uso dello strumento della disciplina diviene l’unico e possibile manganello, l’unico e possibile olio di ricino.
Non conta che da sempre ogni classe lavoratrice abbia manifestato e protestato scendendo in piazza con i propri indumenti di lavoro, tute blu, caschetti gialli, camici bianchi, e così anche i Vigili del Fuoco.
Non conta che addirittura l’attacco viene portato contro dei Rappresentanti Sindacali difesi dallo Statuto dei Lavoratori, legge 300/1970, e dagli articoli 21, 39 e 40 della Costituzione.
Non conta neanche che per farlo si usi un “Regolamento di Servizio” per qualcosa avvenuto al di fuori dell’orario di lavoro, durante una manifestazione a seguito di uno sciopero generale.
L’intimidazione economica attraverso la ghigliottina della disciplina non può e non deve avere né pensieri e né regole.
Questi i motivi per cui 10 Vigili del Fuoco, 10 Rappresentanti Sindacali di USB, oggi vengono raggiunti da 12 contestazioni disciplinari. Il fatto che le audizioni avverranno presso il Viminale indica che le pene da erogare andranno dalla sospensione dal servizio con multa e decurtazione stipendiale sino al possibile licenziamento.
Qualcuno si scandalizza meravigliandosi di come, uno sfilare civilmente e pacificamente contro il genocidio di un popolo o un inginocchiarsi d’innanzi ad una bandiera facendo un minuto di silenzio in memoria di migliaia di donne e bambini e bambine uccise, si possa considerare un danno, un discredito per un intero corpo.
Il discredito e l’immagine chiaramente sono una scusa, bisogna semplicemente chiudere tutte le perdite di pressione e far ritornare l’olio di ricino l’aperitivo più in voga.
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